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Rai e le assunzioni per prassi

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raiDalla scuola di giornalismo di Perugia direttamente in Rai. E tutti gli altri? Si attaccano. Alla faccia del merito, in Italia la Tv di Stato assume solo da una scuola. E se sono tutti caproni (non lo sono, ovvio, non offendetevi, colleghi) fa lo stesso. Per questo Anordestdiche pubblica, rilancia e sostiene  con piacere (estremo piacere)  questo appello ricevuto da un gruppo di colleghi. E voi che ne pensate?

Noi, 35 come loro!

Siamo un gruppo di giornalisti professionisti provenienti da diverse scuole di giornalismo e dal praticantato nelle redazioni. Si sono aggiunti a noi anche giornalisti praticanti. Abbiamo deciso tutti insieme di scrivere una lettera alla RAI, all’Ordine, Fnsi e Usigrai per denunciare una pratica a cui si assiste in silenzio da anni: le assunzioni su chiamata diretta dalla Scuola di Giornalismo di Perugia.

L’idea è nata tra alcuni ex studenti dell’IFG di Urbino, ma ha coinvolto poi ex studenti di varie scuole e anche giornalisti provenienti dal praticantato in redazione. Dopo aver letto le dichiarazioni di Gubitosi su Internet (http://www.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-b0b78e2f-b115-4dc0-a705-2cfc455629f5.html) ci siamo procurati il testo dell’Accordo RAI e l’abbiamo letto attentamente.

L’accordo prevede l’esaurimento delle precedenti graduatorie di selezione, la sistemazione dei precari e di tante posizioni anomale (cioè i colleghi utilizzati nei programmi di rete con contratti non giornalistici). Infine il patto Fnsi-Usigrai-Rai prevede l’utilizzazione “di 35 nuove risorse qualificate provenienti dalle Scuole di giornalismo, secondo prassi aziendale”.

Ci ha insospettito quella inutile postilla, cioè “secondo prassi aziendale”. I dubbi sono stati subito chiariti dall’ intervista al direttore generale, Luigi Gubitosi, pubblicata proprio sul sito della Rai (quindi voce ufficiale, fra l’altro mai smentita). Gubitosi, parlando della “dolorosa uscita anticipata di una quota di colleghi” dichiara testualmente: “A fronte di queste uscite assumeremo 75 giornalisti tra Scuola di giornalismo di Perugia e concorso nazionale per i precari e quelli con i contratti atipici”.

Insomma, i tanto decantati 75 nuovi posti di lavoro per giornalisti è un affare tutto interno alla Rai (precari, contratti atipici ed ex allievi di Perugia). Secondo prassi aziendale, si scrive “Scuole di giornalismo”, ma si legge “Scuola di giornalismo di Perugia”. Alla faccia dei principi di “trasparenza, imparzialità e pubblicità”. Già in queste settimane nelle redazioni regionali stanno arrivando, su chiamata diretta, giovani colleghi tutti provenienti dalla Scuola di Perugia. I tanti praticanti che in questi anni si sono alternati negli stage, ottenendo anche apprezzamenti e riconoscimenti ufficiali, sono rimasti tutti al palo. A coloro che hanno presentato curriculum per eventuali chiamate per sostituzioni o cambi ferie è stato risposto che la Rai ha bloccato le “nuove utilizzazioni”.

Questo ulteriore episodio dimostra e conferma che la Scuola di giornalismo di Perugia è una Scuola aziendale e, come tale, non ha diritto al riconoscimento dell’Ordine e non può quindi essere “sostitutiva del praticantato”.

Abbiamo deciso di mettere la questione sotto i riflettori perché le cose devono cambiare e la RAI deve tornare ad essere un’opportunità per tutti, alle stesse condizioni.

Questa è una protesta comune e aperta a chiunque voglia contribuire. Considerando che nell’accordo si parla di “35 nuove assunzioni secondo prassi aziendale”, noi ci chiameremo simbolicamente

“Noi, 35 come loro”

Questa la lettera da sottoscrivere eventualmente:

Lettera aperta a sottoscrizioni

INVIARE NOME, COGNOME E NUMERO DI TELEFONO A 35comeloro@gmail.com

Al momento in cui viene creata questa nota le adesioni sono 60

Il numero di adesioni sarà aggiornato sulla pagina facebook e a breve sulla pagina twitter

 

Alla RAI

All’Ordine Nazionale dei Giornalisti

Alla Federazione Nazionale della  Stampa

All’Usigrai

 

Egregi

Dott. Luigi Gubitosi, direttore Generale RAI

Dott. Enzo Iacopino, presidente Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti

Dott. Giovanni Rossi, presidente Federazione Nazionale della Stampa

Dott. Franco Siddi, segretario Generale Federazione Nazionale della Stampa

Dott. Vittorio di Trapani, segretario Usigrai

 

Siamo un gruppo di giornalisti professionisti e praticanti. Abbiamo letto l’accordo firmato da RAI e sindacati. Nel testo si specifica che oltre ad una selezione pubblica che sarà avviata entro settembre, si provvederà ad assumere nuove risorse secondo “prassi aziendale”.

 

Purtroppo abbiamo potuto verificare, ancora una volta, cosa si intenda per prassi: in questo periodo (luglio 2013) nelle varie sedi regionali della RAI sono stati assunti moltissimi giornalisti provenienti esclusivamente dalla Scuola di Giornalismo di Perugia.

 

Vorremmo dunque che l’Ordine Nazionale ci spiegasse una volta per tutte se la Scuola di Perugia deve essere considerata a tutti gli effetti una scuola aziendale oppure no.

 

Sappiamo che l’Ordine non riconosce alla scuole aziendali il praticantato giornalistico, eppure la Scuola di Perugia consente di sostenere il praticantato e allo stesso tempo è palesemente considerata una scuola aziendale dalla RAI che provvede ad attingervi effettuando chiamate dirette, senza alcun tipo di selezione pubblica. (http://www.odg.mi.it/node/31790)

 

Riteniamo profondamente ingiusto, in un periodo di crisi del settore giornalistico come quello attuale, che tale “prassi aziendale” venga riconosciuta e accettata dai sindacati e dall’Ordine Nazionale che dovrebbero invece tutelare tutti i giornalisti professionisti, a prescindere che vengano da una scuola o da un’altra o che abbiano fatto il praticantato in redazione.

 

Chiediamo che le assunzioni avvengano solo per concorso. Vogliamo poter concorrere alla pari per un numero di posti che non sia lo scarto residuo delle chiamate dirette. E’ un sistema ingiusto che non intendiamo tollerare. E’ inconcepibile che i sindacati si siano seduti al tavolo con l’azienda per firmare un accordo che prevedeva, ancora una volta, chiamate dirette.

 

Ci appelliamo per questo all’Ordine Nazionale che si faccia garante per noi della meritocrazia di cui spesso si parla.

 

Vogliamo chiarimenti a questo proposito. Vogliamo risposte da chi dovrebbe tutelarci e invece si fa sentire solo quando si tratta di votare per l’Ordine o di iscriversi al sindacato.

 

Auspichiamo che il futuro di questa professione nel nostro Paese sia all’insegna della trasparenza e del merito.

 

In fede

 

Vista la premessa, ecco qualche bando per giornalisti: Addetto stampa all’europarlamento;Concorso Giancarlo Siani; Cafè Babel cerca un web editor a Parigi; Stage per giornalisti a Bruxelles

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