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Refendum Romania, istruzioni per l’uso

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Leggere le istruzioni prima dell’ uso. Gli abusi possono danneggiare gravemente la democrazia.

La nuova maggioranza parlamentare che sostiene il governo Ponta  è riuscita nel suo intento di sospendere il presidente della Repubblica, Traian Basescu. La costituzione, però,  prevede il referendum popolare perché la sospensione diventi effettiva. Quindi, domenica prossima, 29 luglio, tutti i cittadini con diritto di voto sono attesi alle urne, compresi i residenti all’estero. Anche all’interno della comunità di Padova le discussioni sono accese sul come votare.

Ma per capire l’importanza di questo referendum è necessario disegnare il quadro istituzionale romeno, al di là delle persone che in questo momento incarnano le istituzioni. Quali sono i rapporti tra governo, presidenza e parlamento, così come sono stabiliti nella costituzione?

La Romania è una repubblica semipresidenziale, costruita sul modello francese, nella quale sia il presidente che il parlamento vengono eletti con scrutinio popolare. Ma la costituente si è spinta oltre, dando al parlamento il potere di sospendere il presidente della repubblica, possibilità non contemplata dal sistema francese. L’unico correttivo previsto dalla costituzione per impedire l’utilizzo abusivo di questa prerogativa da parte del parlamento ai danni della presidenza è il referendum che deve approvare tale azione. La posizione del capo dello stato viene ulteriormente indebolita anche dall’art. 95 della costituzione che prevede la possibilità di sospensione “in presenza gravi azioni anticostituzionali” commesse dal presidente. La norma è decisamente generica e lascia ampio spazio allo scontro istituzionale. Se il parlamento e il presidente sono espressione della stessa maggioranza, i rapporti sono pacifici anche in caso di azioni che sconfinano dal quadro costituzionale, com’è spesso accaduto. Ma se cambia la maggioranza parlamentare si profila una coabitazione difficile, che rischia di produrre conflitti istituzionali gravi come quello in essere a Bucarest da 2 mesi tra la nuova maggioranza di centro-sinistra e il presidente Traian Basescu.

Nei sistemi democraticamente consolidati come quello francese oppure americano, la coabitazione è possibile, anche se difficile. In Romania la democrazia è troppo giovane per permettersi un sistema di tipo semipresidenziale, che confida molto nella maturità della classe politica e nel rispetto dei ruoli istituzionali. Al paese mancano ancora i principi consensuali di base che vengano messi al di sopra di qualsiasi lotta politica.

Le elezioni libere sono una condizione necessaria ma non sufficiente per valutare il livello di democratizzazione di un sistema politico. Una democrazia consolidata presume l’esistenza di istituzioni solide e di regole condivise che devono arginare le derive autoritarie espresse a volte con voto popolare.

Questa domenica i romeni saranno chiamati alle urne non solo per sospendere un presidente mediocre, quanto l’intera classe politica, ma per risolvere un conflitto istituzionale dilaniante che mette in pericolo la stessa democrazia. Alla fine di questo referendum, qualsiasi sarà il suo risultato, si dovrebbe aprire un dibattito nazionale sulle debolezze del sistema democratico in Romania e per ricostruire il rapporto tra le istituzioni. Avremmo la prova della maturità politica dei romeni. Avranno capito qual è la posta in gioco nel referendum di domenica?

Teodor Amarandei

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