I migranti invisibili: dal Sahara al Nord Africa

nobilhuomo - 10 settembre 2011

New York, 11 settembre: "Remember to love"

nobilhuomo - 10 settembre 2011

L'8 settembre degli Italiani a Singapore 68 anni fa

nobilhuomo - 10 settembre 2011
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Che cos’ è che hanno in comune Simon Templar, (chi non ha mai visto il film “Il Santo” con Val Kilmer, o, i meno giovani tra di noi, la serie con Roger Moore?), i sommergibilisti Italiani e l’Armata Imperiale Giapponese?

Questo elemento in comune si trova passeggiando a Singapore tra i nuovi edifici che cercano di sfruttare al massimo la rendita in cemento per piede quadrato e le poche villette residenziali superstiti con giardino, costruite dalla classe benestante coloniale tra le due guerre mondiali nella zona tra i quartieri di Novena e Newton. Qui ci s’imbatte in un edificio con un ingresso imponente sorretto da quattro alte colonne ioniche. Su uno dei due pilastri dell’antico ingresso si può ancora leggere una scritta sbiadita: Westbourne, che era l’antico nome della villa, oggi sede di un asilo nido, fatta costruire dal padre di Leslie Charteris, nato in questa villa Charles Bowyer-Yin a Singapore il 12 maggio 1907 e morto a Windsor il 15 aprile 1993. Leslie è l’autore che ha scritto, oltre a varie altre opere di una produzione assai prolifica, “The Saint” (Il Santo).

Il 15 febbraio 1942 i Giapponesi hanno conquistato Singapore, rinominandola Syonanto (昭南島 Shōnantō), cioe’ “Isola del Sud della dinastia Showa” e hanno subito confiscato la villa Westbourne per darla agli alleati tedeschi nell’ambito dell’alleanza sottoscritta già nel 1940 tra Roma, Berlino e Tokyo. Li, a villa Westbourne, i Tedeschi installarono la sede della Kriegsmarine, la marina militare. Un accordo tra le due potenze dell’Asse avrebbe dovuto permettere ai Giapponesi di ottenere dai Tedeschi prodotti chimici sofisticati in cambio di gomma e metalli rari. Visto però che le navi che trasportavano questi materiali da e verso l’Estremo Oriente subivano continuamente perdite pesanti, venendo affondate dagli Alleati, il gran ammiraglio Karl Dönitz, Oberbefehlshaber der Kriegsmarine (Comandante In Capo della Marina Militare) suggerì al Führer che il commercio di questo tipo sarebbe stato più sicuro se si usavano dei sottomarini, invisibili agli aerei. Gli U-Boot, i famigerati sommergibili tedeschi, erano però troppo piccoli e inadatti alla funzione di trasporto.

Osservando che i grandi sommergibili italiani a lenta immersione con base a Betasom, (Bordeaux), non erano molto adatti per la guerra in Atlantico, Dönitz volo’ a Roma per incontrare Mussolini, l’Ammiraglio Arturo Ricardi, Comandante In Capo della Regia Marina, e il Comandante di Betasom, Capitano di Vascello Enzo Grossi. In cambio dei nostri battelli trasformati in sommergibili da trasporto, di cui la Germania aveva una prioritaria necessità, i Tedeschi avrebbero fornito a Betasom un numero uguale dei loro nuovissimi sommergibili da armare con equipaggi italiani. I sommergibili italiani avevano delle caratteristiche – di capienza e di autonomia – che li rendevano ben più idonei al trasporto di materiali e a lunghissime navigazioni oceaniche. L’idea fu subito accettata con favore dalle parti interessate e nel primo semestre del 1943 fu avviato un programma di trasformazione dei sommergibili oceanici di Betasom in unità da adibire al trasporto segreto di materiale strategico fra le Potenze del Tripartito, cioè dalle coste atlantiche controllate dai Tedeschi al Giappone e viceversa.

marinai tedeschi della Monsunflotte a Singapore in visita con i Giapponesi al nuovo tempio dedicato all'Imperatore

marinai tedeschi della Monsunflotte a Singapore in visita con i Giapponesi al nuovo tempio dedicato all’Imperatore

Nacque in questo modo la Monsun Flotte (Flotta del Monsone).  Singapore, Penang in Malesia e Surabaya in Indonesia erano le tre basi strategiche date alla Kriegsmarine in Oriente dall’Armata Imperiale Giapponese. Villa Westbourne è così l’elemento in comune tra Simon Templar, i sommergibilisti Italiani e l’Armata Imperiale Giapponese. Fra maggio e luglio 1943 i primi cinque sommergibili trasformati presero effettivamente il mare per la nuova missione di trasporto, ma due di essi furono affondati in Atlantico. La navigazione verso l’Estremo Oriente fu pertanto proseguita solo da tre unità: il Giuliani, il Cappellini, ed il Torelli.

Il loro lungo viaggio dalla base navale di Betasom verso l’Estremo Oriente, passando a sud dell’Africa, era stato travagliato, a causa dei vari attacchi degli aerei britannici e dovendo controllare attentamente i consumi di carburante (per il Torelli si era anche reso necessario un rifornimento in alto mare da un U-boot tedesco) poiché qualsiasi imprevisto avrebbe potuto lasciarli fermi in pieno Oceano. Nonostante la avversità, i nostri tre sommergibili completarono felicemente le loro rispettive navigazioni, giungendo fra luglio e agosto nel porto indonesiano di Sabang (isolotto a nord-ovest di Sumatra). Il Cappellini, in particolare, vi arrivò con i serbatoi di nafta vuoti. Da Sabang, ciascun sommergibile proseguì poi la rotta fino a Singapore, sotto la scorta dell’incrociatore coloniale Eritrea, ex nave bananiera dell‘Africa Orientale Italiana riconvertita ad uso militare. A Singapore i nostri sommergibili sbarcarono il carico destinato ai Giapponesi e iniziarono ad imbarcare il materiale strategico da trasportare a Bordeaux per le esigenze dei Tedeschi.

Qui, a Singapore, cominciarono delle vicende travagliatissime per gli equipaggi italiani sorpresi, un paio di giorni dopo, dall’Otto Settembre.

Per le unità italiane in navigazione o in porto Estremo Oriente, l’ordine di Supermarina (il Comando superiore della Marina, operante dalla centrale operativa protetta di Santa Rosa, nel suburbio di Roma) offriva una duplice possibilità: “Navi et sommergibili tentino raggiungere porti inglesi aut neutrali oppure si autoaffondino”. Betasom invece incitava chi non vi fosse ancora giunto, ad arrivare a Singapore al più presto possibile. Il sommergibile oceanico Cappellini si trovava già a Sabang, pronto a ripartire per Bordeaux, mentre i sommergibili Giuliani e Torelli si trovavano ancora a Singapore, carichi delle merci pregiate da trasportare in Europa.

i due sommergibili I-501-ex-u181-& I-502-ex-u862 a Singapore in porto a fianco dell'incrociatore giapponese Myoko alla fine della guerra

i due sommergibili I-501-ex-u181-& I-502-ex-u862 a Singapore in porto a fianco dell’incrociatore giapponese Myoko alla fine della guerra

Avendo ricevuto la notizia della resa dell’Italia, fra il 9 e il 10 settembre 1943, il vice ammiraglio giapponese Hiraoka Kumeichi, Comandante dell’Unità di Base 9, prese come prigionieri di guerra i comandanti e gli equipaggi italiani, catturando i sommergibili Giuliani e Torelli a Singapore. Il comandante del Cappellini, invece, Capitano di Corvetta Walter Auconi, che aveva nel frattempo deciso, con il plauso del suo equipaggio, di continuare a combattere a fianco della Germania e del Giappone, scortato da navi nipponiche, andò a Singapore, ove fu però catturato con l’inganno.

I tre sommergibili oceanici Giuliani, Cappellini e Torelli, furono formalmente incorporati nella Marina Germanica, venendo rispettivamente contraddistinti dalle nuove sigle U.IT.23, U.IT.24 e U.IT.25. (U.It = U-boot italiano). La creazione della Repubblica Sociale Italiana diede una possibilità formale a equipaggi e comandanti di riprendere a combattere con i vecchi alleati, dopo alcune settimane di durissima prigionia nel campo di concentramento nipponico a Singapore. Del resto i Tedeschi, inesperti nel manovrare con sicurezza i sommergibili italiani, avevano bisogno del personale italiano che conosceva le peculiarità di ciascun sommergibile. Dal 9 al 23 settembre 1943 gli Italiani vissero dunque a Singapore in un limbo opprimente in cui c’erano gli ufficiali che volevano obbedire al Re, e i marinai che non capivano cosa fosse successo e si sentivano umiliati, traditi. Ricordiamoci che gli equipaggi italiani degli anni Quaranta non erano composti di filosofi della politica o di dottori in Legge, ma di ragazzi coraggiosi per lo più di origine umile, determinati e pronti a qualsiasi sacrificio pur di riuscire a sopravvivere e fare bella figura in confronto agli alleati Tedeschi e Giapponesi che sbandieravano continuamente le loro capacità militari. Quei giovani poco istruiti potevano quindi essere portati a considerare nient’affatto scandalosa, ma anzi abbastanza coerente e giusta, la prosecuzione del loro stesso impegno nel mutato scenario politico. Immaginiamoli, sessantotto anni fa oggi, in una Singapore molto diversa da quella di oggi, ancora abbastanza avvolta nella giungla, senza aria condizionata, dopo aver sopportato una navigazione talmente dura e di aver felicemente superato tanti pericoli per una finalità e per un’alleanza che era ora ripudiata; e, anziché godere la meritata stima e riconoscenza degli alleati, dover invece subirne il giustificato rancore e disprezzo, essere internati al caldo umido soffocante.

Qui i percorsi umani furono diversi e tormentati. Ne vorrei ricordare tre. Ci fu chi, come il Guardiamarina Fabio Fabbrani, avvocato veneziano, ufficiale sommergibilista della Marina Militare Italiana, arrivò a Singapore nei primi giorni di settembre 1943 e fu accolto con grandi manifestazioni d’amicizia da parte degli alleati nipponici ammirati per l’impresa di difficilissima navigazione di oltre 13.000 miglia, durata due mesi, attraverso due Oceani, l’Atlantico e l’Indiano, sfuggendo a un nemico forte e agguerrito.

Propaganda giapponese in celebrazione del Patto Tripartito

Propaganda giapponese in celebrazione del Patto Tripartito

I Giapponesi organizzarono un banchetto in onore degli equipaggi italiani, nella sede del circolo degli ufficiali giapponesi (che aveva occupato la precedente sede dell’Union Jack Club), dietro il Raffles Hotel a North Bridge Road, pavesato col tricolore con stemma sabaudo, la bandiera del Sol Levante e quella nazista con svastica, alla presenza di alti gradi della marina militare nipponica, e allietato da un’orchestrina, con numerosi e brillanti reciproci brindisi inneggianti alla vittoria dell’alleanza.

Dopo quasi una settimana l’intero equipaggio del Giuliani, di cui faceva parte il Guardiamarina Fabio Fabbrani, fu accusato di tradimento, come si accennava prima, e chiuso senza alcun riguardo in un campo di prigionia. Il Guardiamarina Fabbrani, a seguito della lunga prigionia e degli stenti conseguenti fu ridotto in fin di vita e solo le cure prestategli in un ospedale militare americano dopo la sconfitta dei Giapponesi gli consentirono di recuperare la salute e di rientrare a Venezia.

Singolare fu invece la fine della prigionia del comandante Walter Auconi e del suo equipaggio, imbarcato a forza sulla nave tedesca Burgenland camuffata da unita’ americana con il nome di Floridian per essere trasferiti in Europa. La nave -che doveva ripercorrere la rotta praticata da Auconi all’andata – partita da Singapore il 17 novembre 1943 riuscì, grazie al suo camuffamento, a superare indenne l’oceano Indiano pattugliato dal naviglio alleato, a raggiungere il Capo di Buona Speranza, aggirarlo, ed immettersi nell’Oceano Atlantico navigando verso Bordeaux. A Natale, poco lontano dall’isola di Ascensione, la Burgenland fu riconosciuta da un incrociatore nemico ed affondata, episodio che risultò in una nuova odissea dei sopravvissuti al naufragio, 24 marinai tedeschi (compreso il comandante della Burgenland) e 8 italiani, ex carcerieri ed ex prigionieri accomunati da un comune destino in una scialuppa di salvataggio che fu posta agli ordini di Auconi che era l’ufficiale più anziano. I naufraghi, dopo aver percorso a vela e a remi in 9 giorni le 700 miglia dal punto dell’affondamento, raggiungono in Brasile la base americana di Pernambuco ove vengono internati.

A Singapore il sergente motorista Raffaello Sanzio, pugliese, aveva aderito, come la maggior parte degli equipaggi, alla Repubblica Sociale Italiana. Il Sanzio era quindi tornato sul suo sommergibile Torelli (ribattezzato U.IT.25) ed aveva continuato a partecipare per altri 20 mesi, con l’equipaggio misto italo-tedesco, alle operazioni belliche condotte dal Comando germanico della base sommergibili di Penang contro gli anglo-americani. Dopo la resa della Germania, l’8 maggio 1945, scelse di collaborare con i Giapponesi che lo trasferirono sul Cappellini (ribattezzato I.503) col ruolo di Direttore di Macchina del battello, armato con equipaggio misto italo-giapponese. Con quest’ultimo sommergibile per gli ultimi quattro mesi della Seconda Guerra Mondiale partecipò unitamente al Torelli (I.504), dalla base navale di Kobe, alle ultime operazioni di difesa del Giappone contro gli assalti finali degli Americani, riuscendo, con gli altri membri dell’equipaggio italiano, a salvare ancora una volta il suo sommergibile e ad abbattere un bombardiere statunitense B25 Mitchell: l’ultimo successo militare conseguito nello spirito dell’ormai dissolto Tripartito. Lo stesso Raffaello Sanzio ne parlò poi in questi termini: “furono proprio le mitragliere Breda da 13,2 del mio sommergibile ad abbattere, il 22 agosto 1945, l’ultimo bimotore da bombardamento Usa. Accadde a Kobe, e siamo stati noi Italiani a tirarlo giù”. Naturalmente Sanzio fu considerato un traditore, come tutti gli aderenti alla RSI, non un patriota, dalla Repubblica Italiana e per questo scelse di cambiare il suo cognome da Sanzio in Kobayashi, il cognome della moglie, e divenne suddito giapponese.

Ricordando oggi quegli eventi dimenticati da tutti e probabilmente sconosciuti, mi sono chiesto anche quale sia la presenza militare italiana a Singapore dopo 68 anni. Secondo il RAPPORTO del PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento, ANNO 2010, Singapore rappresenta il 2,54%, pari a 82,68 mln. di € del commercio di armi Italiane verso Paesi non UE/NATO.  Le autorizzazioni all’esportazione dirette verso i Paesi Asiatici, (Estremo Oriente) hanno registrato un aumento rispetto al 2009 dovuto principalmente ad una sostenuta dinamica di esportazioni verso India e Singapore. ( vedi pagina 28 di 161 del rapporto http://www.disarmo.org/rete/docs/3722.pdf ). Come si puo’ vedere nel grafico a pagina 137 di 161 del rapporto, la piccola Singapore rappresenta per l’Italia il SESTO mercato non UE/NATO: una cifra considerevole viste le minute dimensioni dell’isola.

[A pagina 15, 17, 18, 19 e 21 di 60 del rapporto sulla Finmeccanica presentato a Londra il 3 Marzo 2011 a cura di Pierfrancesco Guarguaglini e di  Alessandro Pansa  (http://www.disarmo.org/rete/docs/3723.pdf) sono descritte le tipologie di commesse ottenute da Singapore e Malaysia].

Paradossalmente, in Pace l’Italia e’ piu’ presente militarmente a Singapore di quanto lo fosse in Guerra…

36 comments

  1. So what do Simon Templar (who has never seen the movie “The Saint” with Val Kilmer, or amongst the older people among us, the series with Roger Moore?), the Italians submarine sailors and the Imperial Japanese Army have in common?

    Take a walk around Novena and Newton in Singapore, amongst the new condominiums that seek to maximize the rent per square foot of concrete and the few surviving residential houses with gardens and you will find what this common element is. Amidst such buildings, you can see one with an impressive entrance supported by four tall Ionic columns.
    On one of the pillars of the ancient gateway you can still read a weathered, partially faded inscription: Westbourne, which was the ancient name of the house, now a kindergarten. This was the house of Leslie Charteris, born in this house in Singapore as Charles Bowyer Yin on the 12th of May, 1907 and died in Windsor, UK on the 15th of April, 1993. Leslie is the author of “The Saint“, besides several other prolific works.

    On the 15th of February 1942 the Japanese conquered Singapore, renaming it Syonanto (Shōnantō 昭南 岛), meaning ‘”Southern Island gained in the age of Shōwa” and they immediately confiscated Westbourne House to give it to the Germans, who had become allies in the pact signed in 1940 between Rome, Berlin and Tokyo also known as Tripartite Pact. There, in Westbourne house, the Germans set the headquarters of the Kriegsmarine, the German Navy. An agreement between the two Axis powers would have allowed the Japanese to get from the Germans high end chemical products, in exchange for rubber and rare earth metals. However, since those ships carrying the materials to and from the Far East suffered continuously heavy losses from being sunk by the Allies, Grand Admiral Karl Dönitz, Oberbefehlshaber der Kriegsmarine (Commander in Chief of the Navy) suggested to the Führer that this trade would have been safer if they had used submarines, invisible to aircrafts, to ply it. The infamous German U-boats, however, were too small and unsuitable for transport usage.

    The Italian submarines, however had characteristics – capacity and autonomy – that made them far more suitable for long ocean voyages and the transportation of materials. Noting that the larger Italian submarines based in Betasom the Italian Submarines Atlantic Base in Bordeaux – were not very suitable for the war in the Atlantic, Dönitz flew to Rome to meet Benito Mussolini, Admiral Arturo Ricardi, the Commander in Chief of the Italian Royal Navy and the Commander of Betasom , Captain Enzo Grossi. In return for the Italian submarines, the Germans provided Betasom with an equal number of their latest submarines. The idea was immediately accepted and welcomed by all the interested parties and in the first half of 1943, a program of transformation of ocean-Betasom units was initiated for them to be used to transport strategic material from Germany to Japan and vice versa.

    The Monsunflotte (Monsoon Fleet) was born. Singapore, Penang in Malaya, and Surabaya in Indonesia, three strategic bases in the East were given to the Kriegsmarine by the Japanese Imperial Army.

    Westbourne House is thus, the common element between Simon Templar, the Italian submarine sailors and the Japanese Imperial Army.

    Between May and July 1943 the first five submarines began their new transportation mission. However, 2 of them were sunk in the Atlantic by the allies. Navigation to the Far East was therefore continued only by three units: the Giuliani, Cappellini, and Torelli.

    Their long journey from the Betasom Naval Base to the Far East, through South Africa, was troubled.
    The submarines had to contend with numerous British air attacks and refueling problems – the Torelli was refueled at sea by a German U-boat in order not to end up stranded in the open ocean.

    Overcoming such adversities, the three submarines successfully completed their journeys, arriving in July and August in the port of Sabang, an island northwest of Sumatra in Indonesia. The Cappellini, in particular, arrived with its tanks empty. From Sabang, each submarine continued to Singapore, under the escort of the ship Eritrea, a former Italian East Africa banana ship converted to military use. In Singapore, the submarines unloaded the cargo meant for the Japanese and uploaded the raw materials into the submarines to be transported to Bordeaux for the Germans.

    On the 8th of September 1943, the Italian King, Vittorio Emanuele III, dismissed Mussolini as Prime Minister and appointed Badoglio to head the government in his place. On the 3rd of September Italy signed the armistice with the allies which was published in the Badoglio Proclamation on the 8th of September. Unfortunately, this was published before Badoglio could communicate news of the switch to the Italian armed forces. The units of the Royal Army, Royal Navy, and Royal Air Force were generally surprised by the switch and unprepared for German actions to disarm them.
    Operating from a secure operations centre In Santa Rosa, in the suburbs of Rome, the Supermarina (the High Command of the Italian Navy) issued a miserable alternative to the Italian forces at sea or in the ports in the Far East – “ships and submarines should attempt to reach either British or neutral ports or just sink themselves”.
    Betasom, instead, urged those who had not yet done so, to reach Singapore soon as possible.

    Submarine Capellini was already in Sabang, ready to sail for Bordeaux, while submarines Giuliani and the Torelli were in Singapore, loading valuable goods destined for Europe. The captain of Cappellini, Lieutenant Commander Walter Auconi, had decided, along with his crew, to continue to fight on the side of Germany and Japan.

    Between the 9th and 10th September 1943, after having received news of the Italian surrender, the Japanese Vice Admiral Kumeichi Hiraoka, Commander of the base unit 9, took the commanders of the submarines Giuliani & Torelli and their Italian crew as prisoners of war in Singapore.
    The Capellini was tricked to go back to Singapore, escorted by Nipponese ships, where Vice Admiral Kumeichi Hiraoka was waiting to arrest and imprison Commander Auconi and his crew. This was done despite Auconi’s protests of allegiance to the Axis.

    From the 9th to the 23rd of September 1943 the Italians were imprisoned in Singapore. It was a tormenting time for the Italian young sailors who had endured such a long journey and passed many dangers unscathed for a purpose and an alliance that was now rejected. Instead of enjoying the deserved respect and gratitude of the allies, they had to suffer resentment and contempt, being interned in the sweltering humid hot camps. On top of that, they were left in an agonizing confusion as to where their loyalties lie. Most officers wanted to keep their oath to the King while common sailors did not understand what had happened and felt humiliated and betrayed. One moment they were conscripted to a war that they believed in and the next they were dealt harshly by their own allies.

    After several weeks of harsh captivity in the Japanese camp in Singapore, the creation of the Italian Social Republic by Mussolini on the 23rd of September 1943 gave a formal possibility to both crew and commanders of the Italian submarines to continue to fight with their old allies. This option was fully supported by the Germans, who, inexperienced in handling Italian submarines needed the Italians who possessed the technical knowledge to man the submarines. The three oceanic submarines Giuliani, Cappellini and Torelli, were then formally incorporated into the German Navy, renamed U.IT.23, U.IT.24 and U.IT.25, U It being Italian U-boats.

    The poorly educated and ignorant Italian youths were easily influenced by fascist propaganda to continue with their commitment to fight in the war and show off their military prowess to their German and Japanese allies. Among those who continued the fight, there were those who had to pay for chosing not to do so with their former allies.
    Ensign Fabio Fabbrani, a Venetian lawyer, drafted as a submarine officer of the Italian Royal Navy, arrived in Singapore in early September 1943 with the Giuliani. He was received with great displays of friendship by the Japanese who admired his brilliant navigation of the submarine across the Atlantic and Indian Ocean.

    The Japanese even organized a banquet in honour of the Italian crew held in the former headquarters of the Union Jack Club, behind the Raffles Hotel in North Bridge Road. The building was decked with the Tricolor with the Savoy coat of arms, the flag of the Rising Sun and the Nazi swastika. The event was enlivened by a small orchestra and attended by all the senior Japanese Navy officers, all toasting to the victory of the Tripartite Pact.

    Nearly a week later, the entire crew of the submarine Giuliani, which included the Ensign Fabio Fabbrani, was suddenly accused of treason and dispatched without any regard to an internment camp. Ensign Fabbrani refused to give his allegiance to Mussolini’s newly formed Italian Social Republic and as a result, was imprisoned in Singapore. The hardship he faced during his imprisonment almost reduced him to the point of death. After the defeat of the Japanese, the care administered to him in a U.S. military hospital enabled him to regain back his health and he returned to Venice.

    The end of the war for Commander Walter Auconi and his crew was quite unique. They, who originally wanted to heed Mussolini’s call, were instead forcibly packed into a German ship, Burgenland, to be transferred to Europe for internment. The ship, disguised as an American ship “Floridian”, left Singapore on the 17th of November 1943 retracing the route taken by Auconi in September and sailed unscathed across the Indian Ocean. However, on Christmas Day after reaching the Cape of Good Hope and entering the Atlantic Ocean, not far from the island of Ascension, the Burgenland was identified by an enemy destroyer and sunk.

    This episode resulted in a new odyssey for the survivors of the shipwreck – 24 German sailors (including the commander of Burgenland) and 8 Italians. Now both jailers and prisoners were sharing a common destiny on a lifeboat , ironically placed under the command of Auconi since he was the most senior officer. The survivors rowed and sailed a total of 700 miles (1100km) in 9 days and reached the U.S. base of Pernambuco in Brazil where they were again interned.

    In Singapore, Sergeant Raffaello Sanzio, a maritime engineer from Apulia, had declared his loyalty to the newly born Italian Social Republic. Raffaello was then returned to his submarine Torelli (now renamed U.IT.25) and continued to work in it for 20 months together with a mixed crew of Germans and Italians. After Germany’s surrender on the 8th of May 1945, he chose to collaborate with the Japanese who placed him in the submarine Cappellini (renamed I.503) as the Chief Engineer of the unit, now equipped with a mixed Italian-Japanese crew. This submarine, together with the Torelli (I.504) were based in Kobe, Japan in the last four months of the war and played a role in the last operations of Japan’s defense against the final assaults of the Americans. Raffaello shot down a U.S. B-25 Mitchell bomber, the last military success achieved in the spirit of the now dissolved Tripartite Pact.

    Raffaello said in an interview, “It was my 13.2 Breda gun installed on the submarine that shot down, on the 22nd of August 1945, the last twin-engine U.S. bomber. It happened in Kobe, and it was us Italians who took it down. Of course Raffaello was considered a traitor, like all the members of the Italian Social Republic, not a patriot, by the Italian Republic formed after the war. He settled in Japan, became a Japanese subject and changed his family name from Sanzio into Kobayashi, adopting the surname of his wife.

    Reading about those events now forgotten by many, and probably unknown, I was curious about the Italian military presence in Singapore after 68 years. According to the report of the PRESIDENT OF THE COUNCIL OF MINISTERS on the outlines of government policy on the export, import and transit of armament materials, YEAR 2010, Singapore accounts for 2.54% or 82.68 millions of Euros in the Italian arms trade to countries outside EU / NATO. The direct export permits granted to the countries of Asia (Far East) recorded an increase compared to the year 2009 primarily due to a sustained dynamic of exports to India and Singapore. (See page 28 of 161 of the report http://www.disarmo.org/rete/docs/3722.pdf). As we can see on the chart on page 137 of 161 of the report, Singapore although small, is for Italy the sixth non EU / NATO partner: a substantial figure considering the small size of the island.
    [On page 15, 17, 18, 19 and 21 of 60 Finmeccanica presented the report on March 3, 2011 in London by Pierfrancesco Guarguaglini and Alessandro Pansa (http://www.disarmo.org/rete/docs/3723 . pdf) are described the types of orders obtained from Singapore and Malaysia].

  2. Good article, good research. I know the story, but this here is more detailed. Thanks a lot.
    However, paragraphs are too long and pictures too few and too small. Readers have a very short reading span today.
    Check on how many people have clicked on the article and how long they actually stayed.
    I think only for seconds.
    If not interested in the topic, I would’ve never read it.
    But again, thanks for digging out an unknown piece of history.
    Great job 🙂

  3. credi dunque che si debba andar in qualche modo fieri dell ingegneria italiana e del fatto che tuttora siamo tra i piu grandi produttori e commercianti di armi, con Singapore strategicamente al centro di queste romantiche rotte alla base di tanti conflitti legali e illegali nel mondo?

    1. da cosa deduci, Phil, che io creda che si debba andare fieri dell’ingegneria italiana e del fatto che tuttora gli Italiani sono tra i piu grandi produttori e commercianti di armi, con Singapore secondo quanto tu scrivi strategicamente al centro di queste romantiche rotte alla base di tanti conflitti nel mondo? Sicuramente io non lo credo.

      1. beh, l’enfasi con cui dici “According to the report of the PRESIDENT OF THE COUNCIL OF MINISTERS on the outlines of government policy on the export, import and transit of armament materials, YEAR 2010, Singapore accounts for 2.54% or 82.68 millions of Euros in the Italian arms trade to countries outside EU / NATO” e piu avanti “As we can see on the chart on page 137 of 161 of the report, Singapore although small, is for Italy the sixth non EU / NATO partner: a substantial figure considering the small size of the island.” mi sembra piu che evidente cosa stai cercando di comunicare tra le righe., A volte riportare un dato con una certa meticolosità è più esplicito di qualsiasi commento o opinione dichiarata.

  4. Bell’articolo, ottima ricerca, un pezzo di storia sicuramente a molti sconosciuta da ex marinaio sinceramante non sapevo di questa vicenda.
    Ma adesso 68 anni dopo,apparte il commercio di armi, come sono gli Italiani a Singapore? Cosa fanno? Cosa cercano? Chi si credono?
    Caro Gio’ credo possa essere un ottimo tuo prossimo articolo.

  5. A fascinating article with an historical account that I was unaware of, although I know the history of the Japanese invasion and occupation of Singapore quite well. Perhaps my perspective of that time has been focused on what happened between the British and Japanese empires colliding head on in (formerly) Malaya, Straits Territories and Singapore.

    It also adds another (Asian) chapter demonstrating the confusion within loyalties of the Italian armed forces after the armistice signed between the allies and the new Italian government in 1943, the sort of confusion seen in Kefalonia shown in the novel ‘Captain Corelli’s Mandolin’ by Louis de Bernières.

    1. Thank you for the appreciation Bob. Italy then was poor, feudal, not informed… hey what am I saying? It sounds creepyly like today’s situation.. 😉

  6. today the Italian national newspaper “Corriere della Sera” published a smaller version of my article above about Italians & Japanese in Singapore during WW2.

    The link is this: http://www.corriere.it/italians/11_Settembre_30/LE-DIFFICILI-SCELTE-DI-QUEGLI-ITALIANI-A-SINGAPORE_5472621c-eac5-11e0-ae06-4da866778017.shtml

    However, since it is in Italian, I thought to share it with you by translating it in English.

    I wish to remember the events that took place here in Singapore, where I live since nine years, in 1943. In the Forties an agreement within the Axis would allow the Japanese to get chemicals from the Germans in exchange for rubber and rare earths. Karl Dönitz suggested to the Führer using submarines, but the German U-boats were small and unsuitable, and Dönitz asked Mussolini to use Italian submarines that had a capacity and an autonomy suitable for ocean transportation. Between May and July 1943, the submarines, Giuliani, Cappellini and Torelli went off to the Far East, arriving in Singapore between August and early September. When the 8 September arrived*, the next day Kumeichi Hiraoka, Japanese Vice Admiral, took all Italians as prisoners of war, interning them in Singapore until the 23rd, when, with the creation of the Italian Social Republic under Mussolini in the Northern part of Italy they could choose in which field to be militant. There were those who chose to continue with the Axis, as the sergeant Raffaello Sanzio, who in 1945 shot down a twin-engine American airplane from his submarine in Kobe. And there were those who chose loyalty to the king and the continuation of his imprisonment under the Japanese.
    Today that the choices are not so extreme, it should not be difficult to restart Italy.

    *8th September was the day of Armistice when Italy switched from the Axis to the Allies’ side.

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