Io militare in Afghanistan, la partenza

Redazione - 2 marzo 2012

Diretta dal Kosovo, in coda per una visita al cuore

Redazione - 2 marzo 2012

Road to Kosovo

Redazione - 2 marzo 2012
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Si torna a Pristina. C’ero stato due anni fa. Avevo conosciuto lì Michele Betetto, veronese, presidente del Castello dei Sorrisi, una onlus che si occupa di far operare in Italia bambini affetti da rare malformazioni cardiache.

Pagano il viaggio, organizzano l’accoglienza prima e dopo l’intervento di mamma e bambino in una delle famiglie dell’associazione, seguono da vicino l’operazione che viene eseguita nella Cardiochirurgia Pediatrica del Polo Confortini nell’ospedale di Borgo Trento a Verona. Un bell’esempio di cooperazione internazionale che coinvolge privati e istituzioni (la Regione Veneto finanzia la gran parte di queste operazioni chirurgiche).

L’ultimo caso curato a Verona è quello di Ledri, un bel bambino di nove mesi che pochi giorni fa è potuto tornare in Kosovo dopo un intervento di quattro ore a cuore aperto che gli ha salvato la vita.

Sabato si parte con i cardiologi e i pedriatri veronesi della cardiochirurgia per effettuare le visite di controllo sui bambini già operati a Verona e per uno screening su 25 bambini che aspettano un’operazione che in Kosovo non avranno mai. L’alternativa all’operazione in Italia? Per molti di loro semplicemente non c’è. Il tutto si svolgerà al Campo Caritas di Klina – una struttura incredibile nata negli ultimi giorni di guerra grazie ad una coppia di italiani – che accoglie e recupera orfani e bambini abbandonati.

Racconterò tutto questo in diretta – connessione permettendo – sul blog A nord est di che…sul Corriere del Veneto.

Questo e il Kosovo. Uno paese liquido, con uno stato nello stato, quello dei serbi a nord. Porta d’ingresso di droga e armi nei balcani, e di là in Europa, povero di lavoro e ricco di delinquenza, irrorato di soldi provenienti dalla penisola araba e ideologie panalbanesi. Il progetto da un miliardo di euro per una (discussa e forse poco utile) autostrada verso Tirana, i bellissimi monasteri serbo-ortodossi protetti dai militari di Kfor, l’allegra disperazione dei villaggi rom. Un buco nero nel quale buttare un fascio di luce.

Luca Barbieri

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