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Ronit Dovrat, quando i palestinesi commemorano i loro amici israeliani

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La comunità palestinese del Veneto ricorda domani Ronit Dovrat, artista pacifista israeliana scomparsa lo scorso dicembre. “Abbiamo deciso di dedicare a lei la giornata del 5 febbraio (dalle 10 alle 16 nella sala incontri della pizzeria Paradiso,via dell’Ippodromo 43, Padova) – spiega Bassima Awad – città dove ci siamo incontrati diverse volte con lei e dove abbiamo fondato l’associazione ZEIT-U-ZA’TAAR tra Israeliani e Palestinesi residenti in Italia per una pace giusta.  Una giornata dedicata a lei è il minimo che possiamo fare noi palestinesi e israeliani insieme che abbiamo sempre creduto come lei ha sempre dimostrato con gesti e fatti che la via più giusta per raggiungere la pace sia la giustizia la verità ed i diritti umani e soprattutto la resistenza non violenta. Possiamo ricominciare un nuovo percorso usando le nostre esperienze insieme che ci potranno forse portare ad un progetto simbolico che porti il suo nome, è stato fatto per Arrigoni si potrà fare anche per lei”.

Ma chi era Ronit Dovrat? Un’artista innanzitutto. E una pacifista. “Ronit – spiega Ruba Saleh – aveva scelto di lasciare Israele perché non riusciva più a viverci, si rifiutava di far parte di un sistema coloniale e si era stancata dell’impotenza della sinistra, pur lasciando dietro diversi affetti e molti amici che avevano condiviso con lei la militanza e il pensiero politico era decisa di farsi una vita altrove, prima a Parigi e dal 1987 ad oggi in Italia con Umberto. In Italia Ronit ha costruito una salda rete di amicizia, era capace di farsi voler bene da chiunque non solo per la sua simpatia, ma soprattutto per la sua immensa umanità. Nel 2002 durante la brutale incursione dell’esercito Israeliano in Cisgiordania lei è stata una delle pochissime persone che riusciva a starmi vicina, mentre la mia famiglia stava sotto l’assedio a Ramallah, mi sfogavo con Ronit, piangevamo tanto al telefono e quando potevo mi rifugiavo a casa sua, cosi ci facevamo forza a vicenda. Lei, Umberto e Noam erano la mia seconda famiglia. In quel periodo siamo andate a tenere dibattiti in diverse città e spesso gli organizzatori si arrabbiavano con noi perché ci dicevano: abbiamo chiesto una donna Israeliana e una donna Palestinese, non due Palestinesi. Ronit non sopportava questa ipocrisia e il fatto che diversi organizzatori insistevano a mantenere l’apparato coloniale dell’occupazione israeliana tramite il “bilanciamento demografico” la faceva andare in bestia”.

“Ronit era non solo una appassionata pacifista, ma un artista con grande talento. Avrebbe potuto fare una carriera brillante in Israele, dove le sono state offerte diverse opportunità , non ultima l’anno scorso come direttrice di un museo . Ma ormai lei aveva scelto, e qui in Italia ha prodotto numerose mostre ed esposizioni che sono state molto apprezzate dal pubblico,  anche se le sue geniali idee creative, il suo talento e il suo desiderio di dedicarsi totalmente alla pittura, hanno dovuto confrontarsi con la condizione di precarietà che vive L’Italia.  E’  soprattutto grazie a Ronit che abbiamo fondato nel 2004 l’associazione Zeit U Zaatar, un’associazione di Israeliani e Palestinesi contro l’occupazione israeliana in Palestina,dove ci siamo trovati in tante e tanti e sono nate delle amicizie intense che perdurano tutt’oggi , anche se l’associazione ahimè non ha fatto molta strada”.

E’ importante per noi Palestinesi – spiega Jamil Gharaba – far capire agli altri che non siamo contro gli ebrei o gli israeliani ma semplicemente contro i governi Israeliani che continuano da oltre 60 anni schiacciarci con la  forza, negandoci i minimi diritti, una nazione che continua reprimere e occupare un intero popolo”.

Per info: Bassima Awad, bassi48@hotmail.it

6 comments

  1. Sono sempre più convinto che la via più giusta è quella della società civile israeliana che si deve convertire alla sincerità e fiducia e non lasciare soli i “refusnick” ed i non molti intelettuali e scrittori che da tanto hanno lasciato l’ipocrisia di cui godono i falsi amanti di Israele in tutto il mondo e coloro che si servono della sua posizione strategica.Israele ha sbagliato i conti e dopo 60 anni la Palestina resiste ancora e non vuole essere estinta ed israele soffre ancora di più perchè è “l’oppressore e l’occupante”.Sono fiducioso che la nostra politica italiana deve liberarsi dai pregiudizi nei confronti dei palestinesi e dai sensi di colpa nei confronti degli ebrei ed appoggiare gli “ebrei contro l’occupazione” che in italia sono numerosi.

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