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Sandy, Cassandra e i nomi degli uragani

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Gli europei danno da qualche tempo nomi mitici (Cassandra, Cleopatra) ai fenomeni atmosferici, lasciando all’immaginazione il compito di riempire di significato ciò che evocano, invitandoci ad ancorare semanticamente quei nomi ai personaggi delle Metamorfosi di Ovidio, dei libri di storia, o più semplicemente alle caricature dei miti ellenici raccontate, quando eravamo ancora bambini, dai libri di fiabe o dai cartoni giapponesi alla Pollon.

Una pioviggine prolungata diventa così motivo d’allarme e di panico, tale da costringere gli abitanti di intere metropoli a rinchiudersi in casa, come accaduto poco tempo fa a Roma. E tutto ciò procura audience e introiti sempre più consistenti per siti internet che non sembrano temere le conseguenze legali di allarmi pubblici, spesso ingiustificati.
Gli americani, invece, al contrario, in qualche modo sdrammatizzano fenomeni terribili, dando loro nomignoli femminili o perfino vezzeggiativi: da Katrina a Sandy. Ciò che ci accomuna però, al di là di un certo neopaganesimo commerciale che antropomorfizza i fenomeni atmosferici, è la fiducia automatica riposta nelle immagini.
Non a caso proprio oggi, mentre Sandy mette in pericolo la partecipazione politica nell’area di New York e dintorni, molti utenti di facebook hanno condiviso la foto qui allegata, la stessa che circolava un anno fa ai tempi di Irene, scambiandola per una foto reale scattata durante le ultime ‘tempeste’. Si tratta chiaramente di un fotomontaggio.

I più attenti, per fortuna, non ci sono cascati, e memori dei passati eventi, hanno pubblicato link derisori di post scritti dai blogger ai tempi del precedente uragano. Un anno fa, come racconta il Washington Post (link in calce), i fake in circolazione furono diversi, compreso un video e una foto che ritraeva uno squalo che vagava tranquillo per strada. In molti casi, sia su twitter che su facebook, gli utenti ci cascarono, producendo un ingenuo allarmato spam.
Non si tratta certo di un fatto nuovo. Dai tempi di Orson Welles che raccontava per radio la discesa dei marziani sulla East Coast (1938), ai vari esempi più recenti di immagini contraffatte da notiziari televisivi (molti ricorderanno quando Studio Aperto raccontò lo tsunami a Samoa mandando in onda immagini di repertorio del temporale che aveva interessato il Jammin’ Festival di Mestre nel 2007), alla diffusione di immagini e di notizie non vere sui social networks, cambia il canale, cambiano i profili degli utenti, ma permane una immutata fiducia nell’immagine, come prova per eccellenza di eventi appresi in forma mediata. Ciò dice qualcosa sugli utenti stessi, che appaiono sempre più accostabili, per pregi e difetti, ad un pubblico di massa e sull’opinione pubblica che muta, fornendo, rispetto al passato, strumenti di critica istantanea che controbilanciano la ‘credulità’ degli internauti. In terzo luogo, per la prima volta internet rappresenta un mezzo di comunicazione che interagisce con gli altri, confermandone o disconfermandone, per l’appunto, l’accento di veridicità dei contenuti trasmessi.

Per la prima volta, insomma, le masse critiche che si formano nei nodi della rete riescono a bloccare il trasporto empatico delle immagini e dell’immaginazione veicolate dai media tradizionali. Facebook, in tal senso, è un po’ televisione e un po’ no: catalizza messaggi populistici che si diffondo ‘viralmente’, ma fornisce anche, ai più attenti, gli antidoti per non farsi contagiare.

Link:
http://www.washingtonpost.com/blogs/blogpost/post/hurricane-irene-photo-of-shark-swimming-in-street-is-fake/2011/08/26/gIQABHAvfJ_blog.html

Vincenzo Romania

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