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Santiago, La Coruña: viaggio in Galizia

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La cattedrale di Santiago è un coacervo di edifici risalenti ad epoche diverse, che si riflettono nella varietà dei suoi stili architettonici. Il complesso presenta ben tre facciate: quella principale, coperta in parte di muschio, è un cupo tripudio di inferriate, logge, finestroni, pinnacoli e colonne. Un luogo che incute timore, più che serenità o meraviglia: anche grazie al cielo cinereo che sovrasta Santiago, e nonostante l’eco delle cornamuse in lontananza.

Lungo il “Camino”, i pellegrini avanzano lenti a coppie o in piccoli gruppi, immersi nel silenzio. La piazza della cattedrale, invece, è affollata da sguaiati gruppi scout che si producono in balli e canti. Il contrasto tra la spiritualità dell’avvicinamento e il clamore della meta è imbarazzante: forse, la “colpa” è delle comitive che arrivano in giornata coi viaggi organizzati, e non comprendono il senso di un pellegrinaggio che significa simbiosi col Creato.

Sulla Costa da Morte, a ovest di Santiago, l’oceano appare improvviso sotto un cielo di tenebra, fantastico come una visione: le nubi avvolgono le colline e incombono compatte sullo specchio d’acqua, formando un muro di vapori impenetrabili. Sembra un panorama apocalittico, uscito dal pennello di un romantico tedesco: uno scenario fatto ad arte per creare suggestioni, e convalidare il fervore che accompagna il culto di Santiago.

La Coruña è il contrario di Santiago: grande, trafficata e sfacciatamente incline al consumismo. Le strade sono un susseguirsi di “galerias”, le verande pensili che ricoprono gli edifici, e trasmettono un diffuso senso di candore. Il dedalo di vicoli tortuosi offre all’occhio un paesaggio mobile e cangiante, che alterna scorci in campo lungo sulle gru del porto a primi piani di piccole chiese romaniche, incastonate tra palazzi torreggianti.

 Il “Paseo Marítimo” avvolge il centro urbano descrivendo brevi curve, e conduce al massiccio faro d’Ercole, che sorveglia l’orizzonte: come il personaggio di Buzzati, protegge La Coruña dai nemici che non arriveranno. La pioggia vela di malinconia questa terra strana, che volge lo sguardo all’Irlanda ed è condannata al continente: fotografia di una città complessa ed orgogliosa, che tende alla perfezione senza riuscire mai a trovarla.

Alessandro Macciò

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