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Redazione - 15 gennaio 2012

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Scampagnata al palazzo di Erode: quando anche la storia è occupata

Redazione - 15 gennaio 2012
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Le giornate di sole si susseguono una dopo l’altra, in questo inverno mite e temperato. E stamattina, assieme ad Anna, partiamo per un’altra delle nostre scampagnate. Andiamo a visitare l’Herodion, un antico palazzo-fortezza costruito da Erode il Grande, e poi conquistato dai romani, nelle aride colline tra Betlemme e il Mar Morto.


Adoro il momento della partenza: quell’attimo in cui chiudi la porta di casa alle tue spalle, esci a piedi sulla via, e inizi il tuo cammino. Il sole splende e ti intiepidisce il volto, una brezza leggera ti accarezza i capelli. Ti sei alzato di buona mattina e hai tutta la giornata di fronte a te. E soprattutto, di fronte a te hai tutte le strade. Le gambe sono il mezzo di locomozione più lento, ma anche quello più flessibile: non ci sono né sensi unici né divieti d’accesso, e poco importa se la strada è asfaltata o sterrata, se si restringe o si allarga, se finisce all’improvviso e si trasforma in un sentiero. Hai tutto il mondo aperto davanti a te, devi solo avere la pazienza di scoprirlo poco a poco, con lentezza.
Il negoziante di fiducia di Anna ci indica la direzione da prendere per uscire dal paese, e noi ci incamminiamo, a passo deciso, ma senza fretta. Superiamo le ultime case della periferia di Beit Sahour, seguiamo la strada in discesa verso una stretta vallata, risaliamo dall’altra parte, superiamo una moschea di campagna, e continuiamo il cammino lungo una serie di paesotti rurali.Andare a piedi ti permette di incrociare altra gente, e così puoi chiedere informazioni, o scambiare due parole, o anche solo un sorriso. Nell’attraversare il centro dei paesini, la gente ci getta uno sguardo stupito dai balconi delle case o dal loro giardino.

Alcuni sembrano sospettosi, forse pensano che siamo israeliani; ma basta un semplice “Salaam Aleikum” o un “Keif Haluku?*” perchè si tranquillizzino e rispondano ai nostri saluti con gentilezza e calore. Anna è già venuta altre volte per questa strada, e mi confida:- All’andata la gente è sempre un po’ confusa, non capisce bene chi sei e che cosa sei venuto a fare, e si limita a salutarti; ma al ritorno tutti fanno a gara a invitarti a casa loro per una tazza di tè o di caffè.  Peccato, perché al ritorno abbiamo in mente di seguire un’altra strada…

Dopo un’oretta e mezza di camminata arriviamo finalmente all’Herodion. Dal di sotto si vede soltanto un colle alto e massiccio di forma conica, con l’aspetto quasi di un vulcano spento; ma in realtà è una struttura artificiale! Erode costruì il suo palazzo in cima ad un’altura, e poi lo fece proteggere ammucchiando terra e roccia ai suoi lati, fino a coprirlo completamente alla vista. E’ proprio come un piccolo vulcano, e le rovine del palazzo sono lì, dentro al cratere. E’ un sito compatto ma maestoso, che ispira rispetto e meditazione.

Dalla sua cima gli orizzonti sono aperti ai quattro venti, e i nostri sguardi spaziano lontano, su tutto il territorio circostante. Verso nord e verso ovest le città di Betlemme e Beit Sahour, e le periferie di Gerusalemme; più vicino, sotto di noi, alcuni paesotti palestinesi, con la loro piccola moschea, le loro case dal tetto piatto, i loro piccoli oliveti, e i campi arati pronti per l’arrivo dell’inverno. Verso est invece il paesaggio è arido e spoglio: le colline nude, color di sabbia, si perdono nella foschia dell’orizzonte, increspate e sinuose, verso i baratri della depressione del Mar Morto.

E infine a sud, te l’ho tenuto nascosto per non rovinarti la sorpresa, ci sono due colonie israeliane. Una già grande e ben sviluppata; l’altra appena creata, ancora temporanea, in attesa di espandersi. E sotto di noi, giusto all’ingresso del sito archeologico, c’è una base militare. E all’entrata sventola alta la bandiera di Israele. Qui siamo in territorio palestinese, ma questo sito è occupato e controllato dagli israeliani. Per il loro governo, questo ed altri siti storici della Cisgiordania hanno sempre rivestito un’importanza strategica: il loro controllo e la loro valorizzazione servono oltre che per scopi culturali e turistici, anche per sottolineare l’antica presenza ebraica su queste terre e quindi per giustificarne la progressiva annessione. In Terrasanta purtroppo, anche le rovine e le pietre hanno una valenza politica. E pure in una semplice gita di campagna, è difficile, anzi quasi impossibile, dimenticarsi del posto in cui ti trovi e del conflitto e dell’occupazione in corso.


*”La pace sia con voi” e ”Come state?” in arabo.

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