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Bambini siriani sull'ingresso del loro alloggio - Regione di Mafraq, Giordania, gennaio 2013Fra le famiglie siriane incontrate in Libano e in Giordania, una buona metà dei bambini non frequenta la scuola. Molti di loro hanno già perduto l’anno scolastico 2011/2012 in Siria a causa dei combattimenti e della chiusura delle scuole nelle loro zone. Questo è il secondo anno in cui restano a casa senza continuare gli studi. L’assenza forzata da scuola, oltre a compromettere il loro futuro educativo e professionale, li priva di un ambiente protettore in cui socializzare con altri bambini.

Queste famiglie siriane non mandano a scuola i loro figli per diversi motivi. Ad esempio Ahmed, rifugiato in un paesino agricolo nel nord della Bekaa, si giustifica con i costi dell’iscrizione e del trasporto:

“No, nessuno dei miei figli va a scuola. L’iscrizione si paga, e bisogna pagare anche il trasporto da Mashari’a fino alla scuola in un paese vicino. Costa 20 dollari al mese per ogni bambino. Io ho sette figli, ed è troppo caro, avrei bisogno di 140 dollari al mese solo per il trasporto.”

Altri come Abd el Rahman e Mohammed non ritengono utile mandare i loro figli a scuola nelle loro condizioni attuali:

“I nostri figli non vanno a scuola. Siamo dei rifugiati, non sappiamo cosa succederà di noi… se domani cadrà il regime, torniamo in Siria. Non abbiamo sicurezza… qui è impossibile fare una vita normale. […] In Siria non c’è più la scuola, perché mandarli a scuola qui? Non ha senso…”

Altri ancora fanno fatica a trovare le scuole adatte per far continuare ai loro figli gli studi. Saleh, un ragazzo ventenne rifugiato a Irbid, ci racconta dei suoi fratelli minori:

“Qui in Giordania mio fratello minore va a scuola; ma non c’era posto qui vicino, le scuole erano tutte piene. Mio padre ne ha dovuto girare molte, infine l’ha iscritto in una scuola lontana, e ogni giorno un pulmino lo viene a prendere. Mia sorella invece non studia: in Siria era in terza superiore al liceo artistico; qui il suo indirizzo non esiste, c’erano problemi, volevano farla retrocedere di un anno, e la scuola è lontana… quindi non si è iscritta.”

Per fortuna altre famiglie sono riuscite a iscrivere tutti i loro figli nelle scuole locali, dove frequentano le lezioni in classi miste con bambini libanesi e giordani. Hanno alcune difficoltà a integrarsi con i nuovi compagni e ad adattarsi al programma scolastico, ma almeno riescono a continuare gli studi. I bambini rifugiati a Tripoli (in Libano) e nel campo di Zaatari (in Giordania) possono frequentare delle scuole speciali con insegnanti siriani.

Jameela, una signora di Homs, era professoressa alle scuole medie; ma da qualche mese è rifugiata nel campo di Zaatari in Giordania. Tutti i suoi figli studiano nelle scuole del campo, e lei stessa ci lavora. Ciò nonostante si sente scoraggiata nel vedere ogni giorno molti bambini restare in giro per il campo senza andare a scuola:

Molti bambini non sono mandati a scuola dai loro genitori. Ho fatto più volte il giro del campo per incoraggiarli a mandarli… la gente vive nell’illusione che domani torneranno in Siria, che completeranno i loro studi, che l’anno scolastico perso verrà abbuonato… nel frattempo il primo semestre è quasi finito, e finirà l’anno scolastico, e il bambino non va a scuola da anni, non ci pensano, non lo so, forse viviamo tutti in un’illusione…”

(testimonianze raccolte da F.D. tra dicembre 2012 e gennaio 2013, in Libano e in Giordania)

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