Storia di Ana, bambina moldava in crisi d’identità

Redazione - 8 maggio 2012

L’alba dorata del nazismo in Grecia

Redazione - 8 maggio 2012

Se ai bambini italiani in Svezia non viene insegnato l’italiano

Redazione - 8 maggio 2012
empty image
empty image

A seguito di una ricerca da me condotta presso l’universitá di Stoccolma ho potuto apprendere con mia grande sorpresa che noi italiani residenti in Svezia tendiamo a non trasmettere la nostra lingua ai nostri figli. La cosa mi ha incuriosita e anche preoccupata, poiché sono madre di una bambina che non voglio certo regalare completamente a questa societá, ma che desidero faccia diventare parte di se quella mezza italianitá che le deriva da me. Cerchiamo di capire i motivi di questa perdita linguistica.

Facendo un viaggio indietro nella storia scopro che le prime tracce di immigrazione risalgono al 1130. Una dozzina di lombardi si stabilirono in Svezia,  nel 1800 il numero degli immigrati italiani comincia ad aumentare e  nel 1960 arrivano addirittura 500 italiani all’anno. Sono per lo piú uomini in cerca del tanto desiderato lavoro in patria ma mai trovato. I “Gipskatter”, cosí vengono chiamati, sono dei bravi lavoratori e si stabiliscono per lo piú a Malmå, Västerås, Stoccolma e Göteborg. Si integrano nella societá, lavorano col gesso o in fabbrica. Alcuni di loro portano con se le mogli, altri arrivano da soli e si sposano sul posto.

I risultati della ricerca indicano che coloro che si sposano con donne svedesi o finlandesi non trasmettono la lingua italiana ai propri figli, mentre quelli che si sposano con le connazionali lo fanno. E´ quindi la donna che fa la differenza. Se la mamma dei bambini é italiana, questi imparano la lingua, se é svedese o finlandese invece il passaggio alla lingua svedese anche in famiglia, cioé nell’uso quotidiano diventa automatico. Alcuni di questi immigrati cambiano addirittura la loro nazionalitá, rinunciando a quella italiana e diventando svedesi. Insomma una completa assimilazione allo stile svedese. Lo stato svedese fino al 1975 ignora la presenza di stranieri e conduce una politica completamente assimilazionistica e a quanto sembra i risultati sono positivi. Dopo il 1975 invece lo stato svedese offre la possibilitá dell’insegnamento della madrelingua, ma sempre dai dati gli italiani sembrano poco interessati e la maggioranza non manda i figli a “modersmål”. “Non serve” dicono “e poi é fatta ad orari strani”. Ma alla domanda se ritengano importante il mantenimento della lingua italiana rispondono tutti all’unanimitá e senza esitare di sì. Insomma hanno un atteggiamento contraddittorio. Senza impegno e tenacia non si ottiene nulla. La situazione oggi a distanza di 50 60 anni é triste. Una minima parte dei figli degli immigrati italiani degli anni ‘40 – ‘50 conosce la lingua italiana alla pari della svedese e i nipoti degli stessi molto raramente la imparano dai nonni o dai genitori.

Oggi abbiamo di fronte a noi la prima generazione di italiani che si sono stabiliti definitivamente in Svezia. Qui hanno trascorso la maggior parte della loro vita, hanno contribuito alla costruzione economica della nazione, alcuni sono diventati famosi altri meno, ma tutti hanno fatto grandi sacrifici e sono riusciti a crearsi una nicchia personale nella societá svedese raggiungendo un ottimo livello di integrazione. L’unico rammarico é questa mancanza di conoscenza linguistica da parte dei figli e nipoti. La perdita della lingua di origine é purtroppo un fenomeno comune alla maggior parte degli emigranti di tutto il mondo. Per alcune comunitá piú unite e meno integrate il processo avviene alla terza generazione, per gli  italiani, che tendenzialmente sanno adattarsi ed integrarsi ovunque, é avvenuto giá alla seconda generazione.

Solo con l’uso quotidiano della lingua e quindi con lo sviluppo di domini linguistici seguito da lunghi periodi di soggiorno nella nazione di origine, si puó ottenere una conoscenza linguistica sufficiente e una competenza orale. Per quanto riguarda invece la conoscenza della lingua scritta la strada é molto piú difficoltosa. Per imparare a scrivere non basta certo un’ora di “modersmål” alla settimana, e l’uso orale della lingua in ambito familiare. La competenza scritta é il risultato di uno studio continuo e scolastico e della lettura di libri e riviste. Solo con l’impegno costante, a lungo termine, si puó sperare che i figli riescano a conoscere la lingua dei genitori e non solo la lingua della nazione in cui questi figli crescono e vivono, ricevono educazione e valori ma di cui sono originari solo in parte. Il compito dei genitori é di educare i propri figli, di trasmettere loro i valori che si portano con se e tra questi valori desidero includere anche la nostra bella lingua.

Antonella Tiozzo

36 comments

    1. ciao, non credo di aver scritto questo, scrivo che alcuni lo hanno fatto e lo dichiarano esplicitamente durante l’intervista. Oggi, non ricordo di preciso da quale anno, in Svezia si puó mantenere la doppia cittadinanza, mentre in Germania ció non é possibile, si é obbligati a lasciare una e a prendere l’altra; ma le regole variano da nazione a nazione.

      1. ciao, ho trovato la data. La convenzione di Strasburgo che permette di mantenere le due cittadinanze in Svezia, risale al 16 gennaio 2006.

      2. Ciao Antonella. Ho trovato questo sito mentre stavo a ´ surfa` sul internet. L´ho trovato molto interessante si come sono figlio di un immigrante italiano, mi padre e venuto nel 1960.Ho letto il tuo articolo e sono un puo curioso di quello che significa, Sono meta` svedese e meta` italiano, la lingua italinana ho imparato piano piano, quando ero molto giovane non la parlavo per niente, l´ho studiato al liceo, e al universita, ma solo quando mi sono trasferito a gothenburgo l´ho imparato abbastanza bene perche ho frequentato i veri italiani,anche se non sono mai arrivato di essere bilingua come vedi. Allora,secondo te, quale sarebbe la differenza tra la cultura svedese e quella italiana, pure che pensi della situazione delle perzone come me siamo un po ´mezzo due mondi?

        1. Antonella8 maggio 2012 at 21:34ciao, ho trovato la data. La convenzione di Strasburgo che permette di mantenere le due cittadinanze in Svezia, risale al 16 gennaio 2006.
          Rispondi Your comment is awaiting moderation.

          torchetti marco27 febbraio 2013 at 01:50Ciao Antonella. Ho trovato questo sito mentre stavo a ´ surfa` sul internet.
          Rispondi Your comment is awaiting moderation.

          torchetti marco27 febbraio 2013 at 02:28Ciao Antonella. Ho trovato questo sito mentre stavo a ´ surfa` sul internet. L´ho trovato molto interessante si come sono figlio di un immigrante italiano, mi padre e venuto nel 1960.Ho letto il tuo articolo e sono un puo curioso di quello che significa, Sono meta svedese e meta italiano, la lingua italiana ho imparato piano piano, quando ero molto giovane non la parlavo per niente, l´ho studiato al liceo, e al universita, ma solo quando mi sono trasferito a gothenburgo l´ho imparato abbastanza bene perche ho frequentato i veri italiani,anche se non sono mai arrivato di essere bilingua come vedi. Allora,secondo te, quale sarebbe la differenza tra la cultura svedese e quella italiana, piu che pensi della situazione delle persone come me che siamo un po ´ in mezzo a due mondi?

    1. ciao!
      Sono un’Italiana nata e cresciuta in svezia…ho cittadinanza italiana perchè i miei all’epoca si sono rifiutati di chiedere cittadinanza svedese(sono immigrati negli anni 40′) e io non l’ho più richiesta.
      Cittadinanza ed assimilazione non hanno nessun nesso…certo per qualcuno può essere il piacere di sentirsi riconosciuti da un paese che ti.”ha cresciuto” culturalmente ecc..
      In svezia ho parenti di quattro generazioni, c’è chi ha rinunciato alla cittadinanza italiana chi a quella svedese…chi non usa l’italiano in famiglia.
      Ma ho cugine che non sanno niente di italiano che insegnano la lingua dei nonni italiani!!!
      Certo il mio è un commento banale ma un po’ lo sono anche queste statistiche!
      Una cosa però la condivido , che sono le mamme che in genere,portano in famiglia usi e costumi
      Per assurdo mia madre mi ha cresciuta con tradizioni svedesi…pur avendo rifiutato la cittadinanza!!
      Ora vivo in Italia con tutta la mia Italianità e Svedesitá con me!
      Non stai regalando tua figlia alla.svezia ma le stai regalando mondi diversi:-)

      1. Ciao Daniela,
        interessante la tua esperienza al contrario rispetto alla mia. Per precisare, non sono statistiche, ma risultati di una intervista limitata ad una certa generazione di immigrati degli anni 40-60.
        La tua ultima frase mi piace molto, si é vero sto regalando a mia figlia mondi diversi, anche se uno prevarica sull’altro in modo forte ed é questo che voglio equilibrare. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi del mondo italiano, come lo vivi, tu che hai vissuto in Svezia.

        1. Ciao Antonella!
          cosa posso dire della mia esperienza?…in realtà la mia vita; in quanto i sentimenti bivalenti molto forti per l’Italia e la Svezia (ok qui decisamente più forte…)mi “perseguitano”
          da sempre!!Rientrare in pre-adolescenza in Italia è stato decisamente difficile,parlo degli anni 70′ e da piccola svedese , l’italia era distantissima dalla mia formazione un po’ più “avanti” dalle amiche italiane.
          Ero decisamente più indipendete , aperta e “gli altri” mi vedevano come un’aliena.(religione,scuola,sesso…un abisso!!)
          Con gli anni questa sensazione di “diversità” è rimasta, l’impriting svedese è rimasto ma sicuramente è stato un valore aggiunto
          … anche se detto oggi è un po’ ridicolo!
          Però tieni conto che l’italia degli anni 70/80′ era molto diversa da ora.
          Parlo della facilità di spostarsi..dell’indipendenza personale che generalmente viene riconosciuto anche oggi nei ragazzi /adulti anglosassoni e scandinavi.
          Spero di essermi spiegata 🙂
          Sono davvero molte le cose che porto con me come esprienza.
          Pensa che all’epoca sono stata “vittima ” di razzismo da parte degli italiani perchè ero “LA SVEDESE” cioè una poco di buono!!!
          Avevo 12 anni :)))
          ma le svedesi iconograficamente rimangono donne facili(?!)
          nelle teste degli italiani.
          Al punto che le mamme delle mie amiche non volevano che mi frequentassero!!
          buffissimo..
          In svezia invece ero italiana e un leggero razzismo c’era pure li!
          In Italia sto bene ma il mio cuore rimane svenska!!!
          In realtà sto bene ovunque ma la Svezia la sento come Hemma..
          Credo che assimilare diverse culture e vivere in nazioni diverse sia semplicente bellissimo!
          Certo , ti senti a metà..ogni tanto arriva un po’ di inquietudine e si cerca di fare pace.
          Non ti faccio elenco cosa mi piace e cosa no , certo ci sono volte che non so bene dove “sedermi” sento di appartenere all’Italia dove lavoro e ho famiglia
          ma appartengo alla Svezia in modo viscerale..
          Quindi saltello su e giù de sempre!!!(grazie ai low cost!)
          Amici,parenti e amori tra la Svezia e l’Italia 🙂
          So che non ti ho aiutata molto , non puoi cercare equilibrio per queste cose…sarà il cuore o la pancia di tua figlia che le darà la strada..tu continua a darle la cultura italiana al di la del tuo timore che lei lo perda o non lo voglia accettare..tutto poi le tornerà come enorme vantaggio,
          E’ crescita emotiva…molto di più di quello che uno possa pensare.
          Io sono felicissima di questa bivalenza e vivere in Italia oggi non è esattamente la cosa più bella e facile ma l’italianità ti insegna a lottare e non appoggiarti alle istituzioni!
          La svedesità mi da rigore e” pulizia “etica…che poi tutto questo forse appartiene al carattere..o no??
          Come vedi sono chiacchierona italiana e pure un po’ confusa 🙂
          Ma chiedi se sei curiosa!
          p.s a mia figlia insegno lo svedese e tutte le tradizioni possibili!!!ieri abbiamo fatto la kladdkaka 🙂
          per assurdo in Italia le tradizione sono morte…e quelle svedesi mi aiutano a creare un certo legame ed attenzione all’atmosfera
          insomma ‘na schizzofrenica :)!

    2. Ciao, non c’é alcun nesso. La politica svedese nei confronti di tutti é stata assimilazionistica. Oggi la popolazione oriunda, quella lappone parla a mala pena una delle 4 varietá maggiori, la percentuale dei parlanti é minima e non é molto migliore la situazione delle altre 5 lingue di minoranze riconosciute. Invece la rinuncia della cittadinanza é ció che é stato dichiarato da alcuni intervistati. Mi dispiace non essere stata piú chiara nell’articolo.
      antonella

  1. Non vedo il problema se diventano svedesi, visto che vivono la e la Svezia e un paese evoluto e meraviglioso! L’immigrazione senza integrazione non funziona! Saranno loro poi se ci tengono a mostrare la loro italianità!
    E poi mica vero che rinunciano alla loro cittàdinanza italiano ma apprendono la cittadinanza doppia!
    Io ho figli con doppia cittadinanza qui in Italia ed e molto difficile parlare con loro in svedese! E sono contenta che loro crescono da italiani con un tocco di Svezia! Qui non lo trovi nemmeno una scuola che insegna in svedese! Invece in Svezia di corsi italiani ce ne sono tantissimi e poi pure sceglierli a scuola, oltre che le scuole danno la possibilità di imparare la madrelingua! In Svezia ovviamente, qui non esistono queste cose moderne!

    Ecco ho detto la mia ….

Leave a comment

*