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Se lo Stato si affida agli sms solidali

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 La cooperazione internazionale è un modo di fare politica estera. Nel caso italiano addirittura è di fatto l’unico modo di farla: mentre i cinesi costruiscono ponti e strade noi facciamo ospedali e scaviamo pozzi. Non c’è  paragone, come effetto. Ma è un modo. Ed è quasi completamente demandato alle Ong e al volontariato. Ora Link2007, che raccoglie appunto alcune Ong, alza la voce: “Anche quest’anno il ministero degli Esteri cerca di colmare la mancanza di fondi con una raccolta di fondi tramite gli sms solidali – afferma in una nota oggi -. I cittadini italiani finanziano le attività di cooperazione internazionale pubblica già con la tassazione ordinaria e non possono essere ulteriormente chiamati a colmare la scarsità di risorse del ministero per l’adempimento dei suoi doveri istituzionali”.

“Link 2007” si riferisce alla campagna di raccolta fondi “Crescita”, partita lunedì e coordinata dalla Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri, in collaborazione con le Agenzie dell’Onu FAO, IFAD e WFP. La seconda edizione della campagna “Crescita”, realizzata con ampio uso di strumenti mediatici, comprese le televisioni pubbliche, conferma anche la tendenza da parte del pubblico non solo di tagliare tutto ciò che può favorire il privato sociale, ma anche di occupare spazi a scapito delle associazioni e organizzazioni private di cooperazione e solidarietà internazionale, sottraendo loro un importante canale di raccolta fondi. “Eppure proprio pochi giorni fa, nel corso del Forum della Cooperazione internazionale, il Governo si è impegnato a rilanciarla, anche con forme nuove di coinvolgimento del settore privato; ma parlare di partnership pubblico-privato non significa chiedere al privato di sostituirsi a quelli che sono i doveri dello Stato.

Le grandi visioni sul ruolo e l’impegno dell’Italia nella cooperazione internazionale, solennemente espressi durante il Forum di Milano, si stanno riducendo agli sms solidali”, dichiara Arturo Alberti, Presidente di LINK 2007, “ma la via per rilanciare la cooperazione internazionale non può essere quella di chiedere ai singoli cittadini di sostenere il ministero degli Affari esteri in ciò che sarebbe tenuto a fare, dati anche gli impegni assunti a livello europeo e internazionale che, se non mantenuti, farebbero perdere all’Italia ogni credibilità internazionale”

3 comments

  1. Condivido appieno le riflessioni espresse. Troppe volte le Istituzioni si sono limitate a vuote dichiarazioni di intenti sulla cooperazione allo sviluppo, alle quali non sono (praticamente mai) seguite azioni degne di nota. Negli ultimi anni si è drasticamente ridotto il numero delle Unità Tecniche locali nei Paesi in via di sviluppo, si sono abbandonati progetti e i pochi (pochissimi) soldi che ci sono vengono buttati in spese di rappresentanza, invece che in sostanza. Sono una di quelle persone che sperava in un cambio di rotta (quantomeno di coscienza) dall’istituzione del Ministero per la cooperazione internazionale, e che è rimasta delusa, per l’ennesima volta, dall’immobilismo e dal prevalere delle parole sui fatti.

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