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Redazione - 17 dicembre 2011

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Redazione - 17 dicembre 2011

Senegalesi in piazza, Casapound, la crisi, noi

Redazione - 17 dicembre 2011
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Qualcuno oggi si stupirà pure. In piazza dei Signori a Padova, in piazza Bra a Verona sfileranno cittadini di origini senegalesi. Dopo la strage di piazza Dalmazia a Firenze denunceranno il razzismo strisciante della nostra società.

“Firenze, come Torino, come Liegi, come Oslo” – dicono Beati i costruttori di pace in un comunicato diffuso ieri. E hanno ragione. E’ la stessa follia recessiva di una società occidentale impaurita e reclinante che ha portato a questo massacro.

Ora qualcuno, a sinistra, pensa che la soluzione sia chiudere: Casapound e altro. Io credo che sia una cazzata da codice Rocco. Credo che il problema sia piuttosto aprire. Aprire spazi a chi abbiamo considerato finora solo presenza temporanea e invece sono semplicemente Nuovi Italiani. Sono qua, e ci rimarranno. A lungo. Così come molti di noi che invece ora sono all’estero (scrivono ogni giorno su questo sito), con buona pace di madri e padri, non torneranno se non per i regali di Natale. Proprio perché questa società non ha saputo offrirgli un futuro alla loro altezza.

Se penso a un cittadino immigrato e all’Italia di oggi non credo che il suo problema sia Casapound. E non perché io apprezzi particolarmente questa organizzazione, ma perché l’estremismo non è il problema della nostra società. L’eccezione è spiacevole, ma può essere arginata, combattuta, limitata. Il problema è la tremenda normalità del nostro Paese. Ora che abbiamo finito di raccontarci che questo è l’Eldorado, possiamo pure ammetterlo: se è un Paese difficile per un giovane nato qui, non lo sarà forse doppiamente per un giovane dalla pelle scura arrivato chissà come?

Il problema della nostra società è la pancia, la discriminazione legale e lo sfruttamento quotidiano. E non dei “negri”, ma dei poveri. Italiani inclusi. Senza voler santificare nessuno, tantomeno i cittadini che sono immigrati nel nostro paese, li stiamo ancora considerando come vent’anni fa. Ospiti, neppure tanto graditi. Non ci siamo “arresi” al fatto che siano parte integrante della nostra società, persone portatrici sane di diritti e doveri.

Nessuno l’avrebbe previsto, nessuno se l’aspettava. Di fronte alla enormità dei fatti preferiamo ricorrere all’autoassoluzione della nostra società, isolando quanto accaduto come prodotto della follia di singoli – continua Beati i costruttodi di Pace – Basterebbe ripercorrere il bestiario di quei politici, che per ottenere i voti hanno incentivato le paure, solleticato l’immaginario giustizialista della popolazione e operato solamente con leggi repressive nei confronti dei migranti. Basterebbe riprendere le ordinanze dei sindaci che si accaniscono contro le condizioni dei piu’ poveri, sia per la presenza nel loro territorio, che per le attivita’ di sopravvivenza. Basterebbe analizzare come nei mezzi di informazione vengano privilegiate le notizie negative su sinti, rom e migranti. Basterebbe riportare i fatti che quotidianamente avvengono negli autobus, come nei treni, al bar come negli uffici e ascoltare commenti e giudizi ovunque. Anche l’assolutizzazione dell’economia con leggi per suo conto, senza alcun riguardo per le vicende delle persone, concorre non poco a questo clima di societa’ senza pieta’.  Non sara’ una condanna, per quanto ferma e decisa, a raddrizzare la situazione, ma ricominciare ogni giorno tutti con energia a riconoscere la dignita’ di ogni persona, a porre segni quotidiani  di condivisione materiale e sociale, spingere le istituzioni perche’ si adoperino per l’interazione sociale, partendo da chi e’ messo peggio”.


Luca Barbieri

6 comments

  1. Caro Luca, concordo con te su molte cose (ovviamente come sempre non riesco a commentare gli interventi-dogmi in stile 10 comandamenti dei Beati, ma è un mio limite). Penso che i senegalesi si siano anche incazzati poco in rapporto allo choc subito…se poi gli è scappato un “italiani merde e razzisti” che ci vuoi fa, ce lo teniamo , anche se giustamente come dici tu, “l’estremismo non è il problema della nostra società. L’eccezione (quella della violenza random soprattutto, dico io), è spiacevole, ma può essere arginata, combattuta, limitata. Il problema è la tremenda normalità del nostro Paese”. Cioè – aggiungo pure io – il fatto che sfruttiamo questa gente. Lo facciamo – ed è la cosa peggiore – COME PAESE, visto che anche questo governo fatto di ministri che mi ricordano i pompieri di “Fahrenheit 451”, non mi sembra faccia nulla per impedirlo. Per me non esistono “lavori che possono fare solo gli immigrati”, esistono “lavori che, per quello che si VUOLE offrire (per povertà spesso, ma tante volte per non condividere il proprio benessere) sono appannaggio di questa gente che ha bisogno”, che quindi viene sfruttata. Se si offrissero 3.000 euro a fare la il badante – magari perché lo stato anziché spendere i soldi in cazzate, aiuta davvero le famiglie – lo farebbero anche molti italiani,.
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    Ora comunque – tornando al tuo imput – tutti in marcia a suon di belle parole, chiaro. A me a violenza di un “lupo solitario” – che si ispira ai film (Ispettore Callaghan: il caso Skorpio è tuo, Un giorno di ordinaria follie e Dobermann – ma per dire anche i no-global li ho visti armeggiare con “V per vendetta, Fight Club” -mi preoccupa di meno della MODICA QUANTITA’ di violenza e razzismo che circola in questo Paese attorno a noi. Per capirlo basta sfiorare qualcuno per strada, basta fare un discorso che non si ispiri alla famiglia del Mulino bianco, andare allo stadio nel posto sbagliato. Per non parlare della violenza e del razzismo giudicati quasi POLITICAMENTE CORRETTI da larghe parti della popolazione, tipo tirare una statuetta in faccia a un politico o sfasciare a casaccio le auto per strada per protestare contro il capitalismo.
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    Nei giorni scorsi abbiamo visto la vicenda dell’accampamento rom bruciato a Torino (e meno male là, che c’è il sindaco sinistrorso Fassino perché se fosse successo a Verona con il leghista Tosi ci avrebbero sfracellato i coglioni per anni con il razzismo “politicamente corretto” contro i veneti). Ovviamente, come si diceva, violenza da condannare, anche perché poteva uccidere dei bimbi eccetera. Oltretutto l’imput della ragazza sul “rom violentatore” era inventato …MA al di là del caso specifico FACCIAMO QUESTO ESERCIZIO MENTALE sulla violenza, che forse dentro di noi un germe c’è sempre. ECCO LA DOMANDA: se vostra figlia, o vostra sorella o madre, arriva a casa e vi dice “il tale (fosse anche un italiano biondo con gli occhi azzurri eh) mi ha violentato”. Voi cosa fate? Magari siete talmente ligi allo stato democratico e alla giustizia, o alla fede, che denunciate tutto alla polizia, aspettate il processo, vi godete lo scontare della pena eccetera. MA – qui sta l’esercizio mentale – SE NEL FRATTEMPO QUALCUNO che conoscete senza dirvi nulla VA DAL TIPO – finanche sicuramente colpevole (anche se in Italia con un buon avvocato potrebbero pure riaprire il giallo della Creazione) – E LO AMMAZZA O LO FERISCE GRAVEMENTE, insomma gliela fa pagare, cosa fareste? Lo andreste subito a denunciare perché “aborrite qualunque tipo di violenza”?
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    Ora in tanti dicono che quell’uomo che ha sparato sui senegalesi frequentava Casapound e che quindi Casapound ha coltivato il suo odio”. Ora, io non conosco bene Casapound e i contatti che quell’uomo vi aveva, ma un dubbio che le cose non siano conseguenti, viene mai? Invece di sentire le solite “sintesi” a uso e consumo dei “buoni e giusti” che le dicono, a me piacerebbe che qualcuno dicesse invece: “Chi frequentava quell’uomo forse poteva fermarlo in quel gesto, e se frequentava Casapound, forse anche qualcuno di Casapound poteva fermarlo, come altri”. Siamo uomini, o caporali? Domanda banale, quindi eterna.

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