7 Responses to “Escursione inaspettata nel Mezzogiorno Italiano passando dal Borneo”

  1. Elisabetta Ricci scrive:

    Un articolo che merita pubblicità, la giusta risposta a chi sostiene che il Mezzogiorno sia un problema per l’Italia e fa della sua arretratezza una colpa. Hai lo spirito dell’inquisitore e la penna dello storiografo: non ti chiudi in una sterile erudizione, ma sai fornire un quadro interessante della situazione italiana (o forse sarebbe più corretto definirla “sabauda”) nella seconda metà del 1800. Davvero complimenti, dovrebbero esporre questo articolo in una delle numerose mostre in occasione del centocinquantenario dell’unità nazionale!

  2. Sparky scrive:

    Interessante spaccato di un pezzo di storia Italiana che ne eravamo all’oscuro e che sicuramente non troveremo nei libri di storia.. Togliendo nomi e date sembrerebbe di leggere storia contemporanea dal dopo guerra ad oggi..Unita d’Italia – unita d’Europa,cambiano nomi e date ma la storia si ripete…

  3. federico scrive:

    bello, erudito e colto…no non mi riferivo a te giovanni ma al tuo pezzo

  4. nobilhuomo scrive:

    ricevo da un amico che ha voluto restare anonimo il seguente commento:

    “Grazie dell’articolo (m’ero letto con piacere anche alcuni dei precedenti). Sono d’accordo anch’io che i metodi dei piemontesi nel Meridione furono barbarici, ma mi ha colpito il ritrovare anche nel tuo articolo
    la storia del sacco del sud, che da noi ultimamente circola parecchio.(…)
    Le poche industrie sopravvivevano grazie ai dazi, quindi non erano in grado di produrre vera ricchezza ed erano così deboli che dopo l’Unità furono subito sbranate dalla concorrenza dell’Italia settentrionale (che pure,
    rispetto al resto dell’Occidente, era sottosviluppata non poco). I capitali che pure c’erano, rapinati e accumulati nei secoli da una minuscola classe dirigente ignorante e feudale, a contatto con il capitalismo quasi avanzato fecero in gran parte una brutta fine. I piemontesi furono scioccati dal ritrovarsi una terra che assomigliava più al Nord Africa che all’Europa, e finirono per comportarsi da potenza coloniale.
    Leggende consolatorie come quella del sacco del Sud ci sono dovunque ci siano frustrazioni o umiliazioni o senso di inferiorità. Purtroppo oggi la usano anche per giustificare l’assistenzialismo al Sud.

  5. Andrea scrive:

    Spesso quando si parla di unità d’Italia nasce in noi un campanilistico sentimento di amor patrio che grida “Viva l’Italia!” e ci fa dimenticare come in realtà, in ogni guerra, perchè guerra è stata, ci siano molte storie dei vinti che i vincitori ricoprono di una pesante patina di omertà e bugie. Nel caso dell’unità d’Italia le storie da raccontare sarebbero tante, troppe. Come riassume bene l’articolo ci furono furti e catastrofi economiche, nonchè l’inizo del filone storico che vede il sud assoggettato e impoverito di fronte allo splendido nord costruito coi soldi del meridione. Per me è sempre un bene che l’Italia sia e rimanga unita, ma ringrazio quest’articolo per aver mostrato come la storia del nostro paese non sia tutta rose e fiori, ma l’intreccio di diversi sentieri che devono unirci nella diversità e nella VERITà

  6. Claudia scrive:

    Grazie x aver condiviso questo pezzetto di storia ” insaputa” visto che non credo proprio appaia nei nostri libri storici! Ho letto l’articolo con piacere…. Scritto con gusto e passione da chi anche se lontano ama ancora la propria terra. Complimenti !!

  7. nobilhuomo scrive:

    un altro lettore che preferisce restare anonimo ha scritto:

    Grazie per l’ulteriore informazione , se puo’ interessarti questa storia , vedi il film IL GATTOPARDO e NOI CREDEVAMO

    Cordiali saluti

    Sono benvenuti i commenti.

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