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Attraversare la Siberia in bicicletta d’inverno. Dino Lanzaretti lo sta facendo (in diretta social)

Giulio Todescan - 30 marzo 2017
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Praga
Dino Lanzaretti Siberia

La Siberia in bicicletta, in pieno inverno, da solo. Partendo dalle rive del Mare di Okhotsk (se non l’avete mai sentito nominare è comprensibile, ma agli appassionati di Risiko gioverà sapere che vi si affaccia la penisola della Kamtchatka) e arrivando fino a quelle del Lago Bajkal, il più profondo al mondo. In comune hanno una cosa: l’acqua è ghiacciata.

È il viaggio che sta percorrendo, il primo a tentarlo a quanto pare, Dino Lanzaretti, ragazzo cresciuto (classe 1977) che è nato e vive a Santorso, nell’alto vicentino, dove conduce una vita normale (l’ultimo lavoro: il cuoco) e dove ha coltivato la passione per i viaggi avventurosi. Il primo, nel 2001: zaino in spalla in Messico, «quasi per gioco in risposta ad una profonda crisi esistenziale» scrive sul suo blog. Poi il Nepal, il Sud America, e nel 2005 la scoperta di un nuovo mezzo di trasporto per le lunghe distanze. In sella a una vecchia bicicletta percorre 8mila chilometri in Indocina.

È la prima di una serie di tappe che lo hanno portato a progettare il tragitto più ambizioso: la Siberia su due ruote. Quel progetto, chilometro dopo chilometro, sta diventando realtà. Il viaggio è cominciato l’8 febbraio 2017 da Magadan, città di mare all’estrema propaggine orientale della regione. Da quel giorno, Dino tiene un diario con foto e video (sfidando il congelamento delle dita) sulla pagina Facebook Dino Lanzaretti – Il blog per partire in bicicletta, dove condivide senza troppi filtri, e con una buona dose di ironia, gli ostacoli, il lento e parziale adattamento a un clima poco adatto all’uomo, le gioie che incontra sulla strada.


L’impatto è stato durissimo. Le prime notti, da quando ha cominciato a pedalare, le ha passate in tenda senza chiudere occhio, per non cadere nel tranello del sonno che, con la temperatura che scende fino a -52 gradi centigradi, sarebbe letale. Dino ha preso a maledire il freddo gelido che gli gelava ogni cosa, barba compresa. Ha dovuto tagliarla perché, ghiacciata com’era, gli impediva di fatto di mangiare.

Quando il sacco a pelo si trasforma in un blocco di ghiaccio e il vento non lascia tregua, la paura di non farcela si fa sentire e nei video traspare qualche momento di scoramento.

Ma la speranza ritorna presto. Merito della solidarietà dei camionisti che offrono allo stremato Dino un passaggio, del calore della gente di Siberia che, ad ogni villaggio che incontra, accoglie Dino come un re. Merito anche delle giornate leggermente meno rigide che inizia ad incontrare, da quando la rotta ha virato verso sud.

«Oggi sono a Ulan-Udé in attesa del visto mongolo» mi scrive Lanzaretti sulla chat di Facebook, il 30 marzo, dalla città della Siberia meridionale. «Sono sceso parecchio a sud! Fa quasi caldo adesso. La notte scende a -20, ma di giorno siamo sopra lo zero. Per ora ho pedalato più o meno 2.500 chilometri, ma sono all’inizio – spiega –. L’ospitalità delle persone è strepitosa. Poi l’ambiente è dannatamente ostile all’uomo, sembra essere su Marte. Se fai un errore ci rimetti la pelle qui».

Poi incontri una baracca di cercatori d’oro siberiani, ti offrono fegato di cervo e ti insegnano a sparare col kalashnikov. E i pensieri negativi passano in secondo piano.

Qual è stato il momento peggiore fino ad ora, gli chiedo. «Ogni giorno è stato difficile, ogni giorno una sfida – risponde lui –. Difficile diventa quando non sei più lucido e le motivazioni ti abbandonano un po’ alla volta. Quando ti cominci a chiedere “ma che cazzo ci faccio io qua”. Allora diventa tutto davvero difficile. E se avessi mollato lì, molto probabilmente non sarei più tornato a casa»

E il momento più bello? «Moltissimi, quando capisci che ce la puoi fare, quando sai che dentro allo stivale ti è rimasto un pezzo di cioccolato non congelato, quando sai che incontrerai un villaggio a breve, quando i camionisti mi invitano sul camion per un the. Tante piccole cose così preziose quando manca tutto».

  • Dino Lanzaretti in Siberia

Ma qual è la molla all’origine di un viaggio così estremo? «Questo lo considero semplicemente ciò che mi piace fare – replica Lanzaretti –. Non c’è sfida, non me ne frega di conoscere i miei limiti né di combattere con la natura. Ho semplicemente pedalato in moltissimi luoghi del pianeta e questo mi mancava. La curiosità mi ha portato fin qui, non una sfida. Mi sto impegnando perché questo mio stile di vita possa sostenersi da solo un giorno. Grazie ad i social potrebbe diventare il mio lavoro».

Su Facebook lo stanno seguendo già in migliaia. E le avventure di certo non mancheranno. Le prossime tappe sono il Lago Bajkal, poi la Mongolia e Pechino. Per poi, forse, ripartire in direzione dell’Asia centrale. Ma quello, sarebbe davvero un altro viaggio.

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