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Redazione Padova - 14 marzo 2014

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Siria, un disastro umanitario che continua

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sirianiIn Siria nei tre anni dall’inizio della crisi, la situazione si è trasformata in un disastro umanitario di dimensioni terribili. Oltre 9 milioni di siriani hanno urgentemente bisogno di assistenza, compresi 6 milioni e mezzo di sfollati all’interno del paese, la metà dei quali bambini, che lottano per sopravvivere tra i combattimenti. Inoltre 2,4 milioni di persone sono fuggite dalla Siria dal gennaio 2012, cercando rifugio in Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto. Migliaia di famiglie sono fuggite verso paesi più lontani. Ad oggi la situazione umanitaria continua a peggiorare rapidamente in gran parte del paese.

Tre anni dopo, questo conflitto ha spinto all’estremo i sistemi di sopravvivenza di milioni di famiglie e ha compromesso la capacità dei siriani, e il paese nel suo complesso, di riprendersi dal perdurare della violenza e dalla distruzione assoluta. Un numero crescente di siriani lottano ogni giorno per soddisfare i loro bisogni primari. Molti in vaste zone del paese, stanno morendo di fame. Oggi il popolo siriano riesce a malapena a riconoscere la sua comunità, una volta fiorente, e la sua nazione, una volta prospera. Dall’inizio della crisi la Mezzaluna Rossa Siriana (SARC) è stata il principale fornitore di servizi umanitari, raggiungendo oltre 3 milioni di persone ogni mese.

“Nel 2010 i nostri obiettivi erano quelli di assistere oltre 140.000 Iracheni che avevano cercato rifugio in Siria, di prepararci a rispondere a catastrofi naturali e di assistere altre Società Nazionali durante le crisi”, afferma il Presidente della SARC Abdulrahman Attar. “Tre anni più tardi, insieme con i nostri partner del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, stiamo fornendo soccorso in modo imparziale a milioni di siriani colpiti dal conflitto”.

“Il passaggio da una Società Nazionale che opera in tempo di pace ad una agenzia a capo del coordinamento del Movimento e degli sforzi umanitari globali nel bel mezzo di un conflitto armato che coinvolge milioni di persone è stata una sfida enorme per noi”, dice Attar. “Innanzitutto è l’impegno dei nostri volontari di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa verso i Principi Fondamentali di neutralità, imparzialità e indipendenza, e il loro coraggio di fronte al pericolo enorme che rende possibile il nostro ruolo e la nostra risposta”.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, circa 3 milioni di civili oggi sono ancora intrappolati in aree circondate dalla violenza in corso, senza, o con un limitato e irregolare accesso all’assistenza umanitaria. Mentre l’intero paese è stato colpito dal conflitto, la situazione è particolarmente allarmante nei sobborghi di Damasco, nei governatorati della zona rurale di Damasco, Aleppo, Homs, Dara’a, Idleb, Hama, Deir Ezzor, Raqqa, così come nel governatorato di Hassakeh. Dal gennaio 2014 le squadre SARC hanno consegnato aiuti umanitari indispensabili e svolto servizi in tutti i 14 governatorati siriani dove la popolazione vive in estrema costrizione. A Deir Ezzor le squadre SARC hanno consegnato soccorsi essenziali dopo quattro mesi di ostacoli e combattimenti continui. Dall’inizio del conflitto 34 volontari dello staff della Mezzaluna Rossa Siriana sono stati uccisi mentre svolgevano la loro missione umanitaria e molti altri sono stati feriti. “Questo è un tributo inaccettabile per le loro famiglie e per l’organizzazione”, dice Attar. “Molto di più deve essere fatto da tutte le parti in conflitto per rispettare gli emblemi della Mezzaluna Rossa e della Croce Rossa e per garantire che coloro che cercano di salvare vite non diventino essi stessi vittime”.

Nei paesi confinanti con la Siria la sofferenza della gente continua con circa 2,4 milioni di rifugiati a cui mancano tutti i tipi di necessità primarie. Le comunità ospitanti si trovano ad affrontare pressioni enormi. La tensione sui mezzi di sussistenza locali, sulle infrastrutture e risorse in questi paesi non è sostenibile, così come continua a crescere la corsa verso risorse quali l’accesso alle cure sanitarie, scuole e beni di prima necessità. La mancanza di mezzi di sussistenza sostenibili e le tensioni tra le comunità rappresentano alcuni dei principali rischi sia per i rifugiati siriani sia per le famiglie ospitanti sovraesposte.

Mentre il mondo registra il terzo anno dall’inizio del conflitto, il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ribadisce il suo appello alle parti in conflitto a rispettare le loro responsabilità ai sensi del Diritto Internazionale Umanitario. Il Movimento si impegna a fare di più per alleviare le sofferenze di milioni di Siriani colpiti dal conflitto, ma può farlo solo se le parti coinvolte nelle ostilità garantiscono in ogni momento il passaggio rapido, sicuro e senza ostacoli del soccorso umanitario imparziale.

 

 

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