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Sognando Istanbul: prima tappa Lubiana

Redazione Padova - 29 gennaio 2013
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Un viaggio in autostop dalla dotta Bologna verso Istanbul. Un sogno, un percorso a tappe. Si avvererà? Ce lo racconta (a puntate) Michele Rinaldi.

Con la primavera alle porte a Bologna si respirava aria d’estate e di vacanza. Perché non andare in Turchia quindi? La vecchia e lontana Costantinopoli, la città che divide due continenti, se si ha un cane al guinzaglio lo si può far sedere in Asia mentre tu sei in Europa semplicemente portandolo a fare i bisogni sul modernissimo ponte del Bosforo. Istanbul, la città dei mille colori, la città che non dorme mai (perché bevono troppo tè), la città dei minareti e delle moschee,
la città del “doner kebab”.

Vivendo con 2 turchi nel mio appartamento bolognese ho sempre sentito parlare sia male che bene di questa megalopoli, c’è chi la definisce stupenda e caotica e c’è chi la definisce brutta e caotica, penso che il giudizio sia direttamente proporzionato a quanto piace il caos. Dopo 24 ore di lunga e intensa organizzazione io e il mio caro amico Met decidiamo di partire con poche monete in tasca alla scoperta del Bosforo e del kebab. Appunto, avendo poche monete in tasca optiamo di fare l’autostop fino in Turchia, mezzo di locomozione poco convenzionale ma alla portata di tutti.

Prima tappa Ljubljana nella fredda Slovenia. Il piano era di raggiungere il casello autostradale a piedi e da li cercare uno “strappo” per il primo autogrill. Circa 380 km dividono la città emiliana da quella slovena.
Ero già stato a Ljubljana un paio di mesi prima, quindi avremmo avuto un tetto sopra la testa. Una mia cara amica, Liza, ci avrebbe ospitato per la notte nella sua casa rurale nella prima periferia della città. Una ragazza solare, piena di energie che vive col suo gatto da atteggiamenti molesti. Il problema era raggiungere la Slovenia. Nonostante le previsioni, al casello bolognese non attendiamo più di 10 minuti prima di prendere il primo passaggio verso Padova, a
circa 50 km direzione nord. Il poliziotto in borghese che ci offre lo strappo ci “scarica” sul primo autogrill nei pressi della città veneta, pochi minuti per riprender fiato, festeggiare la partenza riuscita con un tramezzino, e chiedere un nuovo passaggio verso Venezia, da li poi Trieste e il confine italo-sloveno. Qualche problema lo
riscontriamo sul passaggio di Mestre, uno snodo autostradale difficile da interpretare. A darci il passaggio verso la laguna veneta è un ragazzo neolaureato in ingegneria, da Firenze era diretto a Venezia per visitare la dolce metà. Un ragazzo non tanto sveglio e soprattutto di pochissime parole, qualche informazioni sul viaggio e su dove eravamo diretti, poi l’autismo più totale. Una svista del conducente ci fa perdere 3 ore sull’autostrada, 3 ore che utilizziamo
per ritornare 10km in dietro per poi proseguire verso Trieste. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, dopo le ore perse in autostrada, troviamo una signora gentilissima che con la sua carrozza ci avrebbe portato fino in Slovenia. Una mamma adorabile, era diretta a Trieste a trovare la figlia che lavorava in un laboratorio chimico.

Grazie a lei facciamo un velocissimo tour della città, il tempo di prelevare Cristina e poi diretti in Slovenia, a pochi chilometri dal confine, solo per fare il pieno di benzina all’auto.

Siamo in Slovenia. Abbiamo oltrepassato il confine, da li non sarebbe più stato possibile tornare indietro ci dicevamo. Nei prossimi giorni ci saremmo dovuti abituare al cambio di lingua, di valuta corrente e soprattutto di cultura. Sapevamo quello che ci aspettava, la Croazia, la Serbia, la Bulgaria, la Grecia e forse la Turchia.
Siam partiti alle prime ore del mattino dalla mite Bologna per ritrovarci nel primo pomeriggio tra le fredde e ventose montagne slovene. Eravamo quasi arrivati a destinazione, la prima delle tante, Ljubljana era oramai a circa 60km ad est. L’ultimo passaggio lo prendiamo da una simpatica signora anziana che non parla una
parola di inglese. Comunichiamo a gesti, nel portabagagli tiene uno slittino da neve e una piccola piscina gonfiabile, non facciamo domande. Pochi minuti per capire come funzionasse la radio della piccola utilitaria rossa e ci incamminiamo. Probabilmente è stato il passaggio più lento della storia dei passaggi, quei 60km son sembrati un eternità, ma come dice il detto “chi va piano va sano e va lontano”. Dopo circa 2 ore, il cielo sopra la Slovenia iniziava ad imbrunire e la stanchezza iniziava a farsi sentire, entriamo nella piccola città da nord. La simpatica signora ci accompagna fin sotto
la sua abitazione, spegne il motore, scarica gli zaini e ci augura “buona fortuna”.

Siamo a Ljubljana. La periferia è alquanto degradata, deserta. Un posto tranquillo dove metter su famiglia. Il clima dell’est Europa iniziava a farsi sentire. I casermoni in stile sovietico coloravano di grigio il quartiere nord della capitale. Poche fermate di autobus ci separavano dal centro della città, dove avevamo appuntamento con la nostra prima “couch surfer”. L’hoster di couchsurfing è una persona a caso che ti offre ospitalità in cambio di una bottiglia di vino e di una chiacchiera. Finalmente dopo ore di travaglio riusciamo a posare gli zaini pesanti e sederci su una poltrona di
velluto. Giusto il tempo di prender fiato che il nostro “Cicerone” ci fa fare un tour guidato tra i vicoli di Ljubljana. Purtroppo il tempo stringe, solo poche ore possiamo stare in città, il tempo di riposare e poi ripartire di nuovo alle prime luci del mattino, direzione Croazia. Nonostante il breve tempo a disposizione riusciamo ad avere un
immagine di insieme della piccola capitale Slovena, divisa in due dal fiume Ljubljanica.

In un caratteristico e ordinario mercatino riusciamo ad assaggiare perfino alcune pietanze locali, quali il “burek” sloveno, un involtino con ricotta e carne, e svariati dolci come lo “strudel” e il famosissimo “kroft”, da noi comunemente chiamato “bombolone”. La mia passione per i distillati mi porta ad assaggiare il “ganje” una grappa estremamente alcolica a base di prugne e ciliegie. Purtroppo non sono riuscito ad assaggiare dei dolcetti al miele a forma di cuore, i dolci più antichi della Slovenia.


Troviamo anche il tempo di far visita al castello di Lubiana, una fortezza medievale posta su una collina incastrata nella città. Purtroppo recenti ristrutturazioni hanno amalgamato strutture in moderno acciaio e cemento con l’antichità del tufo e dei mattoni di pietra, rendendo la struttura amorfa, un punto di non incontro tra vecchio e nuovo.
Verso le 2 del mattino finiamo a conversare in salotto con la nostra “hoster”, un paio di birre esclusivamente slovene e un cd di musica Jazz. Il bello dell’autostop e del “couchsurfing” sta essenzialmente nel sentire ogni giorno una storia diversa. Una storia raccontata da una persona che probabilmente non rivedrai mai più nella vita, o forse si.
Abbiamo poche ore per riposarci, poi un altra estenuante giornata sulle autostrade dell’est Europa ci attende. Stremati prima di infilarci nei nostri sacchi a pelo studiamo la via da fare per lasciare la città, il posto più adeguato dove attendere un passaggio e l’eventualità remota di come uscire dalla Slovenia ed entrare in Croazia.

Michele Rinaldi (continua)

Leggi la seconda puntata

2 comments

  1. Ciao!!!Il tuo racconto mi sta appassionando un sacco…forse perchè proprio l’anno scorso ho iniziato a conoscer emeglio l’est Europa, sia il territorio sia la loro cultura. Ho notato che fare l’autostop è molto frequente all’estero, più che Italia sicuramente! e ci sono un sacco di siti per condividere passaggi. Complimenti!!!! Resto in attesa delle tappe successive 🙂

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