Alterrative e la sterminata Città del Messico

Redazione Padova - 7 luglio 2015

A lezione di Visual journalism con Matteo Moretti e Andrea Zaggia

Redazione Padova - 7 luglio 2015

Srebrenica, vent’anni dopo, un massacro dimenticato. Un libro per ricordare

Redazione Padova - 7 luglio 2015
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Un'immagine dall'inchiesta web Repubblica Popolare di Bolzano
srebrenica

Cos’è successo in questi vent’anni? Forse abbiamo un po’ imparato a familiarizzare con la parola, difficile da scrivere (e ardua da pronunciare): Srebrenica. Ma cosa sappiamo davvero di quel luogo, per noi spesso lontano, della Bosnia Erzegovina? Un massacro difficile da immaginare e, forse anche per questo, da ricordare. Era l’11 luglio del 1995, vent’anni fa. Oltre diecimila uomini, bosniaci musulmani – e non tutti avevano avuto la fortuna di diventarlo, visto che i morti si contavano fra i 12 e i 76 anni – vengono catturati, torturati, uccisi e gettati in fosse comuni dalle forze nazionaliste serbo-bosniache agli ordini di Radko Mladic. Anche molte donne muoiono, dopo aver subito violenza dagli stessi soldati.

Sono passati vent’anni: pochi, se pensiamo che dall’altra parte del mar Adriatico succedeva questo. Succedevano stermini che si leggono nei libri di storia, ma non sono affatto confinate nel passato. Sono ieri, l’altroieri, a volte (pensiamo ad alcuni paesi africani, ma non solo) oggi. Sono tanti i motivi per cui vi consigliamo di leggere il libro di Riccardo Noury e Luca Leone entrano con Srebrenica. La giustizia negata nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.

Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”.
Questo libro è un reportage nel buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più nere della storia europea del Novecento e sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.

“Lo sconvolgente volume di Riccardo Noury e Luca Leone Srebrenica. La giustizia negata, ci mostra che la comunità internazionale e le vaste maggioranze delle nostre società, sono segnate da un tragico fallimento perché se i sopravvissuti al genocidio di Srebrenica e i familiari dei trucidati, delle donne stuprate, dei torturati e fatti a pezzi, non trovano giustizia e pace a distanza di vent’anni e se atrocità di simile portata si sono prodotte nelle terre della ex Jugoslavia che conobbe nelle sue forme più brutali la ferocia dei nazisti e dei fascisti, ci troviamo di fronte alla bancarotta morale dell’intero Occidente in primis, in particolare dell’Europa comunitaria pavida e opportunista, nonché dell’Onu, imbelle e impotente”. (Moni Ovadia)

“Luca Leone e Riccardo Noury sanno quanto sia importane raccontare ciò che è stato fatto a Srebrenica e quanto sia vitale che anche gli altri, più persone possibile, sentano e facciano qualcosa affinché finalmente avvenga quello che le Donne di Srebrenica da anni chiedono durante le loro proteste non violente, che si svolgono l’11 di ogni mese a Tuzla: ‘Noi vogliamo verità e giustizia, e vogliamo condanne per i criminali’”. (Irfanka Pašagić)

Ecco un estratto dal libro (pubblicato da Infinito Edizioni).

C’è un’altra ragione che spiega il distacco emotivo da Srebrenica, il ridimensionamento del genocidio a un fatto non eccezionale e controverso di guerra. Quella ragione è il modo in cui oggi vediamo l’Islam. All’inizio degli anni Novanta, l’Islam non era ancora il “nemico”. Non lo era più il comunismo. Erano anni in cui identificare vittime e carnefici era chiaro e non c’era bisogno di contaminare i senti­menti con le fobie. L’islamofobia era prevalentemente confinata all’interno di gruppi religiosi tradizionalisti. Sarajevo era la città perfetta, in cui quattro religioni monoteistiche convivevano. Era la Gerusalemme realizza­ta, mentre lì partiva la seconda intifada.

L’11 settembre 2001 è stato lo spartiacque. Da quel giorno, ogni ragionamento su una religione praticata da circa un miliardo e mezzo di persone nel mondo è stato raso al suolo in nome della sua identificazione, del suo schiacciamento sulle azioni di gruppi che all’Islam si richiamano: i talebani, la rete del terrore qaedista, e via via i ribelli libici, i Fratelli musulmani, il Fronte al-Nusra, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante e ora lo Stato islamico tour court. L’Europa si è fatta divorare dall’islamofobia, col contributo nient’affatto trascurabile di criminali efferati, come quelli che a Parigi “per vendicare il profeta” hanno compiuto una strage il 7 gen­naio 2015 nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, replicata il giorno dopo in un supermercato kosher.

Resta il fatto che un velo, un kebab, una moschea, una barba sono diventati il bersaglio delle leggi, dello stigma, del sospetto. A Sarajevo si è iniziata a vedere qualche donna velata. In nome dell’i­slamofobia, si è rimesso tutto in discussione. Come per certe per­sone era meglio Bashar el-Assad rispetto all’Isis, era meglio Mladic rispetto ai musulmani bosniaci. L’elenco infinito degli uccisi di Srebrenica è stato riletto con que­sta filigrana fobica, e via via quegli uomini, quei ragazzi, sono di­ventati sempre meno europei, sempre meno slavi, sempre meno bosniaci e sempre più musulmani.

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Luca Leone, giornalista professionista, è nato nel 1970 ad Albano Laziale (Roma).
Ha scritto o scrive, tra gli altri, per LiberazioneAvvenimentiInternazionaleModus VivendiIl Venerdì di RepubblicaPopoli e Missione, Medici Senza FrontiereGalateaVitaMisna.
Ha pubblicato:
– Infanzia negata, Prospettiva edizioni, Roma, 2003;
– Il fantasma in Europa. La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza e ipotesi di sviluppo, Il Segno dei Gabrielli, Verona, 2004;
– Anatomia di un fallimento. Centri di permanenza temporanea e assistenza (a cura di), Sinnos editore, Roma, 2004;
– Srebrenica. I giorni della vergogna, Infinito edizioni, 2005 (quattro edizioni, 2005-2011);
– Il prode Ildebrando e la bella Beotonta, Infinito edizioni, 2005;
– Sotto il Mattone. L’avventura di cercare casa, Infinito edizioni, 2007;
– Uomini e belve. Storie dai Sud del mondo, Infinito edizioni, 2008;
 100 ottime ragioni per non amare Roma, Infinito edizioni, 2010;
 Enzo, Infinito edizioni, 2010;
– Bosnia Express, Infinito edizioni (tre edizioni), 2010;
– Saluti da Sarajevo, Infinito edizioni, 2011;
– Mister sei miliardi, Infinito edizioni, 2012;
– Fare Editoria, Infinito edizioni, 2013.
– Le avventure dell’Agente Zero Zero Meh, Infinito edizioni, 2013 (solo digitale)
– I bastardi di Sarajevo, Infinito edizioni, 2014
Srebrenica. La giustizia negata, (con Riccardo Noury), Infinito edizioni, 2015
Riccardo Noury è il portavoce di Amnesty International Italia, organizzazione non governativa per i diritti umani di cui fa parte dal 1980. Ha curato Non sopportiamo la tortura (Rizzoli Libri Illustrati, 2001), Poesie da Guantánamo (Edizioni Gruppo Abele, 2007) ed è stato coautore di Un errore capitale (Edizioni Cultura della Pace, 1999). Blogger per Il Corriere della SeraIl Fatto Quotidiano e Articolo 21. Zemaniano. Con la nostra casa editrice ha pubblicato (con Luca Leone) Srebrenica. La giustizia negata (2015).

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