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Redazione Padova - 27 maggio 2014

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Strage di Piazza della Loggia, l'oblio vince

Redazione Padova - 27 maggio 2014
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strage-piazza-loggiaLe immagini sono in bianco e nero ma, per una volta, è forse più famoso un frammento audio. Quello dello scoppio della bomba in piazza della Loggia, quarant’anni fa, alle 10.02 del 28 maggio 1974. Il sindacalista Franco Castrezzati sta tenendo il suo comizio quando ecco, fragoroso, il botto. Subito ci si accorge di quanto sta succedendo: una bomba, un’altra strage di una stagione di tensione cominciata cinque anni prima in un’altra piazza, Fontana, a Milano. A Brescia, quella mattina, morirono morirono Giulietta Banzi Bazoli, Livia Bottardi Milani, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi, Clementina Calzari Tedeschi e Vittorio Zambarda.
Una differenza con altre stragi però c’è, e anche una triste somiglianza: di colpevoli accertati non se ne parla, però se ne conosce la matrice di destra, neo-fascista. Se ne dovrebbe conoscere la matrice, meglio dire: il Censis ha sottoposto 7.186 studenti delle scuole superiori di città e provincia ad un questionario, ricavandone un triste risultato: il  37,1% degli studenti infatti ritiene che sia stata una strage mafiosa,  il 28,6% del terrorismo rosso e il 26% del terrorismo nero. Un quadro sconfortante, soprattutto se si pensa che i ragazzi sono quasi tutti bresciani. E’ la loro, prima ancora che la nostra, storia. Eppure questo è il rischio che si corre quando non si coltiva la memoria: otto persone, vite, speranze, sogni spezzati, e un po’ dimenticati.

Ecco le iniziative per il ricordo della strage.

Così Castrezzati ricordava due anni fa quei momenti. (da Il giornale di Brescia)

L’uomo ha 86 anni e capelli d’argento. Fresca la memoria, la voce quasi gli si rompe quando ricorda. «Ancora oggi – dice – mi sveglio di soprassalto, urlando. Non si può dimenticare. Non si deve». Racconta quei giorni, gli attentati che indussero gli antifascisti del Cupa e i sindacati ad organizzare la manifestazione. Le immagini a ritroso nel tempo lo riportano all’esplosivo contro le sedi del Psi, della Dc e del sindacato a Lumezzane. All’esplosivo piazzato nell’ufficio della Cisl, in via Zadei, da dove egli stesso diede l’allarme quando trovò la miccia dando un’occhiata. Un caso. «Arrivarono subito dalla Questura. Un colonnello degli artificieri mi fece poi vedere otto candelotti di esplosivo nascosti tra le scatole delle etichette per la corrispondenza. Di quelle che oggi non si usano più».

Ecco, dunque, Franco Castrezzati parlare dal palco nella piazza. «Avevo iniziato alle 10 in punto, c’era gente che stava ancora entrando. All’improvviso, due minuti dopo, il fumo. E l’eco del botto. Ho visto la piazza come “aprirsi”, la gente a terra. Non riuscivo a capire…». Il tempo si ferma, sospeso irrealmente in quella nuvola assassina che si dirada lasciando spazio all’orrore. «Non riuscivo a capire, c’era grande confusione. Gente che gridava, piangeva. Persone che si lamentavano. Non si capiva se ci fossero morti o feriti. Poi, poi…».

La bomba semina morte, orrore, paura. Lui invita alla calma, richiama il servizio d’ordine. Chi non ha avuto conseguenze si sposta in piazza Vittoria. «Invitai tutti a rientrare nelle scuole e nelle fabbriche, a non perdere contatto con i sindacati». Pochi metri più in là il sangue viene lavato via disperdendo tracce preziose: «Non dovevano farlo. Ho visto a Brindisi, pochi giorni fa, tutto è stato chiuso, niente toccato».

Ci sono corpi straziati, disperazione. «Ho incontrato Luigi Bazoli, cercava sua moglie. L’avevo vista a terra, non ho avuto il coraggio di dirglielo. Cercavo mio fratello Giovanni, che lavorava all’Om ed era in piazza. Era ferito a una gamba. Gliela legammo con i cavi dell’impianto di amplificazione per fermare l’emorragia. Più tardi l’on. Bruno Storti, che quel giorno era a Desenzano per il Consiglio nazionale della Cisl e si precipitò in città non appena seppe dell’attentato, mi disse che era stato in ospedale. Mio fratello era fuori pericolo». C’è pure un sottufficiale dei carabinieri, nel ricordo di Castrezzati. «Mi disse che quella era una bomba dei rossi, per colpire le forze dell’ordine».

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