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Sud Sudan, la guerra civile infuria: SOS del Cuamm

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Migrants stuck at Bicske railway station
4.Amish a Pittsburgh, Pennsylvania
Sudan_Cuamm4

L’ospedale di Medici con l’Africa Cuamm in Sud Sudan si ritrova al centro della guerra civile. Che in quel paese, nonostante il silenzio dei nostri media, non è affatto finita, anzi ha avuto un ritorno di fiamma di violenze nell’ultimo mese. La zona di Lui, nello stato del Western Equatoria, la città di 150 mila abitanti dove ha sede l’ospedale con una scuola per ostetriche con 20 studenti, personale locale e un team di 13 operatori Cuamm tra medici, ostetriche e logisti, è diventata un inferno poco più un mese fa, quando le forze governative hanno cominciato a sparare contro i ribelli, i cosiddetti “arrow boys”. E i medici volontari chiedono un aiuto anche economico per far fronte alla maggior mole di lavoro.

«Si spara mattina, mezzogiorno e sera – racconta don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm -. I nostri asserragliati dentro le case del compound, uniche costruzioni in muratura. Le linee telefoniche sono saltate, si parla solo attraverso il satellitare. E quando parli con i nostri, senti in sottofondo i colpi ripetuti e vicini dei kalashnikov. Non è facile rimanere lucidi e non lasciarsi prendere dall’ansia».

Ora le armi hanno momentaneamente cessato di parlare. Ma la situazione è rimasta tesa, confusa e la gente è terrorizzata e affamata: «Qualcuno è stato ammazzato, qualche casa o ufficio è stato bruciato e saccheggiato – prosegue il racconto -. Tutti hanno fame! Le famiglie abbandonano capanne, villaggi, quel poco che hanno e scappano. Si accampano nelle località limitrofe dove la situazione sembra essere un po’ più tranquilla. Nell’area che circonda l’ospedale ci sono circa 20-30 mila sfollati che hanno bisogno di tutto».

Ai malati si aggiungono i profughi che arrivano dall’area circostante e si rivolgono all’ospedale. «Assistiamo le mamme a partorire e i bambini che si ammalano di malaria e diarrea, oltre agli inevitabili feriti da arma da fuoco – spiegano dal Cuamm -. Abbiamo poi iniziato ad assistere i tanti disperati e le numerose famiglie che stanno scappando e necessitano di ogni cosa: acqua, cibo, coperte perché di notte fa freddo, assistenza sanitaria di base. C’è bisogno immediato che qualcuno li soccorra e si prenda cura di loro. L’obiettivo adesso è la sopravvivenza. E con questa, mantenere viva la fiducia in un futuro diverso e migliore, nonostante tutto».

Per aiutare il lavoro dei Medici con l’Africa Cuamm in Sud Sudan si può contribuire inviando denaro sul conto corrente, con causale “Emergenza Sud Sudan”. Qui le coordinate bancarie: c/c postale 17101353 intestato a Medici con l’Africa Cuamm; IBAN: IT 91H0501812101000000 107890 per bonifico bancario presso Banca Popolare Etica, Pd. Info e aggiornamenti qui.

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