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EDWARD-SNOWDENNessuno avrebbe mai pensato che la democrazia britannica avrebbe potuto macchiarsi di calpestare le leggi dei giornali! Le intromissioni fatte nei confronti del “The Guardian” rappresentano un attacco contro tutti i giornali che pubblicano la verità.

Cerchiamo di ricostruire la storia: durante la scorsa estate, due funzionari della sicurezza britannici si sono presentati alla redazione del The Guardian di Londra per presenziare alla distruzione di un portatile della Apple. Il computer conteneva materiale sensibile dello “spione” Edward Snowden. Il governo britannico aveva cercato di convincere l’editore Alan Rusbridger a non pubblicare i materiali di cui era in possesso; il motivo di tale richiesta era che i materiali potevano contenere informazioni pericolose per la sicurezza nazionale.
Ma Rusbridger non si é fatto intimidire, anzi ha ritenuto che le informazioni date da Snowden sulla sorveglianza massiccia di cittadini comuni sia in Gran Bretagna che in America, fosse un argomento di grande interesse. Ogni informazione é stata preceduta da una attenta valutazione dei materiali informativi nel rispetto delle regole sulla trasparenza e in seguito pubblicata. L’editore ha inoltre spiegato al governo britannico, che il giornale ha altre sedi oltre a quella londinese e che gli articoli sarebbero stati pubblicati altrove, qualora la sede londinese fosse stata impedita nel suo lavoro.

In risposta al suo rifiuto il “grande fratello” ha minacciato di ricorrere alle vie legali. Coinvolta sembra essere anche Downing Street, sede del primo ministro inglese. Il 20 luglio, nella cantina del giornale e in presenza di due funzionari della sicurezza nazionale, l’editore ha presenziato allo smantellamento del computer con le informazioni di Snowden. E cosí alla fine il desiderio del governo britannico é stato soddisfatto lui che avevva dichiarato guerra a chiunque avrebbe rivelato dati sensibili.

Ma invece che fermarsi le riverlazioni sono aumentate e i dettagli sono stati sempre piú sorprendenti. Durante l’autunno le intromissioni nell’attivitá del giornale sono continuate. Bisogna dire che i giornali di portata internazionale sono abituati agli attacchi dei diversi stati, ma questa volta é stato diverso; l’attacco é venuto da una delle democrazie piú antiche del mondo. Per secoli la Gran Bretagna avevav aperto la strada alla libertà di stampa.

Un rappresentante dell’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha dichiarato con tono aspro, che non é accettabile indietreggiare nel processo di democratizzazione avutosi negli ultimi 300 anni! Una critica alquanto dura, ma motivata. L’atteggiamento della Gran Bretagna ci fa capire come si comportino le nazioni non democratiche nei confronti di chi voglia far sapere la veritá.

Da parte del governo svedese non si é alzato alcun commento, anzi sembra che Fredrik Reinfeldt e Carl Bildt non siano stati informati della alquanto scottante notizia in merito alla “sorveglianza di massa”. La Svezia non si é unita nemmeno alla protesta di Angela Merkel, capo di stato della Germania, il cui telefono era stato spiato dagli USA, e nemmeno al malumore crescente dell’opinione pubblica europea. Insomma non un ronzio o un sospiro di lamento. È come se lo stato svedese trovasse poco importante che la privacy della gente comune venga violata. Tale silenzio solleva interrogativi sul ruolo svolto dalla Svezia nello scandalo: vengono forse sorvegliati anche i cittadini svedesi? Gli Stati democratici devono ovviamente essere in grado di proteggersi dagli attacchi terroristici, ma la difesa dello Stato di diritto deve avvenire democraticamente e in trasparenza.

Lo scandalo della NSA americana, ha rivelato che le intercettazioni hanno una vita tutta loro, nascosta alla società pubblica. I capi delle principali aziende IT non sanno quali informazioni vengano distribuite dalle proprie aziende sui propri utenti. I politici che hanno la funzione di controllo si dimostrano solamente dei funzionari e o non capiscono la gravitá della cosa o non capiscono l’utilizzo della tecnologia avanzata!

La Germania è probabilmente il paese in Europa che ha reagito con piú forza alla sorveglianza del grande fratello, non tanto perché il telefono della Merkel sembra sia stato spiato, ma in quanto i tedeschi sanno cosa significhi vivere in una società spiata. L’apparato spionistico della Germania dell’Est, la Stasi, si prese la libertá per decenni di poter indagare su qualsiasi persona e di qualsiasi cosa, raccogliendo dati per poi poterli tirare fuori in caso di ricatto; tale realtá é stata rappresentata nel film memorabile del 2006 “Le vite degli altri.” I tedeschi non vogliono assolutamente ritornare a quel tipo di societá. Protestano e pretendono che i tribunali impediscano ogni tentativo d’interferenza nella sfera privata. Non vi è alcun motivo per gli svedesi di essere meno vigili, soprattutto quando a prendere il trapano per distruggere il computer e per nascondere la veritá, é una democrazia nelle immediate vicinanze!

Antonella Tiozzo

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