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Svezia, gli scritti dei figli degli italiani (3)

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Uno dei miei compiti in qualità di madrelinguista, cioè insegnante di italiano per i figli degli immigrati in Svezia, è quello di insegnare loro a sviluppare quelle conoscenze che non possono ricevere dall’uso della lingua in ambiente familiare. Certo già questo è un regalo impagabile che i genitori fanno ai propri figli!

La competenza forse più difficile nell’apprendimento di una lingua riguarda la capacità di scrivere la parola sulla carta. Questa in genere è un competenza che viene sviluppata soprattutto a scuola. Nella nostra particolarità, gli alunni bilingui residenti all’estero, possono avere un ottimo livello di bilinguismo nell’uso della lingua orale, ma una debole conoscenza della lingua scritta per la seconda lingua materna, cioè quella che non usano a livellos colastico quotidianamente. E´come se essi avessero in orale l’età acquisita e nello scritto l’età in cui si inizi ad andare a scuola. Le difficoltà che essi incontrano sono le più svariate, da problemi di spelling, di grammatica, di vocabolario, di scelta dei termini appropriati all’argomento affrontato; problemi semplici che possono essere superati con l’uso del computer, ma altri più complicati, che richiedono uno studio adeguato, sistematico che possa dare sviluppi nel tempo, uno sviluppo parallelo allo sviluppo della lingua scritta scolastica, del paese in cui l’alunno va a scuola.

Durante questo anno scolastico ho investito una gran parte del tempo per sviluppare questa competenza con diverse attività, basate sullo scritto. Alla fine dell’anno devo trarne delle conclusioni e posso dire che i risultati ci sono: Questo dimostra che è sempre possibile migliorare le proprie conoscenze linguistiche, che la seconda lingua materna deve essere curata esattamente come la prima per poter avere il livello della prima. Questa era una delle tante risposte che io insegnante mi madrelingua cercavo, cioè se fosse possibile migliorare le conoscenze dello scritto dei miei alunni, nel poco tempo dedicato per l’apprendimento della madrelingua, una sola ora la settimana.

Oggi, arrivati alla fine dell’anno scolastico desidero pubblicare alcuni di questi scritti in cui gli alunni del corso di madrelingua hanno espresso le proprie opinioni in merito ai problemi da loro più sentiti, i problemi di tutti i giorni. Ovunque essi siano, questi ragazzi mezzi italiani sono tutti parte della stessa società, quella italiana, una società che con i pensieri può cambiare il mondo. Per me è un piacere ascoltarli, spero lo sia anche per voi!

svezia (2)

Eccone altre due. I precedenti: 1, 2

Bianca, 6 B

IL CIBO CHE TI DANNO A SCUOLA

 

Io penso che il cibo della scuola non sia tanto buono. Noi bambini lo diciamo ai nostri genitori e agli insegnanti, peró nessuno non fa mai nulla. Io non so bene perché, ma credo che molti adulti pensino che noi alunni esagerimao, forse credono anche che ció si mangia a scuola non sia poi cosí male. Mi chiedo se questi adulti abbiano mai assagiato ció che ci viene dato. Il fatto che il cibo sia poco buono ha delle conseguenze che portano a dei problemi piú gravi. Se ai bambini non piace, non lo mangiano, ma se non lo mangiano, non ricevono tutte le vitamine, proteine, minerali necessari per avere la forza di stare a scuola, seguendo le lezioni concentrati e imparare ció che serve. Questa conseguenza é molto negativa, perché se i bambini non imparano, allora la scuola é inutile. Tutti credo siano informati di questo problema, ma a me sembra che nessuno faccia niente.

 

Eppure io credo che un modo ci sarebbe. Basterebbe che ogni scuola avesse un cuoco, che fosse bravo, che abbia imparato a cucinare bene e in modo sano. Non serve che il cuoco conosca tutte le ricette, bastano quelle semplici ma buone che piacciono a noi bambini. Ogni scuola potrebbe poi avere un tavolo con le verdure di stagione e con la frutta fresca. Anche questa mi sembra una buona idea.

A me sembra che basti poco, come mai gli adulti non ci pensano?

 

 

Hanna, classe 6 A

L’ACQUA, UN DONO CHE SPRECHIAMO!

L’acqua impura é un problema in tutto il mondo ma soprattutto in Africa. Lei, la signora acqua, é la causa delle malattie  quando la si beve. Ogni giorno muoiono ben 4 mila bambini a causa delle malattie trasmesse dall’acqua. Pensate che questi bambini non hanno bisogno di medicine costose, ma solamente di acqua potabile. In Africa le persone, soprattutto donne e bambini, dedicano un quarto delle ore di lavoro per andare a prendere l’acqua, che di solito é distante da casa. La trasportano sulla propria testa per lunghi tratti di strada tutta a piedi. I bambini per dedicare il tempo all’approvigionamento e al trasporto dell’acqua non possono andare a scuola. Gli adulti, soprattutto le donne, per fare questo lavoro perdono la possibilitá di investire il tempo facendo altre cose, come per esempio migliorare il proprio futuro.

Noi in Svezia sprechiamo l’acqua senza preoccuparci degli altri. Io vorrei che tutti noi pensassimo di piú a chi ha bisogno dell’acqua per sopravvivere, quando facciamo la doccia e ne sprechiamo tanta.

Antonella  Tiozzo Lundin

Leggi le puntate precedenti: 1, 2

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