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	<title>AND - A Nordest Di che... &#187; Unesco</title>
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	<description>diari dal mondo e reportage di viaggio</description>
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		<title>Cartolina da Evora</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 08:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mattia gusella</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Erasmus globale]]></category>
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		<description><![CDATA[Lasciata Parigi, inizia il secondo semestre e ci trasferiamo tutti in Portogallo, ad Evora. 130 Km da Lisbona, al centro dell&#8217;Alentejo, è una piccola cittadina di poco più di 50.000 abitanti. Una cittadina da cartolina appunto. Il centro storico nel [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/02/limoni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7067" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.anordestdiche.com/wp-content/uploads/2012/02/limoni-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>Lasciata Parigi, inizia il secondo semestre e ci trasferiamo tutti in Portogallo, ad Evora. <strong>130 Km da Lisbona, al centro dell&#8217;Alentejo, è una piccola cittadina di poco più di 50.000 abitanti.</strong></p>
<p><strong>Una cittadina da cartolina appunto. Il centro storico nel 1986 è stato dichiarato patrimonio mondiale dall&#8217;UNESCO.  Piazzato su una collina, in cima i resti di un tempio romano e la cattedrale, è cosparso di chiese e chiesette, e fatto di un&#8217;infinità di viuzze.</strong></p>
<p>Piuttosto strette e tendenzialmente senza marciapiede, sono definite dalle pareti delle case. Fondo in pavé, molto bello, ma non esattamente una gioia per i piedi. Le vie pedonali sono molto molto poche, la maggior parte sono carrabili, motivo per cui bisogna convivere con macchine e camioncini che scorrazzano su e giù. Ma nonostante siano più che mai fastidiosi, il loro transito fa sì che nessuno esercizio commerciale abbia l&#8217;insegna sulla strada. Si cammina e non c&#8217;è alcun segno di riferimento evidente. Solo le casette che segnano le viuzze, incorniciate di un giallo scuro,  un po&#8217; sobrio e un po&#8217; infuso di aranci e limoni.</p>
<p><strong>E se niente ti avverte, allora ti guardi intorno con immediatezza. A raso del muro, tocca voltarsi anche fermarsi, a volte stupirsi. Diciamo che ispira curiosità camminare per Evora.</strong></p>
<p>Nella piazza principale c&#8217;è sempre <strong>un castagnaro</strong>, che pare faccia delle castagne molto buone, ma che affumica gli avventori nel raggio di 20 metri. Allontanandosi verso nord est – le coincidenze &#8211;  si arriva all&#8217;<strong>università</strong>, un bel palazzo monumentale pieno di azulejos. Seconda del Portogallo per data di fondazione, dopo Coimbra, era originariamente affiliata alla Compagnia di Gesù, poi chiusa nel &#8217;700, insieme all&#8217;ordine, e riaperta negli anni &#8217;70, lancia una sfida al canonico e assai scadente merchandising universitario.</p>
<p>Per gli studenti, ma solo per quelli davvero attaccati alla maglia, c&#8217;è <strong>una “bella” divisa nera</strong>, giacca, pantaloni o gonna e mantello neri, con camicetta bianca, un affezione che vale 140 euro, dove si infrange l&#8217;ispirazione egalitaria della divisa!</p>
<p>Poco vicino invece <strong>una colonnina</strong> per ricaricare auto elettriche, premio arredo urbano meno utilizzato! E ancora giù si esce dalla mura cittadine in buona parte circondate da <strong>parcheggi</strong>, come giustamente  confa ad un centro turistico.</p>
<p>L&#8217;uscita è a suo modo un ritorno agli anni &#8217;70. Di fronte al benzinaio <strong>un&#8217;inedita accoppiata</strong>: un auto della polizia che sembra uscita da un telefilm americano e fuori due poliziotti con dei giubbotti marroni in pelle e al profumo di grigiore &#8211; eredità di qualche guardaroba sovietico &#8211; .</p>
<p>A qualche metro di distanza <strong>un nonnino seduto su una bicicletta</strong> di fianco all&#8217;ingresso del supermercato. La bicicletta è sollevata e bloccata a terra da due piedistalli. Lui pedala. All&#8217;ingranaggio anteriore è legata una seconda catena che muove una ruotina metallica attaccata al manubrio sulla quale affila dei coltelli. Un po&#8217; incuriosito e un po&#8217; divertito, arrivo a casa. Dove tocca abbandonare il tepore esterno per un bel freschino.</p>
<p>Freddo fa freddo. Ma l&#8217;inverno di due mesi l&#8217;anno non è sufficiente per installare un impianto di riscaldamento. E allora via di <strong>termosifone elettrico</strong> che gonfia la bolletta. Ma guai ad accenderlo al massimo che altrimenti salta la corrente.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Mattia Gusella</strong></p>
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