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Tahar Lamri: il NordEst? Esiste solo nell’economia

Massimiliano Boschi - 16 ottobre 2015
Fiera delle Parole
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Tahar Lamri è uno scrittore di origini algerine che vive in Italia dal 1986. La sua lucidità nell’analisi di quanto ci circonda, in particolare riguardo a migrazioni, identità e religione, aiuta a evitare impantanamenti e pericolose scorciatoie. Per questo lo abbiamo intervistato e per questo non va mai in televisione. In compenso va a teatro, al momento è particolarmente preso dalle prove di Il volo – La ballata dei picchettini, una produzione del Teatro delle Albe di cui ha scritto i testi – insieme a Luigi Dadina e Laura Gambi – e che segna il suo debutto come attore sul palcoscenico.
Lamri abita da tempo a Ravenna e probabilmente è molto più ravennate di quanto lui stesso possa immaginare, sicuramente molto di più di quanto pensino i suoi concittadini. Conosce molto bene il territorio che lo circonda, ma, come d’abitudine, partiamo da un punto di vista preciso.

Cos’è il NordEst per Tahar Lamri?

“Non ho opinioni precise al riguardo, ma direi che si tratta di una convenzione, più che altro economica, sicuramente non sociologica e nemmeno antropologica. In termini generali credo si definisca con NordEst una zona economica che si affaccia sull’Adriatico. Anche se non so bene cosa abbiano in comune l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia. Verrebbe da dire che non esiste”.

In teoria anche la sua Ravenna fa parte del NordEst…

“Lo so, ma credo sia meglio dire che si trova nell’Italia Nord Orientale. Una realtà formata da molte città di dimensioni diverse. Io vedo differenze già tra Bologna e Imola e la Romagna che si affaccia sulla via Emilia mi sembra molto diversa da quella che non vi si affaccia. Ferrara e Ravenna cosa hanno in comune? Il NordEst mi sembra una lettura “facile” che non tiene conto delle differenze. I valori cattolici che caratterizzano il Veneto non sono dissimili da quelli della solidarietà che ha origini socialiste in Emilia Romagna, ma, per esempio, trovo più similitudini tra Lombardia e Veneto riguardo all’approccio al lavoro che tra Veneto ed Emilia. Sono diversi anche i sistemi produttivi, da questo punto di vista Veneto e Marche sembrano assomigliarsi maggiormente, ma le Marche fanno parte del NordEst? Forse gli italiani dovrebbero alzare lo sguardo oltre confine”.

Può spiegarsi meglio?

“Faccio un esempio, si è molto parlato delle violenze contro i profughi a Quinto di Treviso, ma fatti del genere sono successi in molte parti d’Europa, solo che in Italia non se ne parla. Mentre si parlava dell’albero di Quinto di Treviso si perdeva di vista la foresta europea”.

L’Europa è meno bella di quello che ci appare?

“Si dice che l’Europa sia una terra di accoglienza, ma non lo è, non lo è stata e forse non lo sarà mai. Gli episodi di pulizia etnica si sono ripetuti nei secoli, la Reconquista, il nazismo, la guerra in Bosnia. Oggi, invece, prevale la divisione economica del mondo. Tutti a discutere del muro in Ungheria, ma quello di Ceuta e Melilla è stato costruito vent’anni fa. Alle frontiere d’Europa continuano ad essere bloccati i poveracci, nessuno si sogna di fermare un ricco saudita. Siamo entrati in una fase in cui si dividono i territori in base a una visione economica del mondo, anche per questo si discute di NordEst. Tutto viene valutato dal punto di vista economico, il povero va bene se è un disgraziato da sfruttare, ma non va bene se ruba il lavoro. I profughi vengono cacciati dai quartieri, non per odio nei loro confronti, ma perché fanno abbassare il valore delle case di chi ci abita vicino”.

L’Europa è ridotta ad un club per ricchi?

“Non vorrei esagerare, ma è evidente che le frontiere di Schengen sono pensate appositamente per fermare i poveri”.

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