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Talas, il tifone più potente degli ultimi sette anni ha appena attraversato il Giappone occidentale, lasciando dietro di sé inondazioni, frane e intere comunità isolate, oltre che un bilancio di 50 morti e almeno altrettanti dispersi*.

Vivo qui da poco più di tre mesi e questo è il mio terzo tifone (lista cui potrei aggiungere pure un terremoto). Il primo tifone mi diede il benvenuto appena due giorni dopo l’arrivo a Yonago, durante il mio primo week-end giapponese. Era il 29 Maggio e si trattava di Songda, che a suo tempo destò non poche preoccupazioni per il suo passaggio nell’area di Fukushima. Poi, il 19 Luglio fu la volta del grosso tifone Ma-on, le cui raffiche di vento si fecero sentire anche qui. Non c’è bisogno di dire che Talas è stato il più spaventoso, non solo per la sua potenza ma anche perché Yonago era proprio nella sua traiettoria.

Lo scorso venerdì sono iniziate forti piogge torrenziali e pian piano il vento ha cominciato a soffiare sempre più forte. Stranamente alle 18.00 i laboratori erano quasi deserti ed io, che di solito mi muovo in bicicletta anche con la pioggia, ho dovuto chiedere ad una collega di darmi un passaggio fino a casa. Stavo per aprire la porta del mio appartamento quando dagli altoparlanti (gli stessi da cui risuonano i carillon che scandiscono i momenti principali della giornata) è stato emanato un avviso ai cittadini “dlin-dlon… Typhoon, typhoon…” e seguivano delle parole in giapponese che non sono stata in grado di tradurre. La notte seguente non ho praticamente dormito. Le raffiche di vento sembravano far tremare la casa. Alle 1.00 circa qualcosa deve esser finito contro il vetro della mia finestra perché ho sentito un tonfo fortissimo che mi ha fatto balzare sul letto. Alle prime luci del mattino mi sono alzata per dare uno sguardo alla situazione fuori e ho visto che nel parcheggio sotto al mio terrazzo c’era un grosso copri ruota che volava sopra alle auto, il vento lo aveva staccato dalla ruota di scorta di un fuoristrada. Si potrà pensare che io sia paurosa, probabilmente è vero, ma obiettivamente posso dire che non avevo mai visto o sentito un vento così forte insieme ad una pioggia così intensa, ma soprattutto persistente per così tanto tempo.

Il tutto fortunatamente qui si è risolto senza grossi danni, nella serata di sabato, quando Talas si è allontanato nel Mar del Giappone. Ma non è stato così in altre regioni, in particolare nelle aree che si affacciano sulla costa del Pacifico, come le prefetture di Nara e Wakayama, la cui devastazione è riportata nelle immagini del sito del Corriere della Sera*.

foto dal sito del Corriere della Sera (corriere.it)

A Yonago, che si trova nella costa occidentale del Giappone, spesso i tifoni arrivano dopo aver perso in parte la loro forza, oppure se ne sente solo “la coda”. È invece proprio nella costa orientale che solitamente i tifoni scatenano tutta la loro potenza.

La collega che mi ha riaccompagnato a casa non sembrava curarsi molto del tifone in corso. D’altra parte lei è originaria di Okinawa, l’arcipelago all’estremo sud del Giappone, dove i Tifoni, oltre ad essere frequenti, si fanno sentire in maniera molto più severa di quanto accade qui. Proprio lei mi ha raccontato come, ad esempio, l’isola dello Shikoku (una delle quattro isole principali del Giappone, situata al centro-sud del paese) e le aree limitrofe spesso vengano investite dai tifoni che vi scatenano tutta la loro potenza, causando numerose frane e smottamenti.

Questi catastrofici eventi naturali colpiscono ogni anno il paese. C’è una vera e propria stagione dei tifoni, che va da maggio ad ottobre, con un picco solitamente tra giugno e settembre, ovvero appena termina la stagione delle piogge, nel bel mezzo dell’afosa estate giapponese. I tifoni se ne vanno più o meno con l’arrivo del rigido inverno, che qui a Yonago porta anche oltre un metro di neve, rendendo difficile qualsiasi spostamento. Se a questi fenomeni climatici aggiungiamo poi i terremoti e la presenza di vulcani attivi in alcune zone del Giappone (che, mi è stato raccontato, a volte inducono a guardare in alto dopo una scossa…) viene proprio da chiedersi come si possa vivere sereni qui. Ma stiamo parlando del Giappone. Questo paese è stato letteralmente distrutto, con intere città rase al suolo, innumerevoli volte, da terremoti, tsunami, tifoni e, non dimentichiamolo, dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, incluso l’orrore delle due bombe atomiche. Ma ogni volta ha saputo risorgere dalle macerie, ricostruirsi, riprendersi ed è tutt’ora uno dei paesi trainanti dell’economia mondiale. Questa è la forza del popolo giapponese. Non c’è quindi da meravigliarsi se di fronte a Talas, non ho visto le persone scomporsi più di tanto o se qui, come credo in molti altri luoghi del Giappone, la vita e il lavoro procedono senza subire alcuna battuta d’arresto. Ci si rimbocca le maniche e si va avanti.

Susi Zatti

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