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Thailandia, il festival dei fiori

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Siamo entrati in Thhailandia dalla “porta di servizio”, quell’est noto come Isan dove si parla un Tailandese molto vicino al laotiano, dove la crescita economica non arriva al boom del resto del Paese e dove la maggior parte degli occidentali sono uomini che si trovano lì per familiarizzare con ragazze locali troppo più giovani di loro. Pensavamo di risalire il Paese a piccoli passi, ma un inaspettato evento ci ha convinti a macinare centinaia di chilometri per arrivare al Nord in una notte: il Festival dei fiori di Chiang Mai.

Il principale centro urbano nel settentrione, Chiang Mai è stata a lungo la capitale del potente regno Lanna e i suoi numerosi templi sono tornati a nuova vita nell’ottocento, quando dalla appena fondata Bangkok la dinastia dei Rama ha espanso il Siam rivalutando la città in declino a causa della precedente avanzata birmana. Oggi la città è una delle più piacevoli da vivere anche per dei “farang” come noi: la modernizzazione ha portato una vibrante vita studentesca e centinaia di expats si fermano per mesi ad insegnare inglese, come dimostra la attivissima comunità couchsurfers con cui abbiamo condiviso più di una birra. Allo stesso tempo il centro storico, ancora circondato da un fossato e da tratti di mura, si difende dall’urbanizzazione regalando silenziose stradine che circondano case tradizionali e giardini da attraversare in bicicletta, fermandosi ogni tanto ad esplorare i numerosissimi templi custodi della storia centenaria. I dintorni , poi, sono caratterizzati da montagne coperte di verde visibili già dalla città stessa.

Siamo così arrivati quando Chiang Mai ultimava i preparativi dell’annuale Flower Festival. Il momento più visivamente impressionante della tre giorni di festa è sicuramente la parata del sabato, quando decine di carri coloratissimi sfilano lungo la principale arteria cittadina accompagnati da bande musicali e artisti in costumi tradizionali. Sembrerebbe la descrizione di un carnevale nostrano, ma non lo è, perché ogni carro è interamente ricoperto di fiori! Quando il sole comincia a picchiare sulla testa viene da chiedersi come facciano tutti quei petali a resistere, ma basta spostarsi verso il parco cittadino per accorgersi che davvero la rigogliosità di questa regione offre un clima ideale. Al Suan Buak Haad infatti i fiori più belli sono in mostra e in vendita. La parte del leone la fanno le orchidee, che pendono da ogni angolo in varietà mai nemmeno immaginate. Gli stands si trasformano in giardini rigogliosi con panchine dove coppiette e ragazze fanno la fila per meritarsi la foto dell’anno e il profumo dei fiori rivaleggia solo con gli odori dell’immancabile nuvola di delizioso street food.

Calata la sera sul festival, scopriamo che anche il resto della città, di cui molte vie vengono lasciate chiuse al traffico, si è adornata di bancarelle. Si può scegliere di passare le ore più fresche lasciandosi trascinare dalla calca in cerca dal souvenir più invidiato. Oppure si può fare come abbiamo fatto noi: scegliere un tempio illuminato a giorno e…fare un picnic tra i chedi buddisti! Già perché la domenica sera i cortili di molti monasteri si riempiono di panche e tavoli e una lunga fila di ristoranti di strada apre i battenti cucinando i più classici piatti tailandesi.

Con il flower festival pensavamo di aver esaurito il tempo dedicato ai fiori tropicali, finché spingendoci ancora più a nord non abbiamo trovato quanto di più vicino abbia mai visto alla mia idea di paradiso terrestre. Mettiamola così: c’era una volta una regione al confine con il Myanmar, popolata da decine di etnie diverse e isolate, crocevia del traffico internazionale di eroina, produttrice di oppio ai massimi livelli, protettrice del più grande signore della droga asiatico, tale Khun Sa sul quale bisognerebbe spendere più di una riga. Un giorno, come nelle favole, arrivò una principessa dal cielo, si costruì una casa in stile tradizionale sulla cima della montagna più alta e decise di investire un patrimonio per “ripulire” il business locale trasformando i campi di droga in the, caffè, fragole e…fiori. La storia è assolutamente vera, l’altezza reale venuta dal cielo non è altro che l’amatissima principessa terzogenita dell’attuale re e il monte in questione è il Doi Thung. Qui si può visitare l’incredibile giardino reale, dove tutto quello che potete pensare sul mondo floreale non sfiorerà la caleidoscopica realtà di questo angolo di trionfo naturale, o anche sentirsi soli come Adamo ed Eva nel vicino, ma meno turistico, Arboretum, dalla cui cima ci si perde nella vista del triangolo d’oro: le montagne del Laos, le piane tailandesi e le misteriose lande birmane.

Il lavoro fatto dalla monarchia in questa regione che fino a pochi anni fa era malfamata e poco accessibile è davvero notevole, anche se non vorremmo essere contagiati dalla propaganda positiva che circonda la famiglia reale per forza di cose, dato che una critica può voler dire il carcere. E’ certo che la foto della principessa rivaleggia nel Paese solo con quella del re, che i programmi di sviluppo e di recupero delle aree naturali sono molto spesso a firma “Royal development project” e che molti in Tailandia sperano che, invece del principe affogato in scandali da gigolò e dell’altra figlia che ha rinunciato al titolo per una carriera da attrice e da moglie di un farang, sia proprio la principessa venuta dal cielo a diventare la prossima regina di fiori.

Maria Elena Ribezzo e Marcello Passaro

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