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L’Europa Centrale oppure la Mitteleuropa non è solo una indicazione geografica, ma è soprattutto un concetto culturale che definisce un mondo complesso, fatto di convivenza tra religioni e nazioni che si sono trovate a dividere lo stesso territorio. La contaminazione culturale è di casa e l’appartenenza a una nazione non coincide per forza con l’appartenenza ad uno stato nazionale. Un mitteleuropeo si sente di casa a Trieste, a Vienna, a Budapest, a Lvov oppure a Timisoara.

Il tedesco, l’ungherese, il romeno, ma anche l’yiddish oppure le lingue slave suonano famigliari per chiunque è nato nella Terra di Mezzo. Tra l’occidente e l’oriente.

Questo intreccio di lingue, culture, religioni sembra ancora rimasto immutato in Transilvania, l’estremo confine orientale della Mitteleuropa. Contesa per secoli tra romeni e ungheresi,  Transilvania appartiene solo a se stessa. Ha una sua anima che affascina chiunque con la sua aria pacifica. Non è per nulla strano che, spostandoti di pochi chilometri, i paesi cambino l’architettura, la lingua e la religione.

Nelle città come Brasov (oppure Kronstadt in tedesco e Brassò in ungherese)  basta girare nel centro medievale per imbatterti nella gotica Chiesa Nera,  tempio del luteranesimo tedesco, poi trovarti nella piccola chiesa ortodossa romena, un gioiello chiuso tra le mura e che custodisce le tombe di tanti principi valacchi, per poi trovarti sulla scalinata della barocca cattedrale cattolica, luogo di culto ungherese, ma anche con messe in romeno. E se come non fosse abbastanza, di fronte ai giardini pubblici si trova la chiesa greco-cattolica, che appartiene alla minoranza romena della regione che tre cento anni fa riconobbe il primato del papa pur mantenendo il rito ortodosso. All’ interno della città murata si alzano i due templi ebraici e appena fuori dalla cinta muraria si trova la chiesa calvinista.

Se Brasov è la massima espressione del medioevo transilvano, Sibiu (oppure Hermannstadt) è la capitale del barocco. Questa antica città sassone fu la sede dell’amministrazione asburgica, ma anche della Chiesa Ortodossa Romena in forte contrasto con Vienna. Le sue piazze e i suoi palazzi non hanno nulla da invidiare a Innsbruck oppure Salisburgo e il Museo Bruckenthal  è uno dei più antichi dell’Europa, voluto dal governatore austriaco il cui nome lo porta tutt’ora.

Per completare il fascino di questa terra bisogna visitare Sighisoara (Schlossburg), forse il borgo medievale che ha conservato meglio la sua struttura antica. Le piazze senza asfalto, le strade strette senza pavimento ti portano indietro di sei cento anni, quando in uno dei palazzi del centro nasceva il principe valacco Vlad, diventato famoso con il nome di Dracula. Un piccolo affresco scolorito dal tempo rappresenta il volto del padre, fuggiasco in Transilvania dopo la perdita del trono, recuperato anni dopo dal famoso figlio.

L’espressione più autentica della Transilvania, però, sono le sue chiese fortificate nate nel Duecento in seguito alla grande invasione dei mongoli. Le chiese –fortezza di Copsa Mare, Biertan, Viscri, Prejmer e tante altre sono le testimonianze di un mondo contadino libero che ha saputo difendere la sua identità e segnano la frontiera orientale del romanico e del gotico.

A far rivivere i tempi dei cavalieri teutonici che si erano rifugiati in queste terre, dopo la caduta di Gerusalemme, sono i festival medievali che ogni anno vengono organizzati nei borghi transilvani.

Ma forse l’eredità storica più importante è la tolleranza. Anche se nel passato, anche non troppo lontano, a volte i rapporti tra le nazioni della Transilvania hanno conosciuto momenti di tensione, alla fine hanno prevalso i valori comuni della convivenza pacifica e la storia condivisa nei secoli. Non è un caso che queste terre non sono state trascinate nelle guerre interetniche degli anni ’90 come la Iugoslavia e non hanno conosciuto nemmeno la secessione come la Cecoslovacchia. E forse la stessa tolleranza ha convinto tanti veneti a mettere le proprie radici a Timisoara.

Teodor Amarandei

6 comments

    1. Hai ragione Gianni, ma il pezzo l’ho dedicato di più alla zona di confine e ai piccoli centri, anche con l’intenzione di provocare un po’ di curiosità di carattere turistico

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