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Bergen, case dei pescatori. Foto di Camilla Bonetti

“Ma c’è qualche norvegese qui o sono tutti italiani?”. Una turista italiana risponde così al mio gesto di comunicare con lei nella nostra lingua. Il suo inglese era a dir poco stentato e la fila di clienti alle sue spalle cresceva mentre cercava di spiegare cosa desiderasse. “No, signora, ci sono anche i norvegesi, se esce dall’area turistica”, le rispondo cercando di sorridere, mentre seleziono il dolce più piccolo tra quelli che ha ordinato.

L’aumento dei flussi migratori dall’Europa verso la Norvegia, specie negli ultimi tre anni, è palese. Basta recarsi al Fisketorget di Bergen per sentirsi di nuovo, per un breve istante, in una piazza italiana in un giorno di mercato.

Per molte persone vivere in Norvegia è un’esperienza breve, solitamente di qualche mese, per lavorare e mettere da parte delle somme con cui vivere bene una volta tornati nel proprio paese. Ho conosciuto molti italiani arrivati con questo progetto, abbagliati dagli alti stipendi norvegesi, ma, purtroppo, poche storie hanno l’esito sperato.

Il primo ostacolo che si incontra, una volta arrivati, è il costo della vita. Non a caso gli stipendi sono molto più alti dei nostri. I risparmi in euro con cui coprire il primo periodo di ricerca e adattamento devono essere consistenti: difficilmente si trova lavoro in due settimane e, anche con tale fortuna, ci sono trenta giorni da fronteggiare prima di percepire il primo stipendio. Affittare una casa richiede quasi sempre il versamento di una caparra, solitamente pari a due mensilità, per cui il primo affitto va moltiplicato per tre.

Un altro problema di molti nostri connazionali è la lingua: ho conosciuto molti italiani che vivono qui da anni senza parlare norvegese, perfettamente intenzionati a continuare a comunicare solamente in inglese. Certo, è possibile, ogni norvegese parla bene l’inglese, ma personalmente lo ritengo molto limitante. Oltretutto, quello che un italiano medio ritiene un buon inglese parlato, qui è considerato appena passabile, spesso non sufficiente in qualsiasi ambito lavorativo. Ho visto molti europei vantare nel CV un ottimo livello di inglese per poi riuscire a malapena a sostenere una conversazione in un bar con gli amici. Qui un ottimo inglese vuol dire EFFETTIVAMENTE un ottimo inglese. Se non è così, state tranquilli che i norvegesi si accorgono subito che state barando sulle vostre abilità.

A meno che non siate molto competenti e specializzati, per quasi tutti i lavori una conoscenza media del norvegese è fondamentale. Molte professioni legate all’ambito turistico, che potrebbero interessare gli stranieri appena arrivati, ormai richiedono una conoscenza base del norvegese. La barriera linguistica serve come primo filtro a tutte le richieste di lavoro che ultimamente stanno sommergendo la Norvegia: sempre più persone arrivano qui convinte che la conoscenza dell’inglese basti per lavorare.

In breve, la Norvegia non è un posto in cui venire alla sprovvista aspettandosi che le cose vadano subito bene. Ci sono dei casi fortunati, indubbiamente, ma di solito per uno che ce la fa, cinque tornano a casa demoralizzati e senza soldi. Personalmente ritengo che pazienza, preparazione e umiltà siano tre alleati con cui lentamente ritagliarsi un piccolo angolo di felicità nel freddo Nord, che riesce bene a farsi perdonare dei primi sacrifici.

 Camilla Bonetti

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1 comment

  1. Anche a me è balenato in mente il progetto di andarmene in Norvegia per qualche tempo, ma dopo esserci stato in vacanza ed aver toccato con mano il costo della vita ho congelato l’idea a meno che non trovi qualche appoggio particolare, con i mie risparmi sarebbe davvero un salto nel vuoto non raccomandabile. Imparare il norvegese sarebbe comunque uno, se non il primo in assoluto, dei primi obiettivi che mi porrei: trovo tristemente arrogante andare a vivere in un paese straniero e non degnarsi di imparare la lingua locale, anche se non fosse necessario in termini lavorativi. Ho amici che vivono da anni a Berlino e non parlano quasi una parola di tedesco, mi sembrano sempre degli eterni turisti e poi magari si lamentano se vengono trattati come tali.

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