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Redazione - 23 settembre 2012

Una birra in Australia

Redazione - 23 settembre 2012

Lavoro in Germania: miti da sfatare

Redazione - 23 settembre 2012
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Questo sarà un post un po’ brutale, cattivo, e ammazzasogni. E’ un post che nasce dalla mia breve esperienza tra il prima (di “espatriare”) il durante (l’espatrio), e il dopo (essere tornata). Sottolineo breve e sottolineo che è la mia visione delle cose in base alla mia esperienza.

Il prima: sono un’esterofila per vocazione, una curiosa, una che di fonte all’idea di un’esperienza all’estero (sensata) non si tirerebbe indietro. Prima di partire, sono stata una famelica fruitrice di blog di italiani all’estero, di siti di italiani all’estero, di racconti di italiani all’estero, di libri sull’argomento e via dicendo. Ho letto veramente tanto tanto in merito. La percezione era “ho mandato un’email dall’Italia, ho fatto il colloquio il giorno dopo, mi hanno preso prima che finissi di parlare e dopo due giorni ho iniziato la mia vita all’estero a 5000€ al mese con benefit e standard di vita inimmaginabili in Italia“.

Ora… che ci siano dei casi fortunati, fa parte della vita, della statistica e della legge dei grandi numeri (che non conosco, ma che cito perchè fa sempre bella figura). Ciò che l’interlocutore dimentica di citare è il percorso che c’è dietro una certa preparazione, e gli episodi di criticità a cui è dovuto, probabilmente, sottostare, prima di trovare qualcosa del genere. Viene solo citato il risultato del successo, facendo credere che all’estero si schiocchino le dita e tutti corrano da te con contratti milionari in mano. Dietro opportunità del genere, quanti rifiuti si è dovuto prendere? Quanti tavoli si sono serviti? Quanti doppi e tripli lavori si sono dovuti affiancare al primo? Quanti pianti, quante notte insonni, quante testate nel muro si sono date prima che arrivasse l’occasione? Probabilmente molte, dispiegate sicuramente in molti mesi, in molti casi anche in anni.  Non fatevi abbagliare dalle storie di successi. Dietro una storia di successo ci sono mille tentativi andati a vuoto, molte porte chiuse, pianti, disperazioni, rifiuti e crolli emotivi.

Il Dopo: il dopo nasce dall’osservazione empirica di situazioni confrontate con le situazioni ideali lette o raccontate dall’amico dell’amico sull’amico dell’amico che sta in Germania.

Non fatevi abbagliare dalle false aspettative e ricercate info non generali, ma quanto più vicine alla vostra situazione (linguistica, lavorativa, di esperienze, di budget).

Ora, passiamo ai grandi classici.

Si trova lavoro in Germania? In Germania è facile (nel senso che ci sono molte offerte) trovare lavoro nel campo dell’ingegneria, delle scienze applicate, nella ricerca, e in alcune professioni di ausilio medico. Tutti lavori preclusi ai 18-20enni che cercano fortuna, e ai 50enni che hanno lavorato una vita facendo tutt’altro (dall’installatore all’impiegato, dal commercialista all’avvocato). E’ facile trovare lavoro se avete una professionalità richiesta e anni di esperienza alle spalle (nei settori menzionati).

Non parlo tedesco, ma parlo un po’ di inglese, troverò lavoro? E’ “facile” trovare lavoro se conoscete il tedesco ad un buon livello per poter lavorare. L’inglese non basta e, nel peggiore dei casi, non interessa neanche. Voi, in Italia, assumereste nel vostro ufficio di avvocati un avvocato che non parla italiano? Nel vostro staff di pr uno che non parla italiano? Una badante affianco al parente anziano che ha bisogno di tutto che non parli italiano? NO, ovviamente. In Germania non sarà diverso. A meno che non rietriate nei qualificatissimi lavori sopra menzionati dove si può chiudere un occhio per la lingua, purchè siate disposti ad impararla.

Quanto costa affittare una stanza in Germania? Vi rendete conto che è impossibile rispondere a domande del genere? Che dipende dalla metratura, dalla città, dalla zona della città, dallo stato della casa, da quanto la casa è fornita e di cosa, dal numero di stanze, dalla congiuntura del mercato immobiliare, dalla congiuntura economica e dalla congiuntura astrale. Va bene, allora quanto costa una stanza a Francoforte? Leggi sopra, 280€ al mese è il prezzo più basso che ho visto, 2.500€ il più alto.

Sono laureato in architettura/economia/legge/scienze politiche/lettere classiche, ho fatto 9 stage non pagati, non parlo tedesco. Che lavoro posso trovare? Il lavapiatti, il cameriere (se almeno hai imparato le frasi base), l’aiuto cuoco sono i lavori a cui, all’inizio, puoi aspirare. Sul concorrere realmente non so, dato che è pieno di italiani nella vostra situazione e qualsiasi altra nazionalità in cerca di fortuna parte proprio dalla gastronomia. E nel frattempo iscriviti ad un corso di tedesco e buttaci l’anima e il sangue. Avresti già dovuto ampiamente iniziare a studiarlo PRIMA di avere la brillante idea di immigrare a cercare un lavoro in un Paese di cui non sai la lingua, ma se proprio hai rimandato, ora che sei lì è un obbligo. Sia se vuoi sopravvivere, sia se ti vuoi integrare con la gente del luogo, sia soprattutto se vuoi trovare uno straccio di lavoro. Devi studiarlo bene se vuoi un lavoretto. Devono passare mesi e forse anni di disperazione ad imparare la lingua prima di trovare un lavoro lavoro. Tra le persone che ho conosciuto io, partendo da zero, vivendo in Germania e non facendo altro che studiare tedesco dalla mattina alla sera, ci hanno impiegato 2 anni per raggiungere un livello molto alto. Qualsiasi livello al di sotto del “molto buono” non viene tenuto in considerazione se cercate lavoro lì.

Adesso passiamo ad alcune domande che ho letto e che riporto copiando/incollando in giro sui siti degli italiani all’estero. La gente si deve rendere conto. In genere questi “consigli” vengono chiesti nei forum invece che informarsi su google, sui siti di ricerca appositi (di lavoro o di case) o di persona.

Ho lavorato nella ristorazione e vorrei andare in Germania. Mi indirizzate ad un ristorantino ad hoc? Ma “ad hoc” di che??? Vai e cerca!

Ho lavorato fino ad un mese fa a Berlino, cerco lavoro, se volete info sono qua? Ma secondo te, con tutti quelli che cercano lavoro, perchè qualcuno dovrebbe bussare alla tua porta?

Ciao, faccio il pranoterapeuta, il massaggio linfodrenante addominale, c’è lavoro in Germania per me? Ho 3 specializzazioni nel campo, valgono in Germania? Ma che stracazzo ne sappiamo??? (giuro che l’ho trovata davvero e perfino semplificata).

Cerco lavoro mi aiutate? dove? come? quando? perchè? perchè ti dovremmo aiutare?

Al momento non parlo una parola di tedesco, ma conosco lo spagnolo ad un livello alto e l’inglese medio. Qualcuno sa darmi qualche consiglio su come cominciare a muovermi o sulla situazione attuale di berlino o di qualsiasi altro tipo? grazie! Grazie al cazzo direi io!

Ho 45 anni e credo che verrò licenziata. Ad Amburgo ci sono speranze per quelli della mia età? Speranze?

Ho lavorato come insegnante e ho scritto a diverse scuole ma ancora nessuna risposta, mi diresti qualcosa? In bocca al lupo.

Ciao, faccio l’estetista in Italia, vorrei trasferirmi a Monaco. Come si apre un centro estetico a Monaco, che documenti ci vogliono e più o meno quanti soldi? Ma uno perchè dovrebbe sapere queste cose che non saprebbe neanche in Italia? E poi secondo me chi inizia così non ha nè un reale interesse nè una disponibilità economica adeguata.

L’amico di un amico ha aperto un’azienda con 1000€, pagava una stanza 50€ e guadagnava 3000€ all’inizio. Ora il business si è espanso ed è diventato milionario. Come posso fare a seguire le sue orme? Vai nello stesso ospedale psichiatrico in cui raccontava queste cose, mettiti a raccontarle anche tu e il gioco è fatto.

Vorrei trasferirmi in Germania col mio ragazzo, come faccio senza sapere inglese nè tedesco? O ti impari il tedesco o non fai.

Insomma, fare un’esperienza all’estero fa sicuramente più bene che male. Se avete l’opportunità partite e fatelo il prima possibile. Se lo fate per necessità, perchè ci sperate tanto, informatevi tanto, tantissimo. Iniziate a mandare CV e vedete se si smuove qualcosa. Magari vi dicono tutti di no e iniziate a ragionare su ciò che non va. Magari (come sta capitando a me) vi dicono che andreste anche bene ma bisogna parlare un ottimo tedesco quindi tut mir leid ma grazie e arrivederci.

Cento giorni a Francoforte

http://francoforte.wordpress.com

Leggi il precendete post da Francoforte

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29 comments

  1. Mi sono laureata quattro anni fa in economia a Ferrara e dopo due anni tra “stage”, ripetizioni di matematica varie e cocopro in un’azienda italiana della mia zona ho preso e me ne sono andata in Germania.
    Ho fatto la mia gavetta, ho lavato i miei piatti per pagarmi il corso di tedesco e le relative certificazioni linguistiche e ora a lavoro alla Mercedes Benz a Berlino da circa un anno e mezzo, come associate marketing specialist.

    Il tuo post non sfata nessun mito! Nessuno, mi auguro, parte con l’idea di trovare la pappa pronta o la terra promessa. Certo che bisogna fare la gavetta, è una legge che non varia al variare del paese in cui ci si trasferisce e non dipende neanche dall’andamento dell’economia del paese in cui vai a vivere.
    Non so cosa intendi per “casi fortunati”, se intendi dire chi riesce a trovare un lavoro appagante e soddisfacente dal punto di vista economico lasciami dire che ridurre tutto alla fortuna, alla statistica e alla legge dei grandi numeri mi sa una generalizzazione davvero assurda. Anzi, ti dirò che la vedo quasi come un’offesa o una mancanza di rispetto nei confronti di chi, dopo i tuoi stessi piatti lavati nei ristoranti, dopo le tue stesse porte in faccia, dopo i tuoi stessi pianti, può dire di “avercela fatta”.

    Scusa se mi risento, ma ho sentito fin troppe persone che come te inveiscono contro il paese estero sul quale “investono” o “sperano” solo perché il lavoro appagante arriva subito, perché hanno dovuto sputare sangue prima di trovarlo, perché si sono viste sbattere in faccia porte PER ANNI e perché hanno avuto crolli emotivi. Beh benvenuti nel mondo reale. Credere che si parte e subito si trova lavoro è un’illusione che una persona laureata, matura e di buon senso non dovrebbe neanche contemplare!

    Il tuo post trasuda pessimismo. Sembra tu abbia scritto per scoraggiare volutamente chi sta per intraprendere un cammino faticoso, faticosissimo ma che vale sempre la pena fare se si ha talento, PAZIENZA e buona volontà. La Germania è un paese selettivo, mille volte più dell’Italia. Abituarsi a questo modo di lavorare, di pensare e di vivere può essere duro, molti non ce la fanno ma se si parte con la giusta determinazione questo paese può e sa offrire molto, non “ai pochi fortunati” (citando il discorso della fortuna nel tuo post) ma ai pochi tenaci e meritevoli.

    Eleonora da Berlino

    1. Grande Ele…io ancora lavo piatti…ma mi sto muovendo ; sono a Berlino da due anni ,ma senza un livello di tedesco decente non mi sono nemmeno permesso di sfruttare la mia esperienza ed un diploma da ottico conseguito in Italia, nonostante il mio inglese ed il mio spagnolo siano buoni (e qualche parolina in francese ” je la butto lì” 😉 ) .Questo w.e. torno in Italia prendo tutta la mia documentazione la traduco e mi vado ad informare e torno alla mia vita da OTTICO qua..ho già letto qualcosa in internet…sovvenzioni..ecc.. CHI NON HA VOGLIA DI LAVORARE, NON NE HA VOGLIA QUI ,NE IN ITALIA ,NE ALTROVE!!SPEGNETE FACEBOOK ,LAVATEVI LA FACCIA ED ANDATE A LAVORARE!!! tutto questo per dire e per ribadire che la fortuna non esiste, esistono solo costanza ed impegno.ciao in bocca al lupo!

  2. Secondo me, questo post non è pessimista, Eleonora.

    Oserei dire che mi sembriate animate dal medesimo spirito: ovvero sfatare questo racconto che circola di persone che ce la fanno -e quasi senza sforzo- all’estero.
    Ho sentito anche io -come molti, suppongo- fantomatiche storie di persone che non conoscevano affatto il tedesco, il cui percorso di sacrificio è cominciato con una posizione junior nel proprio settore (altro che lavapiatti) o, al minimo, con uno stage retribuito molto, molto bene. Credo, quindi, che, con una buona dose d’ironia e (apprezzatissimo) cinismo, in questo post sia stata espressa la medesima situazione che tu racconti con toni pacati. Mi pare solo una questione di stile e -ma questa è un’opinione personale- apprezzo molto il carattere tagliente di questo post.

    Mi piace leggere qualcosa -anche il tuo commento- che esca fuori dai binari di quella cieca esterofilia che occupa tutte le nostre conversazioni, pubbliche e private. Certo, la situazione lavorativa attuale in Italia è a dir poco disastrosa, quindi capisco il diffuso senso di frustrazione. Però se la rete deve servirci a condividere esperienze e fornirci informazioni, servizi… che almeno siano veritieri. E non solo le storie che ci piace -e, in qualche misura, facciamo bene a farlo- raccontarci.

    In bocca al lupo a chi parte, a chi resta e a chi va via solo per un po’!

  3. Ilo, anche io non amo la cieca esterofilia che sento dagli italiani miei coetanei e più giovani di me in questi anni. Ovviamente la situazione quasi irrimediabile che si sta vivendo in Italia in questo periodo porta a proiettare sull’ “altrove” i sogni e le speranze che qui muoiono prima di partire. Questa è una cosa, ma spero che chi parta non lo faccia soprattutto perché incoraggiato dal sentito dire, da quello che si legge sui blog e dalle storielle che si raccontano in giro! Cioè spero che chi decide di partire stia almeno un minimo con i piedi per terra, sappia che in Germania si parla il tedesco, sappia che c’è un sistema di valutazione dei titoli diverso dal nostro, sappia che anche il sistema di reclutamento per molti versi è diverso e via discorrendo. Spero che questi non partano con l’idea mitica di farsi un anno di lavoro figo e baldoria senza prima camminare a schiena piegata, prima cosa perché si trovano in un paese straniero quindi volenti o nolenti da zero bisogna ricominciare!

    Al di là di questo…non mi sognerei mai di “mettere in guardia” una persona che sta per intraprendere un’esperienza lavorativa all’estero citando la gavetta, i pianti, le delusioni, le porte in faccia. Cribbio, quello non è l’estero, c’ est la vie! E’ scontato che questo fa parte del gioco, mi stupirei del contrario!

    Eleonora

  4. non e’ assolutamente vero se sai il tedesco il lavoro lo trovi al volo, io sto in catena alla volkswagen come operaio a 2200 netti, la vita costa piu’ o meno uguale che in Italia e fa un pochino freddo ma non mi pento assolutamente, anzi spero di non tornare piu’ in Italia

  5. Vorrei chiedere vostri consiglio, sono una Operatora Socio Sanitaria con attestato ottenuta in Italia, sto cercando lavoro sò parlare il tedesco livelo base, desidero viagiare, non ho conoscenza de nessuno como devo fare per cercare lavoro e come devo fare per trovare un allogio, posso trovare istutuzioni che possono aiutare ai stragniere, sono Rumena, grazie

  6. Trovo questo post molto incoraggiante. Mi è sempre piaciuta la lingua tedesca e solo da poco tempo la stò studiando senza quella determinazione che per necessità avrei se fosse un’obbligo. Ho viaggiato spesso in germania girovagando maggiormente in auto e in base alla mia esperienza l’inglese lo parlano solo i più giovani mentre tedeschi di nascita e di una certa età assolutamente no. E’ un posto molto affasciante sia per le regole e per il rispetto del sistema in generale. Forse un giorno quando non avrò più nulla da perdere in Italia partirò come barbone preso dalla disperazione vivendo il giusto percorso di dolore che porta al successo. E’ un post che mi fà riflettere perchè è la nuda realta delle cose che ti insegna come comportarti.

    Grazie

  7. viviamo in un paese di ladri, mezzo mondo di sta riprendendo dalla crisi mentro noi risentiamo di 20 anni di ruberie e prese per i fondelli e tu mi vieni a dire cosa? che in un paese più civile del nostro non ti sei trovata bene? ma come si fa a dire: torno in italia? uno può fare ciò che vuole ma mi verrebbe da chiederti: adesso quanto guadagni qui in questo “meraviglioso” paese che si chiama italia? riesci a pagare il mutuo, le bollette, la rata della macchina (usata, non nuova), il diesel(la benza la escludo a priori)? hai provato ad andare davanti a una fabbrica tedesca di OPERAI (non banchieri o mega medici o avvocati) e a cercare di capire come mai quelli si possono permettere delle macchine 2500 a benzina? la germania non sarà oro colato, bisognerà faticare indubbiamente, tenere le spalle alte e non farsi mettere i piedi in testa! non venirmi a dire che le condizioni lavorative e di vita sono migliori qui, perchè diresti una stron*ata!

  8. La mia esperienza qui in Germania: vivo a Berlino da 6 anni e mezzo e sapevo il tedesco molto bene prima di venirci, quindi ho potuto iscrivermi direttamente all’ universitá. Ho studiato materie culturali e umanistiche, quindi trovare un lavoro stabile e duraturo non é proprio semplicissimo, ma la libera professione ci sta. Ma non navigo nell’oro e probabilmente non sará mai cosí, le soddisfazioni lavorative fanno parte della mia retribuzione.
    Un po’ di tedesco lo devi masticare, perché se no la vita puó risultare decisamente complicata.Come diceva qualcuno in un altro commento, solo i giovani parlano bene tedesco. Ad esempio: quando sei qui devi innanzitutto registrarti in comune e io non ho mai trovato impiegati che mi parlassero in inglese. Si possono trovare persone che sanno turco e arabo, ma inglese direi di no. E le segretarie dell’ univeristá nemmeno.
    Forse in futuro ci saranno di nuovo centri informativi in cui i migranti italiani troveranno qualcuno che parla la loro lingua, ma per il momento sono molto rari.
    Se vivete in una cittá dove c’é un consolato tedesco o il Goethe Institut andate lá e probabilmente vi sanno dare informazioni su quanto tedesco dovete sapere per fare cosa. Le maestre d’asilo devono avere il livello C1 (piuttosto alto), perché devono saper parlare con i bambini correttamente.
    A volte le camere di commercio hanno relazioni con la Germania e magari vi sanno dare pure loro delle indicazioni.
    Prendetevi due tre giorni, una settimana e andate nella cittá che avete in mente, cercate degli indirizzi di strutture che vi interessano e magari fissate un appuntamento con il capo del personale o passate di lá. In che lingua vi dovete rivolgere a loro :-)? possibilmente in tedesco o in inglese (nelle aziende internazionali di solito sanno anche l’inglese).
    Berlino é bella, ma dal punto di vista lavorativo non é ben messa, direi.
    In bocca al lupo!

  9. Mi è piaciuto moltissimo questo post, soprattutto perché riflette le esperienze che hanno fatto tantissimi miei amici e conoscenti. Fai bene a sfatare i miti, almeno la gente si risparmia migliaia di euro in affitti, trasporti e alberghi inutilmente. Una mia amica, LAUREATA IN INGEGNERIA CIVILE, ha cercato lavoro in Germania per 7 mesi consecutivi (non scherzo!) come ingegnere, e con un livello di TEDESCO C1 (alto, per chi sa di cosa parlo). Non si è fossilizzata su un’unica città ma ha fatto tantissimi colloqui in tante città, da Francoforte a Wiesbaden, da Stoccarda a Rostock. Il discorso è che mi ha raccontato che lassù sono veramente iper-selettivi, le hanno spulciato il curriculum e le hanno fatto un vero e proprio esame, facendole domande di teoria e pratica ingegneristiche (so che l’hanno anche lasciata per un paio d’ore sola in un ufficio ad elaborare, chiaramente i dettagli non li so perché non me ne intendo). Ha detto che nonostante si sia preparata (dopo i primi colloqui ha visto l’andazzo) le sue conoscenze dovevano essere sempre enormi, e c’era sempre qualcuno che la superava (un tedesco fresco di ingegneria studiata in Germania ovviamente sa affrontare meglio la situazione). Risultato: è tornata in Italia dopo metà anno speso in Germania, e migliaia di euro buttati (dice di aver migliorato il tedesco, ma si sono infranti i suoi sogni… il che a mio parere è peggio).
    Esperienza simile è capitata ad un mio amico neolaureato in medicina, voleva fare la specializzazione in Germania, il suo livello di tedesco era relativamente buono (lo aveva studiato al liceo e ha pure fatto l’Erasmus in Austria) ma l’unico posto che aveva trovato era in un paesino semi-sconosciuto, con una paga neanche tanto superiore a quella italiana (da noi gli specializzandi prendono 1700 euro al mese), in una specializzazione che non gli andava a genio e avrebbe dovuto fare comunque un periodo di “prova” senza essere pagato (una sorta di tirocinio). E anche nel suo caso i colloqui consistevano di veri e propri esami (risoluzione di casi clinici, domande su patologie inerenti alla specializzazione, ecc). Anche lui, dopo un po’, è tornato in Italia.
    La mia impressione è che noi italiani ci “facciamo molti castelli”, pensiamo che la Germania sia il Paese dei balocchi, ma da quanto ho sentito neanche per i laureati è così facile essere assunti, anche quando il livello di tedesco è relativamente buono.
    Poi chiaramente, gli “Einstein” li assumeranno subito, ma queste sono eccezioni…

    1. Ciao, sono assolutamente d’accordo con te.
      Succede lo stesso riguardo altri Paesi. Oggi è la Germania, domani l’Australia, fino adesso era l’Inghilterra…
      Purtroppo la realtà è diversa da quello che raccontano sui blog e, se uno osa solo dire le cose come stanno, viene tacciato di essere acido, fallito o peggio.
      Io, bilingue inglese, quindi anche io direttamente ammessa all’uni ho incontrato molte difficoltà nel mondo lavorativo del Paese ospitante. A parte che se non si dimostra di essere in grado di imparare la lingua locale in 2-3 anni, si viene scartati a priori. Bisogna quindi mettere in conto di impegnarsi davvero duramente, a livelli maggior che nel proprio Paese.
      Qua, infatti, come penso accada in Gemania, le selezioni vengono effettuate già in università. È chiaro che se arrivi da fuori ti fanno pelo e contro pelo e bisogna ammettere che l’uni italiana non prepara al lavoro e all’estero su certe competenze ci battono alla grande.
      Inoltre, bisogna tenere conto che nei Paesi protestanti danno priorità ai loro connazionali, come sarebbe giusto che accadesse anche in Italia.
      I lavori per le aziende internazionali sono ottimi ma bisogna pensare che magari si sposteranno in futuro e non parlare la lingua locale porterà sempre a una mancata integrazione. Se uno vuole vivere così, liberissimo. Le aziende straniere potrebbero anche cambiare destinazione facilmente e non portarsi dietro i propri lavoratori.
      Insomma, sono tante le sorprese che si potrebbero trovare andando all’estero.
      Tuttavia, io credo che sia utile come esperienza formativa. Se molti tornassero in Italia dopo aver imparato qualcosa di nuovo e la applicassero al nostro Paese, sarebbe fantastico.

  10. io il tedesco lo conosco molto bene (oltre all’inglese e il francese), sono laureata in Mediazione Linguistica, ho mandato un’infinità di candidature sui siti tedeschi,per ruoli come corrispondente commerciale estero o simili ma tutte risposte negative finora…quindi la conclusione a cui arrivo è che ciò che penalizza non sia soltanto la lingua ma anche (o forse soprattutto) la mancanza d ‘esperienza…ditemi se sbaglio..

    1. Non solo l’esperienza, ma anche la cultura, la formazione. Un italiano segue (volente o nolente) un percorso formativo molto differente da quello di un tedesco. Trovo (per fare un esempio) che le università italiane siano eccellenti come istituzione formativa, ma pecchino molto sul lato pratico/tecnico che è cio’ che maggiormente richiede ilmondo del lavoro in generale.

  11. Com’è bello sapere che in giro per il mondo c’è sempre qualche connazionale che perde i denti da latte. Solo una cosa ho da ridire, che poi te la dico in maniera buona perchè voi andate predicando cazzate a gonfie vele. Per sapere il tedesco a un livello molto buono non illudetevi che bastano 2 anni come dice sto qua. il tedesco è una lingua molto dura. Con 2 anni raggiungerete un B2 se vi fate il culo, ma il culo seriamente. con un B2 (certificato tedesco, non i certificati falsi italiani) potete comunicare in maniera base. Parlare in maniera seria significa avere un C1, meglio C2. Non fatevi illusioni e non predicate cazzate.

      1. Cara Redazione, al di là dei toni “incazzati”, Nicola ha ragione.
        Moltissimi autori di blog vano millantando di aver fatto questo e quello, di aver imparato il tedesco in 2 anni.
        Tutte cose non vere ma a cui abboccano in molti. Perché se il tipo del blog ce l’ha fatta, allora ce la possono fare tutti. A nessuno piace sentirsi dire la verità, in questo caso una verità che si è sempre saputa dato che la Germania, più o meno virtualmente, la conosciamo tutti: che la lingua tedesca è difficile.
        Io credo che Nicola, probabilmente laureato in tedesco, si sia sentito preso in giro e sia scoppiato a leggere le fole del tedesco come lingua “facile” e abbia reagito. Ad maiora.

  12. Ho sempre pensato che la storiella degli italiani che emigrano e che si trovano benissimo perchè è un posto
    meraviglioso ecc..ecc..ecc.. sia tutta una bufala.
    Non conosco nessuno tra i miei ex colleghi di universita’ che sia emigrato in germania.
    4 gatti italiani emigrano e hanno successo. Bene, in realta’ dietro c’e’ spesso un parente che li aiuta a sistemarsi; sono meta’ tedeschi di nascita e sapevano gia’ la lingua, fateci caso e non fatevi troppi castelli in aria.

    1. Hai scritto di volere un suggerimento:
      >Ma se non lo so fare non posso scriverlo ovviamente…vorrei un po’ di queste sfumature…per chi ha >esperienza a riguardo grazie

      Ho avuto una esperienza simile alla tua, potrei darti qualche consiglio,
      meglio se mi contatti in privato.

      G.

  13. È proprio necessario raccontare a tutte quello che si fa su Internet?
    Sei andata pure a Oslo ma, a quanto pare, non ce l’hai fatta…
    Eh, i voli low cost illudono molti. Sembra che uno, per il solo fatto che possa prendere un aereo, debba emigrare e trovare il lavoro della propria vita…
    Magari fosse così. Ci vuole ben altro che un volo Ryan Air per cambiare la propria vita.
    Un po’ di umiltà in più e meno blog. Se non avessi perso tempo a raccontare le tue cento giornate a Berlino, forse qualcosa saresti riuscita a combinare.

    1. >Ma se non lo so fare non posso scriverlo ovviamente…vorrei un po’ di >queste sfumature…per chi ha esperienza a riguardo grazie

  14. Beh io sono in Germania da un anno e mezzo mi sono laureato in ing elettronica in Italia , per 9/10 mesi ho studiato tedesco in una scuola fino al livello B2 (col sangue), lo parlo posso confrontarmi gli altri ho raggiunto un buon livello e anche oltre penso io, ma di lavoro ancora nulla (anche se per scrivere la lettera di presentazione bisogna sempre farla correggere da un tedesco ….lunga la trafila delle richieste di lavoro tra bewerbung cv e Referenzen …ma di lavoro ancora nulla! Il problema è a mio avviso che gli annunci sono così specifici e a volte spaventano…spesso mettono inglese come lingua ma io ho fatto francese a scuola e quindi dovrei anche imparare quello e masticarlo. A parte la lingua nutro profonda insicurezza nel lavoro qui in Germania in quanto io, lavorando (in Italia) in un ufficio di ingegneri nel boom del fotovoltaico , già era stato un miracolo trovarlo , si progettava impianti fotovoltaici (in realtà disegnavo con Cad e si progettava a detta del capo )usando autocad , si faceva la procedura per incentivazione etc….tutto questo non lo trovo molto spendibile in Germania (il fotovoltaico è morto anche qui) dove i posti di lavoro sono specifici si richiede conoscenza di software anche …mai usati …o programmazione sempre richiesta. All’università ho programmato in Pascal , avevo usato anche matlab …ma non penso che il suo utilizzo per un esame ( dimenticato da tempo ) All’università non ti insegnano nulla a parte matematica e teorie senza alcun approccio con il lavoro. Io ho studiato ing elettronica ma non saprei progettare neanche un circuito. Io ho la forma mentis da Ingegnere ma praticamente mi sento lontano da un approccio pratico. Vorrei confrontarmi con altre persone che hanno lo stesso problema ….di come si riesce a trovare un lavoro in Germania dove gli annunci richiedono specificatamente quello che sai fare. Spesso in una lista di cose non ne conosco neanche una ….utilizzate intendo…eppure richiedono un ing. A volte penso che potrei fare molto , ma i strumenti dovrei impararli durante il lavoro mettendoci anima e corpo. Conosco la teoria , ma serve formazione a riguardo , e in Germania sembra che si trovi solo solo cose del tipo devi fare questo o quest’altro presupponendo già di saperlo fare. Ma se non lo so fare non posso scriverlo ovviamente…vorrei un po’ di queste sfumature…per chi ha esperienza a riguardo grazie. Non capisco come fanno gli altri, in fondo sono anche un po’ come me. Non possono sapere tutto e sempre!

    1. Ribadisco il concetto espresso piu’ di 3 anni fa: i numerosi italiani che vivono in Germania, hanno trovato lavoro nella ristorazione tramite agganci di parenti/conoscenti. curiosamente sono spesso di origini meridionale (sicilini in primis). Molti non parlano nemmeno tedesco magari perchè lavorano in cucina ….ma sono quelli che hanno i contratti piu’ stabili e le maggiori prospettive.

      Per questo quando si sente di italiani in germania sembra che sia tutto rose e fiori: si sono semplicemente inseriti nel grande “network” di pizzerie che gli italiani si sono creati negli ultimi 50 anni in tutto il mondo.. e sia chiaro ci sono anche veneti eh.. (loro sono soprattutto negli Eiscafe…)
      Magari hanno la terza media : ma hanno sicuramente molte piu’ possibilita’ di un laureato che si è fatto il mazzo credendo nella meritocrazia e alle balle che all’estero è tutto meglio che in italia ecc…ecc.. Addirittura ho scoperto che spesso la laurea non è nemmeno riconosciuta all’estero a meno di non fare degli esami integrativi + traduzioni giurate da migliaia di euro (ti passa la voglia prima ..) e come non darli ragione vista l’arretratezza ed eccessivo nozionismo delle nostre universita (una Ausbildung tedesca vale molto di piu di una laurea italiana per lavorare)

      In generale l’unica sicurezza per un italiano in Germania è quella della ristorazione. (e secondo me
      non è poco…),
      Certo, poi esiste anche il mondo dei “geni accademici” cioe’ gente brillante, che tramite l’universita ha trovato agganci nel mondo della ricerca: si tratta dei “cervelli in fuga” veri e propri, ma sono numericamnete molto inferiori rispetto ai primi, e di soltio tendono a rimanere molto meno perchè pure loro non hanno tutte queste prospettive (perchè assumere un italiano con il broken-english alla Super Mario piuttosto che un indiano /asiatico?)

      Quindi l’idea che mi sono fatto è che in Germania (ma penso valga anche per altri stati) o entri in qualche ristorante/eiscafe come cameriere/lavapiatti e cerchi di farti la tua strada in cucina oppure devi essere
      davvero un genio nel tuo campo, con tanto di laurea master e phd .. e magari con un calcio in culo del tuo relatore ti prendono e finisci a lavorare in un contesto di ricerca internazionale molto competitivo dove parli in inglese insieme a cinesi, magrebini, indiani e via dicendo…

      Vie di mezzo non ce ne sono e questo ahime’ riguarda il 90% dei laureati in italia

      Aufwiedersehen!

  15. Mi fanno un po’ ridere quelli che piagnucolano perchè non trovano lavoro con l’inglese scolastico. Sono laureata in tedesco, nonostante ciò sono già mentalmente pronta a lavorare come commessa e cameriera per iniziare a Berlino. Anche i laureati in lingue devono migliorare la pronuncia. Ma possibile che vivano tutti nel mondo dei sogni?

    Il C1 l’ho preso dopo 5 anni di studio intensivo (=duro e impegnativo) e due corsi estivi sul posto (pagati da sola, facendo la cameriera in Italia). Sono completamente d’accordo con il messaggio iniziale del blog, almeno le basi del tedesco devono essere apprese prima di partire, altrimenti sarà un dispendio di tempo e denaro abbastanza oneroso!

  16. Premessa: io non ho più 20 anni da un bel pezzo. Ho studiato 5 anni il tedesco a scuola e l’ho praticato in Germania per due anni subito dopo la maturità. A prescindere da ciò ho lavorato tanti anni in Italia sempre in società che avevano contatti con la Germania, per cui dovevo quotidianamente parlare e corrispondere in lingua tedesca, fino al mio ultimo impiego come responsabile gruppi provenienti dalla Germania in un grande villaggio turistico. Rimasta disoccupata, sono tornata 8 mesi fa in Germania ed ho cominciato a cercare lavoro in ambito turistico-alberghiero, visto che le mie maggiori competenze posso esprimerle in questo ramo. Ho voluto anche prendere la certificazione di lingua tedesca alla Volkshochschule, ho preferito fare l’esame B1, ma i docenti che mi hanno esaminata si sono meravigliati che non mi fossi iscritta per un esame superiore, considerata la buona padronanza che ho della lingua, sia scritta che parlata. Ebbene nonostante tutto ciò, a distanza di otto mesi, dopo aver mandato centinaia di cv, non sono riuscita a trovare uno straccio di lavoro. La lingua la conosco (ovviamente conosco anche l’inglese), l’esperienza ce l’ho, mi sono indirizzata solo ed esclusivamente verso un ramo specifico con tanto di referenze scritte in tedesco da titolari di grandi agenzie viaggi e tour operator (tedeschi) che erano miei clienti quando lavoravo nel villaggio turistico eppure… niente.
    Forse c’è anche un altro aspetto da considerare e quest link può fornire una risposta: http://www.lettera43.it/economia/macro/germania-discriminati-i-lavoratori-di-origine-straniera_43675125639.htm

  17. Però non ho letto nel post né nei commenti di tizi senza specializzazioni, senza lauree e senza conoscenza del tedesco che hanno trovato lavoro in Germania ed ora guadagnano 2000 euro al mese. Boh.
    Eppure delle persone che conosco mi hanno riferito che ci sono stati individui over 40 e over 50, senza laurea, senza specializzazioni, senza conoscere la lingua, che si sono sistemati e guadagnano da sogno.

    Sfatiamo questo mito per favore, perché i più disperati sono i disoccupati senza specializzazioni, né lauree, che anche in Italia faticano a trovare un lavoro.

    Grazie

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