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Tunisia, non si uccide la rivoluzione

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Sono giorni caldi per la Tunisia. L’omicidio a bruciapelo di Chokri Beleid, esponente dell’opposizione tunisina ucciso a colpi di pistola mentre usciva di casa, segna una drammatica svolta nella transizione tunisina, complessa e faticosa, ma fino ad oggi non segnata dall’uso della mano armata. Ai suoi funerali ha partecipato una folla immensa, spinta dalla paura dei una deriva islamista in un paese tradizionalmente laico.

Ma c’è anche chi non si stupisce che si sia arrivati a questo punto, visto come sono rimasti impuniti negli ultimi mesi molti atti violenti e intimidatori compiuti dalle milizie della Lega nazionale di protezione della Rivoluzione, un’associazione che fa dell’uso sistematico della violenza e della minaccia contro gli oppositori politici la sua pratica quotidiana. Tra questi osservatori disincantati c’è Majed Hadj Ali, avvocato del direttivo del Partito Repubblicano, che descrive a Oasis l’attuale situazione del Paese. Leggi l’intervista

Intanto fra un mese e mezzo gli occhi del mondo andranno a posarsi proprio su Tunisi.  La città di Tunisi accoglierà infatti dal 26  al 30 marzo il World social forum e  la prossima Assemblea Mondiale degli Abitanti, sostenuta dalle reti internazionali  e organizzazioni degli abitanti. Una bella prova per la giovane e incerta primavera araba

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