Svezia, un paese allo specchio

Redazione - 19 giugno 2013

Story Corner

Redazione - 19 giugno 2013

Turchia, centinaia di arresti casa per casa

Redazione - 19 giugno 2013
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Istanbul, martedì (leggi l’aggiornamento di sabato)

Alle 5 di mattina, sia ad Ankara che qui, casa per casa, arrestano sospettati di aver partecipato alle manifestazioni e sobillato le folle: si tratta di decine di fermi per alcuni dei quali sarà vita dura. Militanti di partiti socialisti di varia natura, dal Partito della Democrazia Socialista alla Piattaforma della Sinistra Rivoluzionaria Indipendente, di un’agenzia stampa rivoluzionaria. La tentazione di farsi prendere dallo sconforto è forte…

istanbulaIeri il popolo ha mostrato che neanche quanto successo negli ultimi giorni è in grado di reprimere la creatività per creare automi pronti a obbedire agli ordini (il vero scopo di ogni regime autoritario): alle 6 di pomeriggio un ragazzo, impassibile, si è messo a guardare l’AKM, l’edificio nero e fatiscente che guarda la piazza da lato, il vecchio centro culturare di Ataturk. É presto divenuto il “duran adam”- l’uomo che sta fermo. Rimane impassibile anche quando i poliziotti insospettiti lo perquisiscono. Nel giro di poche ore sono moltissimi i duran adam, molte donne anche, una sviene. Di notte i duran adam nascono in ogni città grande della Turchia, teatro degli scontri. Proteste silenziose e fastidiose.
Oggi i tifosi del Carsi si riuniscono in un parchetto di Besiktas che deve il suo nome, “Abbasaga”, a una setta di sufi, i bektasi, perseguitati duramente durante la loro storia e gli anni della Repubblica. Fanno un sit-in per la liberazione dei loro compagni e iniziano un forum. Presto viene l’idea di utilizzare ogni singolo straccio di terra ancora non coperta da asfalto o cemento per riunirsi e discutere un programma di azione. I forum sono iniziati stasera alle 9.

Intanto, da Ankara, Erdogan punta di nuovo il dito contro l’aborto e i paesi dove è in uso… chi commette aborto è niente meno che un assassino. Mi sembra poco casuale che colga l’occasione di questi eventi per tornare alla carica su questo argomento. Sapete che all’epoca della strage di Uludere, dicembre 2011, dove persero la vita una 30 di 20enni, per puro errore, al confine con l’Irak,  in pieno Kurdistan, per un raid fatto da 2 caccia turchi, all’opinione pubblica che gli chiedeva di rispondere di tale errore rispose che, abortendo, le donne erano parimenti delle assassine? Questa risposta è sbagliata sotto molti punti di vista, persino sotto quello formale…
Non ho molte parole di commento chè mi paiono soprattutto superflue.

Ora crollo

Istanbul, lo sciopero di lunedì

Oggi lo sciopero sindacale già annunciato precedentemente e, per gli Interni, illegale.
Le marce avvengono senza troppi problemi su Istiklal, da Tunel a Taksim. Sit in davanti all’istituto francese di cultura.
Anche i poliziotti fanno il loro corteo, la loro dimostrazione di forza. Alle 10 di sera. Preceduti da un Akrep e seguiti da un Panzer, rispettivamente un blindato e un carro armato. Bella forza, eh?
Ma quando, finalmente libera dal lavoro, mi reco a Taksim (che non ho potuto vedere né raggiungere per 2 giorni) i poliziotti sono sbracati per terra. Non li compatisco (ognuno fa il lavoro che sceglie) ma anche loro sono allo stremo: obbligati a turni anche di 55 ore senza un minuto per dormire. Mi ricorda come vengono preparati i tori prima di scendere nell’arena. La piazza è semivuota e maledettamente pulita, i sanpietrini al loro posto (ma un amico di lotte che vive a Kabatas, 3 giorni fa, mi ha detto che ha visto i sanpietrini essere sostituiti da una colata di cemento. Non vogliono che si costruiscano le barricate) e la scalinata che accede al parco sgombra come non la vedevo da Novembre, quando sono iniziati i lavori di questo colossale progetto.
Il parco è un cimitero: pieno di poliziotti e vigili, guardie. Sembra un campo di battaglia dopo la battaglia. Hanno cancellato ogni traccia della festa e dell’ubriacatura di vita passata. Le scritte ricoperte di vernice, i manifesti strappati. Le aiuole ferite dal calpestio incessante di giorni che nessuno scorderà mai e dai sacchi a pelo in cerca di spazio.
Ci guardano annoiati, i poliziotti, mentre gli dirigo il mio sguardo come una domanda: ma possibile che nessuno di voi si indigni?
Nei vicini quartieri di Osmanbey e Sisli è invece la storia che conosciamo bene. A Kadikoy gettano uova sulla sede dell’AKP! I tifosi del Carsi fanno un sit in e dichiarano di non andarsene finché non vengono rilasciati i loro compagni arrestati. Intanto sono molti i paesi europei e non che organizzano cortei in sostegno del movimento: Olanda e Belgio ma anche il Qatar.
Tanto a lui non gli importa nulla: come avete letto, ha ribadito (lo aveva già detto 4 giorni fa) che non riconosce le leggi del parlamento europeo. Mentre il suo governo minaccia di dispiegare l’esercito. Ah: errata corrige. La gendarmeria non è l’esercito, sono come i carabinieri. Diciamo che “ancora l’esercito non è passato dalla parte sbagliata” e mi parrebbe davvero strano, dati i precedenti, che lo facesse. Chiedo venia. Vediamo cosa prepara questa giornata di calma inquietante.
Vi lascio con un po’ di numeri (fonte l’unione dei medici turchi, oggi in sciopero)sul bilancio attuale, stilato alle 18:

4 morti
7822 feriti dall’inizio a oggi, di cui
6 in fin di vita (4 di Istanbul, 1 di Ankara e 1 di Eskisehir)
59 gravissimi
11 hanno perso la vista.
Solo ieri e solo a Istanbul 132 feriti, di cui un bambino di 14 anni con trauma cranico e una persona ce ha perso la vista.
Negli ultimi 3 giorni sono 185 i feriti di Ankara.
Altri numeri:
Solo ieri e solo a Istanbul: 198 fermi
solo ieri e solo ad Ankara al funerale dell’ultima vittima: 108 fermi.

Una piccola nota: da ieri girano le foto dei poliziotti che riempiono i serbatoi di acqua dei TOMA con un liquido dentro una tanica che riporta la scritta Jenix e che altro non è che una sostanza urticante presente nei lacrimogeni, dal colore arancione. NON è una novità! Già dal secondo giorno di scontri (1 giugno) la gettavano addosso alla gente, il mio quartiere era pieno di pozzanghere arancioni…come ieri. E l’effetto sulla pelle era lo stesso avvertito ieri.
Un dettaglio: gli amici di ieri mi raccontano che appena arrivati alla piazzetta dietro casa per prendere un taxi, hanno subito un attacco della polizia. Per fortuna si sono precipitati nella casa all’ultimo piano di gente che, come noi il pomeriggio, ha dato asilo a chi ne aveva bisogno. Da lì hanno potuto seguire le immagini della diretta dal vero. Arresti e gas. I più sfortunati hanno messo piede a casa alle 5 di mattina.
E con questo ma anche con un po’ di speranza, vi lascio. Ogni medaglia ha due facce e l’altra faccia della repressione è l’unione in questa lotta. Che veramente continua a rendere tutti, in qualche modo, felici.

Libera

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