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Il Nobel per la Pace 2012 è stato assegnato alla Unione Europea, con decisione unanime del comitato norvegese, per aver contributo “al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”.

Forse quei commissari hanno dimenticato gli oltre 20.000 morti nel mediterraneo, causati dalle nostre politiche migratorie.

Forse hanno dimenticato le navi speronate e quelle lasciate in avaria in acque internazionali.

Forse hanno dimenticato l’appoggio italiano e il beneplacito all’intervento americano in Kossovo.

Forse hanno dimenticato gli accordi bilaterali per il contenimento dell’immigrazione, il cui risultato è stato un’inclusione de facto delle carceri libiche nella gestione delle nostre frontiere.

Forse hanno dimenticato le guerre internazionali in cui abbiamo spedito contingenti senza alcuna discussione critica e con molti tardivi pentimenti.

Forse non hanno visto, di recente, le bandiere rosse con le svastiche, con cui qualche giorno fa i greci hanno accolto la Merkel, simulacro dell’egemonia neoliberista che garantisce le aziende e le banche, a scapito delle persone e delle culture.

Forse non hanno dato peso alla pigrizia con cui si accettano le sistematiche violazioni dei diritti umani di paesi partner, con cui stringiamo accordi economici e dei nuovi membri dell’enlarged Europe.

Forse non hanno considerato alcune azioni interne come quello della polizia italiana al G8, quella inglese nei riots di due anni fa, quello francese nelle banlieues che Sarkozy definiva amabilmente racaille.

Forse i commissari norvegesi sono molto distratti, forse no.

Magari è una semplice trovata pubblicitaria, come quella che portò il Nobel ad Obama nel 2009, quando Guantanamo era ancora aperta e il conflitto arabo-palestinese ben lontano da una soluzione. O, più semplicemente, dovremmo cominciare a guardare al Nobel dandogli il giusto peso.

Vincenzo Romania

Nobel per la Pace all’Ue, giusto o sbagliato? Leggi anche l’opinione di Corrado Poli

 

 

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