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Una città il cui squallore viene solitamente spazzato sotto il tappeto nei dischi dei Beatles, o nelle grandiose visioni delle Olimpiadi a venire. Proprio le Olimpiadi fuggo, e i quaranta minuti che dicono si impiegheranno solo per salire sulla metro durante i giochi. La capitale del mondo, un sontuoso forziere pieno di gemme di ogni sorta, ricchezze da ogni dove, un forziere di cui però bisogna avere la chiave”.

Così ha scritto Davide Miozzi, il nostro blogger, lasciando Londra alla vigilia delle Olimpiadi: ecco il suo post. In decine state commentando. Perché lasciarla, perché rimanere? Anordestdiche lancia una proposta: raccontaci la tua Londra, mandaci un breve racconto, una foto con un commento, segnalaci un tuo video. Creeremo un blog collettivo “Londra, le nostre Olimpiadi”. Fatelo commentando questo post o scrivendo direttamente ad anordestdiche@gmail.com.

Ecco intanto cosa avete iniziato a raccontarci:

Susi

Sono a Londra da “soli” otto-mesi-senza-interruzioni e proprio in questi giorni stavo pensando anch’io di lasciare questa città entro fine mese. Sarà il caldo che fa’-nell’Europa del Sud, sarà perchè non mi sono voluta piegare al camerieraggio (fatto già per troppo tempo in Italia) tipico da queste parti, sarà perchè l’inglese non m’è mai piaciuto ma io adesso me ne voglio andare. Mi è venuto il dubbio però se è giusto mollare proprio adesso che le Olimpiadi sono alle porte e alla fine mi sono detta si, va bene, tanto nella tua vita ed esperienza londinese non ti cambieranno nulla queste diavolo di Olimpiadi. Ti porteranno solo motivi in più per incazzarti e pentirti di non essertene partita prima.

Hai detto bene Davide, questa città è un forziere pieno di ricchezze e stracolmo di energia positiva ma devi possedere la chiave e io fino ad ora, come te, non l’ho trovata.
E’ maledettamente vero anche tutto il resto che hai scritto, sul cinismo dilagante che vedi in metro (anche se io ho sempre avuto la oyster solo per bus, ma ti assicuro che anche lì su si legge nello sguardo di alcuni passeggeri)e sull’essere ricco e l’avere un obiettivo chiaro in testa per “riuscire” in questa città….

Io dico sempre che Londra è nulla in quanto è tutto e l’opposto di tutto. Ti da tantissimo ma ti toglie tantissimo, è veloce ma chi la vive ha un ritmo molto più lento di quello che ti aspetti, è caotica ma all’improvviso è deserta, è aperta a tutti ma ha le sue barriere d’accesso, è creativa e vibrante ma i suoi abitanti e gli stessi “creativi” sono così uguali l’uno con l’altro che sembrano omologati, e potrei proseguire per ore.

In questi mesi ho cercato di apprezzarla più volte e alcuni giorni ci sono anche riuscita ma alla fine, quando ci penso, mi è rimane sempre un “però” in fondo alla frase…

Nonostante tutto però devo ringraziare questa città perchè mi ha ridato la voglia di sognare e pensare che a 30 anni posso anche ripartire da zero e cominciare a prepararmi per il lavoro che ho sempre voluto fare, magari anche iscrivermi alla specialistica, cosa che altrove non sarebbe affatto possibile. E in fine mi sta facendo ripensare all’Italia come prossima meta, l’ultimo posto al mondo in cui, fino a un anno fa, avrei voluto essere. Io ho viaggiato spesso, trattenendomi mesi o anni in alcune città dell’Europa e non ho mai avvertito un desiderio così forte di ritornare in Italia come lo sto sentendo adesso.
Non so se è un merito di Londra ma le cose stanno così.

Joey

Si, ti capisco. Sono stata un po’ a Londra,e nella sua nebbia sociale. Poi ho scoperto Parigi. Una buona sintesi di ciò che amiamo dell’Italia(ritmi più tranquilli, tempo decente, buon cibo) e dell’Europa.

Anita

E’ la stessa sensazione che ho provato io l’estate scorsa mentre lasciavo Londra dopo quasi un anno di tentativi e di yes sorridenti che volevano dire no. Sono contenta di non avercela fatta anche se adesso non so ancora dove andare…

Giada

Capisco i 40 minuti, e capisco anche quando dici quel senso di indifferenza e poi non ci vedo nulla di male a tornare se uno sente che é finita un’avventura, almeno sei andato lí hai provato e vissuto e se é tempo di cambiare ben venga allora!

Alice

Ho fatto la tua stessa scelta di lasciare Londra a Natale, dopo oltre un anno intenso. Quest’anno lo passerò in Italia, il prossimo si vedrà… ma non rimpiango di aver lasciato la swinging London! Mi ha dato moltissimo e sarò sempre riconoscente a questa città per le opportunità che ti regala e le emozioni che è in grado di dare. Ma ho sempre saputo che non è il luogo dove voglio costruire la mia vita. Ho preferito salutarla prima di abituarmi gradualmente a uno stile e una qualità di vita in cui in realtà non voglio riconoscermi. E quindi eccomi qui, ancora alla ricerca del mio Paese delle Meraviglie.

21 comments

  1. Non me ne vogliate, ma trovo i vostri commenti molto sconfortanti, una ridda di luoghi comuni resa ancor piu’ sconfortante dal fatto a formularla sono delle persone giovani…persone da cui ci aspetteremmo ben altro.

    “Citta’ fredda e cinica”? Ci sono circa 180.000 (cento-ottantamila)charities, stando ai dati ufficiali, che raccolgono ogni anno piu’ o meno 57 miliardi di sterline (capite? Denaro che proviene, non da contributi statali, ma dalle tasche di questa gente fredda e cinica…) – quante ce ne sono nella calda e accogliente Italietta popolata da gente buona e brava?

    “Citta’ il cui squallore viene spazzato sotto il tappeto […], o nelle grandiose visioni delle Olimpiadi da venire”? Si, Davide Miozzi, gradiose visioni…proprio cosi’, grandiose! Non fosse altro per il fatto di essere riusciti a portare a termine un progetto cosi’ ambizioso durante la peggiore recessione della storia – la Francia, l’Italia e tutto il resto dei Paesi che compongono quel leviatano burocratico che chiamate Europa, avrebbero messo un fuori un cartello con la scritta “CHIUSO PER BANCAROTTA”. Questa si chiama “resilience”, caro Davide… la capacita’ di portare a termine il proprio lavoro/impegno senza mascherarsi dietro chissa’ quali scuse (cosa in cui noi Italiani siamo bravissimi…e’ sempre colpa di qualcun altro, vero o no?) – e questa resilience viene dal senso profondo di autosufficienza che ha sempre contraddistinto questo popolo: A.U.T.O.S.U.F.F.I.C.I.E.N.Z.A. capite?? E’ l’opposto della tendenza, anche questa tutta Italiana, ad aspettare un Deus ex machina che vi venga a risolvere i problemi, offire un lavoro, farvi trovare una fidanzata/o, pagarvi l’affitto, darvi la pensione etc etc

    Concludo, scusandomi in anticipo se quanto sto per dire offendera’ qualcuno di voi: siamo diverse decine di migliaia di Italiani in questa citta’ e la maggior parte di noi ringrazia ogni giorno il Cielo per aver un giorno preso la decisione di andarsene da un Paese, che per quanto amato e amabile, e’ popolato da gente che non ha alcuna capacita’ ad adattarsi, ad evolvere, a reinventarsi. Perche’ i miei amici medici che hanno scelto Londra godono di strutture, compensi, fondi per la ricerca che in Italia e nel resto in Europa non hanno eguali? Perche’ io ora guadagno 3 volte lo stipendio di quando iniziai a lavorare qualche anno fa? Cara Susi che non ti sei voluta “piegare al camerieraggio”…quello l’abbiamo fatto tutti, indipendentemente dallo status sociale/economico o del livello di istruzione – il punto e’ non fermarsi li’, continuare ad impegnarsi, darsi da fare…poi, chi vale qualcosa ce la fa, gli altri no. E’ non e’ colpa di nessuno, non c’e’ nessuno complotto, non c’e’ nessuna ingiustizia: si chiama meritocrazia, quella vera pero’!

    1. Io penso che non si tratti di restare o lasciare è una questione molto soggettiva,perché in una capitale così cosmopolita,c’è chi si trova bene e chi no,per chi ha avuto opportunità è normale amarla,ma vale anche il contrario.io lo vista da turista una settimana,poco,ma l’impressione che mi ha fatto è una capitale alienante.io sono di Napoli e con tutti ma proprio tutti i difetti non lascio e non la lascerò,io rimango dell’idea che bisogna combattere sul proprio territorio e non lamentarsi o fare la retorica,Londra è tutto il regno unito.ps ho un amico che vive da quattro anni in questa capitale e non si è ancora adattato.

    2. Ben detto Davide! Io Londra l’ho lasciata un anno fa per fare un master in giro per l’Europa, e Londra mi manca ogni singolo giorno e non vedo l’ora di tornarci, per il Giubileo, per le Olimpiadi ma soprattutto per la città stessa, che amo più di qualunque altra.

  2. Che articolo stupido.

    [quote]Susi Sono a Londra da “soli” otto-mesi-senza-interruzioni . . . sarà perchè non mi sono voluta piegare al camerieraggio [/quote]

    Come faranno adesso gli hotels, i ristoranti e bar senza gli italiani? Maaa provare altre strade no-o?

    [quote]Joey Si, ti capisco. Sono stata un po’ a Londra,e nella sua nebbia sociale. Poi ho scoperto Parigi.[/quote]

    Parigi e’ piu’ pulita di Londra o Roma? Ma ci sei veramente stata nelle citta’ che dici? Nun ce credo proprio!

    . . . mi fermo qui con i commenti

    P.S. prima che rispondete. Sono residente a Londra dal 1994 e nel frattempo ho girato e lavorato in 1/2 Europa, e non solo per uno o due giorni.

    Ta Ta!

  3. scusate ma alcune risposte Vostre mi sembrano di una banalità incredibile..mi riferisco a Mario e Davide, senza offesa..Mario tu nelle ultime righe sembri insinuare che Susi non ce l’abbia questa “meritocrazia” che ti permette di farcela in un paese come Londra.. e chi te lo dice? non può essere semplicemente che la Vita voglia portarla altrove, in luoghi dove farà esperienze diverse, proverà sensazioni nuove, o forse semplicemente troverà la sua dimensione..? chi lo dice che tutti dobbiamo apprezzare gli stessi ambienti o sentirci “a casa” nello stesso luogo? siamo tutti diversi e ognuno percepisce a proprio modo quando un’esperienza è giunta al termine o deve proseguire.. persone come voi, che hanno viaggiato, dovrebbero avere un modo di pensare più elastico a mio avviso.. una persona che ha VISSUTO davvero sa che, se provi quello che sta provando Susi adesso, un motivo c’è e da qualche parte ti porterà. In bocca al lupo a Susi.

  4. Orchidea, non ho parole per te…hai colto in pieno lo spirito con il quale ho scritto il post “incriminato”, non avrei saputo scrivere miglior risposta. Grazie davvero per l’imbocca al lupo, ne ho bisogno visto che si, tornerò in Italia, ma ancora non so per fare cosa e per quanto tempo….è tutto in divenire.

    Caro Davide, caro Mario,
    anche io come Orchidea penso che non tutti siamo fatti per vivere nello stesso luogo, non tutti abbiamo le stesse esigenze e non tutti vediamo le cose con gli stessi occhi e in questo caso aggiungerei un per fortuna! Non starò qui a spiegarvi che grazie a Dio non è nel settore ristorativo-alberghiero che ho bisogno di emergere per meritocrazia e che sarebbero altri i settori in cui avrei voluto dimostrare di eccellere, ma che purtroppo non mi è stata data neppure lontanamente la possibilità di provare ad avvicinarmi. Inutile neanche stare qui a snocciolare i racconti delle mie notte insonni passate a INVENTARE cv per essere chiamata a fare un colloquio per una vacancy da semplicissima commessa. E non voglio neanche annoiarvi coi racconti delle famose 3 ore di finta prova non retribuita nei ristoranti, dove chiamano gli ingenui come me a tappare i buchi di personale per non pagare un altro “team member”.
    Voglio invece dirvi che io detesto i luoghi comuni, piuttosto cerco di sfatarli e che non ho mai parlato di ingiustizia o complotti contro di me. Non è nel mio stile anzi ritengo che l’uomo sia artefice del proprio destino e che nessuno remi contro lui. Non so se ve ne siete accorti ma nel precedente post non ho mai denigrato Londra ma solo criticata e talvolta addirittura elogiata. Resto comunque convinta del fatto che se si sceglie di venire a vivere in questa città non ci si deve aspettare l’Eden, anzi, se si ha una laurea e un master e non si conosce bene l’inglese, è meglio se si va a provare in altrettante belle e autosufficienti città del Regno Unito, magari anche più vivibili. La Londra che ho conosciuto io è perfetta per chi non ha qualifiche. Chi è molto qualificato deve andare altrove.

    Complimenti a entrambi per essere “riusciti” in questa giungla … avete trovato il vostro Paese delle Meraviglie. Enjoy!

    —————-

    Non è difficile innamorarsi di questa città,soprattutto nei giorni di sole, e vi assicuro che ce ne sono tanti, più di quante ne possiate immaginare. Non è difficile innamorarsi di Londra se non hai niente in mano e non lasci nulla dietro alle tue spalle. Non è difficile innamorarsi di Londra se hai degli obiettivi chiari. Non difficile innamorarsi di Londra perché è perfetta, ha tutto e offre di tutto ma come ho già scritto, quanto offre tanto toglie. La sensazione di alienazione che Domenico ha provato nella sua settimana di permanenza nella città delle Olimpiadi, non è affatto sbagliata. Qui si è tutti soli e per questo si è anche tutti un po’ più matti, tristi, cinici e anche depressi.
    Nonostante la sua grande storia, la sua lingua parlata da mezzo mondo e il suo ampissimo vocabolario, non riesco proprio a sentire lo spessore di questa città, ecco cos’è! Mi sembra tutto finto, tutta una recita, un villaggio dove tutti hanno imparato la loro parte a memoria e la recitano per 7 giorni alla settimana. Si comportano tutti nella stessa maniera sia a lavoro, sia nel tempo libero, sia come parlano e persino quando pensano e tacciono.
    Un gran bel saggio di Enrico Franceschini -“Londra Babilonia” è il titolo, spiega bene e con numeri alla mano, quanto grande, bella e interessante sia questa città. E’ un gran bel saggio,molto interessante. Io lo lessi una delle prime settimane in cui misi piede su suolo inglese e arrivata in fondo all’ultima pagina, chiuso il libro, mi sono domandata come Franceschini potesse elogiare a tal punto questa Babilonia. Coi mesi l’ho capito e ho iniziato ad apprezzarla anch’io, ho incominciato a sentire le vibrazioni che emana Londra , con la differenza però che a me resta un gusto-non gusto in bocca, qualcosa che non ha sapore. E’ come se avessi fatto una scorpacciata di emozioni, sapori, persone, parole, gusti, odori, esperienze e alla fine in bocca non resta niente. Non mi piace questa sensazione, non è da italiano quindi ho realizzato che questa città non fa per me. Questa popolazione non fa per me. Questo posto non fa per me. Peccato per le vibrazioni però, quelle si che fanno per me ma non si può avere tutto…. vorrà dire che tornerò a inebriarmi, in vacanza,ogni tanto, senza esagerare …..
    Come Alice, penso che Londra “Mi ha dato moltissimo e sarò sempre riconoscente a questa città per le opportunità che ti regala e le emozioni che è in grado di dare” e spero di non rimpiangere mai la scelta di averla lasciata perchè un pò di paura c’è, nonostante sia forte la consapevole che questa non è la città nella quale vorrò stabilirmi a vita. Ma come dice Giada, comunque vada posso almeno dire di averci provato a vivere in questo posto! [Alice, buona ricerca del tuo Paese e spingiti a conoscere anche i luoghi che non avresti mai immaginato di visitare….non deve essere bella la città, ma le sensazioni che ti invia]
    Anita, conosco bene quegli yes….. ti dico brava e consiglio di continuare il tuo percorso, anche se non sai dove ti porterà. Quando sarà il tempo di fermarti lo capirai da sola. Ascoltati!

    Sono contenta che, citando Orchidea, la Vita voglia portarmi altrove, in luoghi dove farò esperienze diverse e proverò sensazioni nuove. Anche se si tratterà dell’Italia, sarà bello rivederla con questi nuovi occhi e se non sarà l’Italia, viaggerò alla ricerca del mio luogo. Con questi nuovi occhi, gli occhi vibranti di Londra.

    Peace&Love to everyone

  5. In procinto di partire per Londra il mese prossimo, la mia attenzione è stata attirata da questo post, e naturalmente dai commenti e dalla discussione. Beh, devo dire che è stata una lettura un bel po’ sconfortante.

    Io ho 24 anni, mi sono laureata a gennaio (una laurea magistrale in lingue e traduzione, con lode, perfettamente nei tempi) con svariati tirocini all’attivo, corsi formativi e d’informatica. Eppure, niente. Dopo aver cercato lavoro per tre mesi, sembra che questo Paese non abbia niente da offrire a una come me. Mi sento impotente, un fallimento. Mi sento in colpa verso la mia famiglia, per i sacrifici economici ed emotivi a cui li ho sottoposti, perché non riesco a “restituire” quanto mi è stato dato.

    Capisco le ragioni di chi è tornato a casa, dopo l’esperienza all’estero. Soprattutto le ragioni del cuore. Se potessi, anche io mi manterrei vicina alla famiglia, agli amici.
    L’idea di vivere da sola, in un posto in cui non conosco nessuno, in cui non ho punti di riferimento, o meglio, in cui dovrò ri-crearmeli…mi spaventa, onestamente. Ma il cambiamento, la crescita, forse spaventano un po’ tutti.

    Però mi sento anche una privilegiata: perché l’inglese (lingua) l’ho sempre amato, e non ho alcun problema di comunicazione. Perché ho avuto la possibilità (economica) di frequentare un corso in Business English per 4 settimane all’estero.

    Non so se il mio destino sia di restare a Londra: come ho detto prima, la cosa più importante in questo momento è il mio cuore. Un pezzo ce l’ha l’Italia, e lo avrà sempre. Un altro pezzetto, estremamente importante per la mia felicità futura, adesso è in Essex…ma data la situazione lavorativa estremamente precaria, chissà dove sarà l’anno prossimo. Forse Brussels, forse la Svezia, o magari chissà, Londra stessa.

    Per adesso, il mio obiettivo è solo riuscire a sfruttare al meglio le possibilità che mi sono state date. E penso che Londra possa offrirmi molto di più dell’Italia, ora come ora.

    Quindi io parto, e auguro a tutti i viaggiatori come me maggior fortuna.

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