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Ci è voluto poco…con Stefano è nato subito un bel colloquio: abbiamo parlato di noi, messe a confronto le nostre vite, le nostre idee, immaginare questa esperienza e come eventualmente potersi poi  rivelare per entrambi.
Stefano non è nuovo di questi “viaggi”. Lui è un veterano. E’ un tecnico di elicotteri, non è la prima missione la sua: ne ha alle spalle ben otto.- Mi racconta.
Congo, Eritrea, Kossovo, Bosnia, Albania, Iraq e …Afghanistan, che per lui è già la seconda volta.
E’ molto colto, ha la passione per ciò che fa e ama conoscere sempre posti nuovi.
Ogni volta e, prima di partire per una nuova destinazione, si documenta, studia, si informa: è una persona con una grossa personalità e piena di tanta curiosità. Mi ha raccontato quella che per lui è stata la sua prima missione in Afghanistan: fatalità gran parte corrispondente a quello che la mia mente in queste ore sta elaborando.Paesaggio caldo, secco, polveroso, villaggi, di cui tanti distrutti, povertà, disperazione ma anche speranza…tanta speranza.
E’ questo l’Afghanistan, un Paese che bisogna capire, essere propensi e umili per farlo, sapere e dare una spiegazione ad ogni singola azione, evento, fenomeno che si manifesti.
Occhiali da intellettuale, se non fosse stato per la divisa, tutto si sarebbe dedotto ma fuorché Stefano ti dia l’idea di essere un militare.
Una pacatezza, serenità e tranquillità fortemente invidiabile: lo osservo mentre parla e fantastico su come possa comportarsi in un “teatro” di guerra e come potesse comportarsi nell’eventualità dovesse affrontare una situazione critica…Non lo saprei neanche per me in questo momento…
Ho studiato giusto l’indispensabile di questa terra: “prima i sovietici,dopo quarant’anni di pace, i mhujhaidin, i talebani … poi gli occidentali…”.
Un Paese che non ha stabilità da diverso tempo perché per una serie di circostanze, invasioni, sfruttamenti, sottomissioni, distruzioni non è riuscita mai a confrontarsi col resto del mondo perchè nessuno ne ha mai dato il tempo…
Questa è stato gran parte della conversazione con Stefano.
Mi ha anche detto che è sposato ed è padre di ben quattro figli, sembra felice e sereno. È dell’umore giusto, pronto ad affrontare ciò che l’aspetta nei prossimi mesi: io invece, lo sono?
Dopo una lunga conversazione ci addormentiamo, la comodità che ci offre il velivolo è accettabile, il risveglio per mangiare un “boccone”, l’atmosfera durante questo viaggio è serena e distesa: la sostituisco ad una “gita”.
Qualche ora di volo, si atterra ad AL BATEEN (EMIRATI ARABI), dove trascorrerò la notte per reimbarcarci nell’indomani sul nostro aereo militare e dirigerci verso la nostra destinazione: presumo sarà più interessante…da qui inizierà veramente la mia missione.
Giovanni Quattromini (QuattroGi)

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