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Viaggio sul Bernina Express rosso fuoco

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Berninabahn_Lej_Pitschen_im_WinterPartiamo presto il mattino del sabato con un’aria umida tipica di questi giorni di un febbraio che ci ha dato pioggia e solo pioggia e non solo  qui a nordest. Siamo tutti in pullman puntuali un gruppetto di amici raccolti tra Padova e Rovigo. La destinazione è Sainkt Moritz, ma questo minitour si presenta originale perché più che la meta è importante il tragitto: prenderemo il famoso treno rosso del Bernina, il Bernina Express della Ferrovia Elvetica che sale dai 429 metri s.l.m. di Tirano fino in Svizzera ai 1775 metri s.l.m. di Sainkt Moritz, passando per i 2253 dell’Ospizio Bernina. La strada fino ad Aprica è lunga e un po’ noiosa, i soliti capannoni lungo la A4 fino  a  Brescia con l’unico intervallo della zona Lago di Garda. Ci arriviamo per una sosta breve, ma senza mai uscire dall’autostrada. Intanto nulla è cambiato nel cielo che incombe ancora grigio; anche se la brioche sa di cartone e il caffè è acqua sporca, siamo contenti come dei ragazzini alla prima uscita da soli.

E si va; per le 12 si arriva ad Aprica dove il cielo si sta coprendo ancor più e per terra c’è parecchia neve. Ci coglie una nevicata sottile e pungente con fiocchi misti ad acqua ghiacciata; il tempo per due foto sotto il classico arco degli arrivi del Giro d’Italia e poi il pranzo. Immancabile la bresaola della Valtellina – che mangeremo anche la sera e l’indomani – e poi i pizzoccheri al sugo conditi con patate, burro a volontà e bietole. Robetta leggera da sciatori..peccato che noi non si scii ma si e no si passeggi o si scenda e si salga dal pullman. Mi sento tanto la casalinga di Voghera in vacanza…

Però il buon vino rosso e soprattutto lo strudel abbondante con panna accompagnato da un ottimo caffè mi fanno scordare le calorie che sto ingurgitando e come una bimba alla festa di compleanno, faccio golosamente il bis.

E si risale subito dopo in pullman e via per la destinazione di Tirano dove subito troviamo una guida speciale: un tipo logorroico che ci interroga come a scuola, spiega e ci chiede se abbiamo capito. Illustra ogni pietra della splendida città di Tirano, soprattutto del Santuario che è dedicato alla Vergine Maria e alla sua apparizione a Mario Homodei il 29 settembre 1504, festa di S. Michele; lei lo salutò con le parole: “Bene avrai”, chiedendo espressamente la costruzione di un tempio in suo onore con la promessa di salute spirituale e corporale a chi l’avesse invocata. Ε così sul luogo dell’apparizione fu costruito il Santuario. Ci fa compagnia per due ore parlandoci di tutti i particolari del santuario all’esterno e all’interno. Mi scatta subito la noia e appena possibile entro in un bar per un  caffè. Poi ritorno al gruppo come se nulla fosse e ci ritroviamo in un palazzo gelido quanto bello: Palazzo Salis, dei conti omonimi che vivono tra Milano e la Svizzera. Il palazzo ha all’interno un bel giardino all’italiana  e un circuito museale di dieci sale. In molti scattiamo foto soprattutto ai bei trompe-l’oeil delle pareti e dei soffitti e poi alla Chiesa Barocca dedicata a san Carlo Borromeo.

Finalmente si parte per l’ hotel a Sondrio e la sera passa veloce tra la cena con l’immancabile bresaola e una zuppa d’orzo. Dopo due chiacchiere con la guida del gruppo, una mia vecchia conoscenza di quando eravamo ragazze, mi infilo in camera e crollo d’un tratto sotto il piumone.

E’ già domani e verso le otto è fissata la partenza per andare alla stazione di Tirano a prendere il Bernina Express: le previsioni danno mal tempo, neve e pioggia. Partiamo con la pioggia e col grigio, ma non ci importa, siamo entusiasti di questo treno e ci infiliamo tutti nella carrozza 11, seduti compostamente come vuole il regolamento svizzero. Dopo poco vediamo il lago di Poschiavo appena oltre il confine del cantone dei Grigioni. Poi però c’è talmente tanta neve che non scorgiamo quasi nulla del paesaggio e quando si arriva al passo più alto del Bernina (2253 m) c’è quasi una bufera.

Passa il controllore col suo immancabile divisa dello stesso rosso dei treni e mi stupisce perché è tutto un complimento ed un salamelecco, parrebbe più un partenopeo o un siciliano che uno svizzero. Passa generosamente due volte e più nella nostra carrozza e invita me e la guida a bere un caffè. Lo seguiamo nell’altra carrozza adiacente e ci comincia a mostrare un carnet di foto del treno e della neve e soprattutto ci rivela che la settimana prima sono stati bloccati 5 ore per via dell’eccessiva nevicata. Cominciamo a preoccuparci perché continua a nevicare da ore. Nel frattempo il treno si è fermato e abbiamo il tempo di affacciarci per una foto ed immortalare i due metri ed oltre di neve che stanno ai lati dei binari. Tra un po’ passerà il treno spazzaneve e si potrà procedere. Mi pare di essere più sulla transiberiana che in Svizzera ma il controllore che è avvezzo a questi eventi, ci tranquillizza e dice che tra un po’ si ripartirà.

Ci beviamo il secondo caffè in tranquillità e dopo qualche foto al bianco del panorama indistinto, ci accorgiamo che son già le 11:30. Dobbiamo scendere a Sainkt Moritz dove ci avviamo a piedi tra la neve verso la parte bassa (Bath) in riva al lago e poi attraverso le scale mobili, passando per i megaparcheggi sotterranei, arriviamo proprio davanti al Badritt’s Palace, Hotel centrale che assieme al Kempiski e al Carlton è tra i 5 stelle tra i migliori di Sainkt Moritz. Ci guastiamo un po’ gli occhi nelle vetrine di gioielli e di firme internazionali di alta moda e poi ci inebriamo con l’aroma della cioccolateria del centro. Una foto, un assaggio alle celebri praline e via. Si va in ristorante per il pranzo.

Il pullman non è ancora qui e l’autista non risponde al cellulare. Chissà se torneremo? Staremo qui stanotte? E che gli sarà successo? Sono le domande che ci sussurriamo guardandoci bene dal farci sentire per non creare allarmismi. E infatti quando noi abbiamo già pranzato arriva Walter, il nostro autista, sopravvissuto alla bufera del valico del Bernina dove ha dovuto mettere le catene e non si vedeva quasi nulla. “Un’ Odissea con la ‘O’ maiuscola!!” commenta. Ma noi siamo tranquilli e con la guida decidiamo di allungare un po’ la strada del ritorno e rientrare per il passo del Maloja…ma anche lì occorrono le catene. Il pullman scende giù per i tortuosi tornanti del passo: è un quarto d’ora che dura un’ora e poi appena scesi verso il lago di Como si ritrova di nuovo il solito grigio anzi torna a piovere.

Il viaggio di ritorno? E chi lo ha visto. Mi sveglio solo per le due tappe di rito e poi non faccio che dormire.

Il Bernina l’ho visto, il treno pure… era un giretto che volevo fare da anni almeno da quando me lo vidi passare a fianco mentre viaggiavo in sella alla moto per valicare il passo omonimo. Mi aveva colpito..ora mi sento soddisfatta  di questa piccola avventura…

Domani mi aspetta quella quotidiana della classe, col compito e le interrogazioni, il solito trantran della scuola a cui torno più leggera e un po’ più felice. Grazie al paesaggio innevato, grazie al trenino rosso…

 

Bruna Mozzi

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