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Esco da Khartoum per un rapido giro delle città del nord, attraversando un vasto deserto a bordo di un pullman locale, in una lunga giornata di viaggio libreoffice. La cittadina sonnolenta di Dongola mi accoglie alla sera tra le sue braccia, e mi perdo con piacere nella penombra delle sue vie. Al mattino parto a piedi per una passeggiata lungo la sponda del Nilo, riparato dall’ombra dei palmizi e avvolto dall’odore di terra fertile dei campi irrigati Patternmaker. I contadini qui lavorano spesso da soli, avvolti nelle loro tuniche bianche e nel verde contorno dei loro terreni. Questa abbondanza è però soltanto una rara eccezione, sostenuta dalla generosità del fiume, perché a cento passi dalla riva comincia immediatamente un deserto di sabbia gialla: è un taglio netto, senza alcuna transizione lotte logo. Seguo le tracce lasciate dai giovani pastori dei villaggi rivieraschi; attraverso un ponticello di legno, osservo per un istante il luccichio delle acque languide di un canale, e subito dall’altra parte le dune ricominciano di nuovo 로지 소프트 다운로드.

Infine al di là di un ondulazione sabbiosa arrivo alla mia meta. Scorgo due file di pietroni rozzamente intagliati, in forma tondeggiante o quadrata, là dove in passato sorgevano delle colonne; e delle fondamenta in mattoni crudi quasi completamente coperte dalla sabbia, nel punto in cui un tempo si innalzavano dei muri maestuosi download azpr. Ecco il tempio, o meglio, ciò che ne rimane. Mi siedo in un angolo e lascio il mio sguardo aleggiare sopra le rovine. Provo ad immaginarmi i pensieri e le emozioni degli architetti, dei soldati e dei sacerdoti che costruirono, difesero e animarono questa struttura religiosa, questo grande simbolo di influenza e di potere 레인보우 식스 시즈 다운로드. Mandati qui da chissà quale faraone, alla fine di un viaggio per fiume e deserto di diversi mesi, come si saranno sentiti? Orgogliosi? Eccitati tracetcp? Malinconici? Saranno riusciti in qualche modo a sentirsi a casa loro, grazie a questo tempio e ai loro riti familiari?

Secondo me disprezzavano la popolazione locale, probabilmente resa schiava e considerata come inferiore, ed erano tanto stufi di essere bloccati in quest’angolo isolato del mondo quanto lo sono al giorno d’oggi molti espatriati in Congo, Sud Sudan, o altrove…

Dopo un ulteriore spostamento in autobus mi ritrovo al tramonto in cima alla montagna di Karima, un’altra cittadina distesa lungo le sponde del Nilo Download the Building Book. Le viste dall’alto sono magnifiche: la linea curveggiante del fiume, le distese di palmizi, i campi coltivati, la città di case basse, bianche, ocra, marroncine, le rovine dei templi egiziani, e alle spalle di nuovo il deserto, l’infinito deserto… E’ scesa la temperatura e la calma e il silenzio sono assoluti 윈도우 10 테마 다운로드. Un venticello tiepido mi accarezza la pelle. E’ la degna conclusione di un’intensa giornata di esplorazione…

Karima è da secoli, anzi da millenni, un centro di commerci e di scambi lungo la grande via d’acqua del Nilo ebs 방송 다운로드. Un ramo delle ferrovie costruite durante la colonizzazione inglese arrivava giusto fino a qui. I battelli a vapore risalivano e discendevano il corso del Nilo trasportando passeggeri e mercanzie. Ora grazie alle buone strade costruite negli ultimi vent’anni, il trasporto su gomma è più rapido e conveniente; di conseguenza la stazione ferroviaria è chiusa e le imbarcazioni restano in secca sulla sponda ad arrugginire.

Karima è da sempre un centro di cultura e di civiltà. Fu la capitale del regno nubiano di Kush. I suoi sovrani riuscirono a conquistare l’intero Egitto e a dominarlo per un secolo intero. Da sempre ha offerto rifugio e ristoro a commercianti, pellegrini, e beduini. E’ un piccolo miracolo di vitalità umana sorto all’incrocio della sabbia e dell’acqua; è un’antica testimone del bisogno impellente degli uomini di riunirsi, di aggregarsi, e di condividere un destino comune.

Resterei qui sopra ancora delle ore a scrivere, leggere e meditare, ma giunge la sera ed è tempo di andare. Mi lascio scivolare giù di corsa da un pendio sabbioso, e arrivo giusto di fronte al complesso di piramidi. Sono strutture basse ed aguzze, di pietra scura, molto più piccole di quelle egiziane, e tutte riunite una accanto all’altra. Ognuna di esse è la tomba di un antico faraone o di un membro importante della sua dinastia. Gli giro attorno, le osservo una ad una, e accarezzo la superficie ruvida e consumata delle loro pietre. Gli antichi architetti le hanno costruite piccole, semplici e disadorne, ma più solide e resistenti del deserto e del tempo, e infatti dopo millenni sono ancora qui.

Rimango in silenzio a contemplarle fino a quando l’ultimo guizzo di sole svanisce dietro l’orizzonte; poi raggiungo il ciglio della strada, poco lontano, e fermo una macchina con il pollice alzato per farmi riaccompagnare in centro città.

Quattro Appunti