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In viaggio verso la Transilvania: Cluj Napoca

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in viaggio2La settimana scorsa abbiamo avuto l’opportunità di “vincere” qualche giorno di vacanza a Cluj-Napoca, l’ex capitale della Transilvania. La nostra tutor ungherese, che supervisiona il tirocinio che stiamo facendo presso l’università di Pécs, era stata invitata a tenere alcune lezioni su Fitzgerald e Joyce e, in un momento di incredibile bontà, si è offerta di portarci con sé. Così una domenica mattina, troppo presto anche per i galli, siamo montanti in macchina per uno strano viaggio on the road attraverso la puszta ungherese fino alla montagnosa regione transilvanica che un tempo faceva parte dell’Ungheria.

10 ore di macchina, un fuso orario di differenza, una multa per eccesso di velocità data da dei poliziotti appostati in mezzo al nulla dei campi, e 515 Km dopo, eravamo finalmente in Transilvania, Romania. Il viaggio di per sé è stato incredibile: quando si dice che l’Ungheria è la pianura d’Europa non è una metafora. Kilometri e kilometri di campi e prati di un verde brillante, quasi fosforescente, puntellati da siepi e cespugli di biancospino in fiore contro un cielo turchese (ah, la primavera!) e, ogni tanto, gruppi di casette piccoline, quelle “da cartolina” tipiche di queste zone, basse basse da un solo piano, con i muri e i tetti coloratissimi, immerse tra il rosa dei ciliegi e circondate da aiuole multicolori di tulipani (ci sono così tanti tulipani che sembra di stare un po’ in Olanda!). La cosa più incredibile? Le cicogne! Io in Italia non ne ho mai viste, mentre qui sono comuni quasi quanto in nostri merli. Fanno dei nidi giganti sui piloni della luce e rallegrano la strada con la loro eleganza.

Passare il confine è stato veloce, e fatti pochi metri ci ha accolto in Transilvania una bandiera solitaria della Romania conficcata al centro di una rotonda, e l’obbrobrio abbandonato in rovina di quello che un tempo doveva essere stato un complesso di fabbriche modello in perfetto quanto triste “stile regime.” Benvenuti a Oradea o, come la chiamano alcuni, “the little Paris”. Per quello che abbiamo potuto notare, almeno per quanto riguarda le città di confine, ognuno le chiama un po’ come gli pare. E così per i Romeni è Oradea, per i tedeschi Großwardein e per gli ungheresi Nagyvárad, a ricordo di come nei secoli ognuno di loro, a turno, è stato padrone di questa terra. Passato il desolante grigiume della zona industriale e della periferia, Oradea sembra essere  molto carina. Il nostro stop in questa città è stato decisamente breve, giusto il tempo di fare una passeggiata per i meravigliosi giardini del palazzo del Vescovo. L’edificio di per sé non è particolarmente impressionante, ma i giardini di magnolie che lo circondano sono uno spettacolo. Siamo passati nel bel mezzo di due set fotografici sbocconcellando pretzel, mentre io dal troppo guardare all’insù  attratta dai fiori, sono riuscita a sbattere contro l’unico inutilissimo palo ad altezza ginocchio di tutto il viale, che ha messo a dura prova la mia capacità di ingoiare improperi e trattenere lacrime.

La nostra ultima fermata prima di arrivare a Cluj è stata al Passo del Re: diffidate dal nome regale, questo posto è semplicemente uno spiazzo in cima ad una montagna, interamente occupato da ristoranti. All’ occhio dello straniero inesperto e ignorante (nel senso che ignora come leggere i cartelli in doppia lingua ungherese-romeno) il Passo può apparire insignificante, un luogo come un altro lungo la strada, mentre in realtà custodisce un delizioso segreto. Come l’ha definito la mia tutor, e qui mi limito a citare, “bisognava rendere omaggio alla salsiccia della Transilvania.” E, in effetti, bisognava davvero! Il Passo del Re offre allo stanco viandante piatti di gustose mini salsicce super speziate alla griglia, accompagnate da interi filoni di pane ancora caldo e da ciotole di senape. Che si può volere di più dalla vita? In malora il Lucano! Pessime battute a parte, è stato surreale. Il sole stava tramontando sulle montagne, intorno a me non c’era praticamente nulla, e io stavo mangiando cibo “onto” con la mia prof nella terra famosa per Dracula.

Fine prima parte.

Silvia La Mura

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