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dachlawineTraslocare all’interno della regione Bruxelles/Brussel sembra più problematico che trovare un nuovo appartamento. Già un mese prima sono stressata tra preventivi di traslochi, montacarichi per raggiungere i piani alti (impossibile pensare di portare pure uno scatolone dalle scale), costoso “permis de stationnament” per garantire il posto per il furgone davanti casa, trasferimento dei contratti di acqua, luce e gas, chiamata del tecnico per la connessione internet, assicurazioni e depositi tramite banca, etc. Questo, però, segnerà un nuovo inizio in questa città, a distanza di quasi un anno dal primo traumatico approccio ed a quattro anni esatti da quando ho lasciato l’Italia.

Recentemente ho ricevuto la visita di alcune persone incontrate a Vienna. Oltre a risvegliare in me la nostalgia per quella città, mi hanno anche fatto ricordare alcuni degli aspetti negativi che non sopportavo della gloriosa ex-capitale dell’impero. Invece di continuare a lamentarmi per quello che non va a Bruxelles/Brussel, il giorno dopo un giustificato sciopero dei mezzi pubblici che mi ha costretta a 10 km a piedi sotto la pioggia, mi consolo con un breve elenco di fatti irritanti tipicamente viennesi che non mi fanno affatto rimpiangere la partenza da quella città.

1. La fretta delle commesse nei supermercati.

È vero che in Belgio sono flemmatici, per non dire lenti, fino all’esasperazione, ma in Austria ti lanciano la spesa nel carrello, prevedono il resto prima ancora che si tiri fuori il portafoglio ed il saluto è compreso nello sbuffo per la tua lentezza e nel “Grüß Gott!” per il cliente successivo. Se quattro o cinque persone sono in coda ad una cassa, tempo trenta secondi e qualche signora inizia a battere nervosamente il piede a terra e poi a chiamare a gran voce l’apertura di una seconda cassa. Il tempo è denaro… anche la nostra salute nervosa, però.

2. L’inflessibilità nei  negozi.

La maggior parte dei negozi (supermercati inclusi) chiude alle 18. Alle 17:45 già iniziano a spingere i clienti verso la cassa e ad inventariare la merce rimasta. Nessuna pietà, anche dal modesto calzolaio. Gentilmente, nemmeno tanto, il commerciante ti dice -Torni domani, siamo aperti dalle 9 alle 18.
3. Le Dachlawinen, ossia le valanghe di neve eghiaccio dai tetti.

A Vienna in genere nevica d’inverno, la neve accumulata sui tetti non viene rimossa e non ci sono nemmeno quelle specie di archetti metallici incastrati tra le tegole per trattenere gli accumuli e farli sciogliere lentamente. Gli edifici viennesi non sono particolarmente alti, 5-6 piani massimo, ma il pericolo di beccarsi un cumulo di neve gelata sulla zucca è alquanto serio, specialmente in primavera. L’unica “prevenzione” è un ferro rosso con la scritta “Dachlawine” messo di sbieco sul marciapiede. Passi a tuo rischio e pericolo.

4. L’asocialità delle persone.

Un gruppo di persone è in attesa dal medico, ci sono signore anziane e giovani lavoratori. Un’ora di silenzio assoluto, interrotto solo dalla segretaria del medico che risponde alle telefonate. Al paese in Veneto, bastano cinque minuti per venire a sapere vita e malattie delle persone presenti e dei loro parenti fino alla terza generazione. Prima o poi qualche signora mi si rivolgeva sempre in dialetto perché sembravo nuova del posto e voleva cercare di ricostruire i miei legami sul territorio. Il silenzio viennese si pratica anche sul treno, pur dividendo uno scompartimento per ore o addirittura una notte intera, e dalla parrucchiera. Nemmeno “buongiorno” e “buonasera”.
5. Il mercato immobiliare.

Giusto per rimanere in tema con il cappello introduttivo. A Vienna un annuncio viene bruciato in poche ore. Se uno ci pensa un po’ su o rimanda di una settimana una visita perché impegnato sul lavoro aveva già perso l’occasione. A Vienna il deposito, la Kaution, si paga in contanti al proprietario mentre a Bruxelles va depositata in un conto cointestato e gli interessi sono del locatario. Inoltre in Austria due mesi erano dovuti all’agenzia o all’intermediario, Makler, mentre in Belgio le agenzie sono pagate dai proprietari e non dai futuri affittuari. Il mercato immobiliare è veloce anche a Bruxelles, avendo decine di migliaia di studenti nelle varie università e migliaia di stagisti tra commissione e parlamento europei, ma decisamente più rilassato.

Tra le varie cose di cui mi lamentavo a Vienna c’era la burocrazia, tutta cartacea, ma dopo aver sperimentato la lentezza brussellese non la trovo più così negativa. Dopo un anno a lagnarmi di Bruxelles/Brussel, confrontandola con Vienna, dovevo scrivere questa lista per mostrare che nessun posto è perfetto, pure quello al primo posto per qualità della vita, ma possiamo solo cercare di vivere bene dove il lavoro o le scelte di vita ci portano.

Lidia Pittarello

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