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Vita e martirio di un cristiano in Pakistan

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Martedì 19 giugno alle 21 a Palazzo Moroni Padova viene presentato il libro SHAHBAZ BHATTI: Vita e martirio di un cristiano in Pakistan di Roberto Zuccolini e Roberto Pietrolucci (ed. Paoline, 2012, pp. 176)

Interverranno

Antonia ARSLAN, Scrittrice

Vincenzo PACE, Università di Padova

Ugo SARTORIO, Direttore, Messaggero di Sant’Antonio

Mirko SOSSAI, Comunità di Sant’Egidio

“Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.” Sono parole pronunciate da Shahbaz Bhatti, Ministro per le Minoranze del Pakistan, ucciso nel marzo 2011 mentre attraversava senza scorta il centro di Islamabad. Fanno parte del suo ‘testamento spirituale’.

Delineano i tratti di un cristiano che spese la vita a difesa delle minoranze del suo Paese e nel servizio ai poveri. Innamorato del Pakistan, Bhatti credeva in uno Stato unito e plurale. Non cercava lo scontro ma vie di dialogo, convinto che “le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione”.

La vita di Shahbaz Bhatti è ricostruita in un libro (ed. Paoline, pp. 176, 14 euro) scritto da Roberto Zuccolini e Roberto Pietrolucci. Responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Pakistan, questi fu l’ultima persona a parlare al telefono con Shahbaz prima dell’attentato.

Con Sant’Egidio si era instaurato un legame di amicizia e collaborazione. L’11 settembre 2010 Bhatti era a Roma. Su invito della Comunità, partecipò a una preghiera in ricordo delle vittime del terrorismo. Disse: “La preghiera è un argine contro la violenza perché avvicina gli uomini, li fa sentire parte di una stessa famiglia”.

Proprio la preghiera e la lettura quotidiana della Bibbia sono un tratto decisivo della sua vita, senza il quale non è possibile comprendere il suo percorso spirituale e politico. La figura di Bhatti assume un rilievo internazionale soprattutto dopo il grave terremoto che colpisce il Paese nel 2005: attraverso l’APMA (All Pakistan Minorities Alliance), si impegna a fondo per aiutare chiunque si trovi in difficoltà, compresa la maggioranza musulmana. E’ allora che matura una significativa collaborazione con la Caritas veneziana.

La nomina a Ministro nel 2008 è la svolta nella vita di Shahbaz, in una fase critica per il Pakistan. Nell’arco di due anni, i risultati sono molteplici: dalla tutela dell’accesso delle minoranze agli uffici pubblici, all’istituzione di una Festa delle minoranze. Soprattutto si spende per la modifica della legge sulla blasfemia, occupandosi personalmente del caso di Asia Bibi, la donna cristiana condannata alla pena capitale divenuta simbolo di quella battaglia.

La sua è una morte annunciata: eppure Bhatti nei suoi ultimi giorni continua a lavorare per costruire una rete interreligiosa a difesa delle minoranze. La sua eredità politica è stata raccolta dal fratello Paul, che esercitava la professione di medico in Italia a Treviso, i cui toccanti ricordi sono più volte richiamati nel volume. Andrea Riccardi, che del libro ha scritto la prefazione, ha offerto un’efficace sintesi della sua figura: “Amore per i poveri, Bibbia, senso della presenza di Gesù. Questa è l’originalità di Shahbaz. E’ stato un cristiano audace in un tempo di troppi cristiani grigi”.

Presentazione del libro

SHAHBAZ BHATTI:

Vita e martirio di un cristiano in Pakistan

di Roberto Zuccolini e Roberto Pietrolucci

(ed. Paoline, 2012, pp. 176)

Martedì 19 giugno 2012 ore 21.00

Sala Anziani – Palazzo Moroni Padova

Interverranno:

Antonia ARSLAN, Scrittrice

Vincenzo PACE, Università di Padova

Ugo SARTORIO, Direttore, Messaggero di Sant’Antonio

Mirko SOSSAI, Comunità di Sant’Egidio

“Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.” Sono parole pronunciate da Shahbaz Bhatti, Ministro per le Minoranze del Pakistan, ucciso nel marzo 2011 mentre attraversava senza scorta il centro di Islamabad. Fanno parte del suo ‘testamento spirituale’.

Delineano i tratti di un cristiano che spese la vita a difesa delle minoranze del suo Paese e nel servizio ai poveri. Innamorato del Pakistan, Bhatti credeva in uno Stato unito e plurale. Non cercava lo scontro ma vie di dialogo, convinto che “le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione”.

La vita di Shahbaz Bhatti è ricostruita in un libro (ed. Paoline, pp. 176, 14 euro) scritto da Roberto Zuccolini e Roberto Pietrolucci. Responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Pakistan, questi fu l’ultima persona a parlare al telefono con Shahbaz prima dell’attentato.

Con Sant’Egidio si era instaurato un legame di amicizia e collaborazione. L’11 settembre 2010 Bhatti era a Roma. Su invito della Comunità, partecipò a una preghiera in ricordo delle vittime del terrorismo. Disse: “La preghiera è un argine contro la violenza perché avvicina gli uomini, li fa sentire parte di una stessa famiglia”.

Proprio la preghiera e la lettura quotidiana della Bibbia sono un tratto decisivo della sua vita, senza il quale non è possibile comprendere il suo percorso spirituale e politico. La figura di Bhatti assume un rilievo internazionale soprattutto dopo il grave terremoto che colpisce il Paese nel 2005: attraverso l’APMA (All Pakistan Minorities Alliance), si impegna a fondo per aiutare chiunque si trovi in difficoltà, compresa la maggioranza musulmana. E’ allora che matura una significativa collaborazione con la Caritas veneziana.

La nomina a Ministro nel 2008 è la svolta nella vita di Shahbaz, in una fase critica per il Pakistan. Nell’arco di due anni, i risultati sono molteplici: dalla tutela dell’accesso delle minoranze agli uffici pubblici, all’istituzione di una Festa delle minoranze. Soprattutto si spende per la modifica della legge sulla blasfemia, occupandosi personalmente del caso di Asia Bibi, la donna cristiana condannata alla pena capitale divenuta simbolo di quella battaglia.

La sua è una morte annunciata: eppure Bhatti nei suoi ultimi giorni continua a lavorare per costruire una rete interreligiosa a difesa delle minoranze. La sua eredità politica è stata raccolta dal fratello Paul, che esercitava la professione di medico in Italia a Treviso, i cui toccanti ricordi sono più volte richiamati nel volume. Andrea Riccardi, che del libro ha scritto la prefazione, ha offerto un’efficace sintesi della sua figura: “Amore per i poveri, Bibbia, senso della presenza di Gesù. Questa è l’originalità di Shahbaz. E’ stato un cristiano audace in un tempo di troppi cristiani grigi”.

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