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Dal 2002 vivo in Svezia e dopo un primo periodo di “innamoramento” per questo paese così moderno e democratico ho cominciato a vedere e riconoscere anche degli aspetti meno democratici di cui vi voglio parlare.

Io a differenza di molti sono arrivata con un compagno svedese, per cui il mio inserimento é stato immediato, almeno sotto l’aspetto sociale. Ho conosciuto e frequentato gli amici di mio marito e i vecchi amici comuni conosciuti in Germania. Poi peró col tempo e con l’etá ognuno di noi ha preso vie diverse, chi si é trasferito in città minori per dare ai propri figli una vita migliore o per motivi di lavoro o per vivere nelle vicinanze della propria famiglia e chi invece ha iniziato una carriera di lavoro che lo ha portato a scegliere altre compagnie piú “adeguate”
al sistema. Ho trovato lavoro subito, senza una approfondita conoscenza della lingua e questo che dall’inizio mi é sembrata una opportunità fantastica.

Oggi a distanza di anni mi rendo conto che é dato dal fatto che io sono un’insegnante qualificata in una nazione con carenza di insegnanti e con una politica scolastica che permette l’assunzione di personale non qualificato. È come permettere ad un meccanico di entrare il sala operatoria e fare il lavoro del medico.
La barriera piú grande di questa impresa é stata la lingua. Da insegnante di lingue ho sicuramente avuto delle facilità.

Con la lingua é venuta anche la conoscenza piú approfondita di una società che non é proprio così come appare al mondo e forse nemmeno come vuole apparire. La Svezia vende un quadro di sé che é ben lontano dall’essere quello vero. Trovare lavoro é facile se ci si adatta ai lavoretti sottopagati e snobbati dagli oriundi. Il lavoro qualificato viene dato via conoscenze e non certo via concorsi o assunzioni pubbliche, come di fatto invece dovrebbe essere. Le scuole assumono chi vogliono anche personale non qualificato. Da due anni c’é stata una riforma che invita le scuole ad assumere personale qualificato, ma nessuna legge di fatto può punire chi non lo fa, perché non compie alcun reato.

Gli svedesi in genere hanno un complesso di superiorità, hanno una loro scala di “valori”, prima gli scandinavi, poi gli olandesi, inglesi, poi i tedeschi e poi tutti gli altri. Naturalmente questo si rispecchia tra il personale delle aziende, tra gli stipendi dei lavoratori e nella grande differenza tra i lavori “riservati” agli svedesi e quelli aperti a tutti gli altri, inclusi i neo-svedesi. Tra questa categoria troviamo fino al 2006 anche i figli dei misti, insomma figli bilingui come i miei e i tuoi, che conoscono due lingue, due culture, che possono fungere da mediatori europei, insomma che sono poi svedesi al 200% e non al 100% rientravano nella statistica dei bambini di origine straniera. Non parliamo poi dei bambini che hanno tutti e due i genitori di origine straniera! Quelli anche se nati in territorio svedese rimangono stranieri per tutta la vita.

Il cittadino svedese non si interessa dei problemi di integrazione degli immigrati che oramai arrivano al 35% della popolazione. Ha la tendenza ad accettare e ignorare. Molti di questi ragazzi nati in Svezia cambiano il loro cognome per poter trovare lavoro; un cognome straniero o il colore della pelle potrebbe smascherare la loro origine. Bambini adottivi di origine asiatica si sentono per tutta la vita degli stranieri, anche se in effetti non hanno alcun contatto con la nazione che li ha messi al mondo. La lingua é sicuramente la barriera piú grande da abbattere, ma se fosse solo quella tutti i figli degli immigrati non dovrebbero aver alcun problema di integrazione, ma cosí non é!

Questo fenomeno é stato studiato ed é conosciuto a livello scientifico, ma rimedi adeguati sembrano impossibili da trovare o forse manca l’interesse a livello politico. E anche questa é una strana situazione; matrimoni misti esistono anche a livello politico!

Beh una soluzione resta da trovare e chissá che questo non sia un argomento per un dottorato di ricerca a livello sociologico! Io credo che la Svezia debba essere una scelta per chi veramente vuole andare a vivere al nord con tutto ció che questo comporta. Ci sono altre nazioni migliori per chi voglia partire da zero e cercare fortuna e altre lingue più facili da imparare, come l’inglese, che viene masticato un po’ da tutti. Alcune categorie come ingegneri, medici, tecnici IT, hanno un grande bisogno di personale. Per quelli che pensano al bene dei propri figli voglio dire che é dimostrato che figli provenienti da una famiglia di cultura medio/alta non hanno alcun problema di inserimento scolastico e di integrazione ovunque essi siano!

Antonella Tiozzo Lundin

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