I marò rimarranno in Italia: e la parola data?

Redazione Padova - 11 marzo 2013

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Redazione Padova - 11 marzo 2013

Vota (papa) Antonio

Redazione Padova - 11 marzo 2013
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Vota Antonio, vota Antonio. C’è una parte seria, in questo post, ma la vorrei concludere in circa tre righe. Oggi comincia il conclave, il primo dopo seicento anni (non c’eravamo l’ultimo, intendo) con un papa vivente a vegliare da Castelgandolfo. Aldilà dell’aspetto intimo, che si creda o meno,  da oggi si scrive la storia. Il Papa rimane una delle figure più influenti anzi, forse la più influente, dell’intero pianeta. E quando la storia si scrive, bisogna saperla leggere.

Ma forte della saggezza popolare (“scherza coi fanti, lascia stare i santi”) vorrei fare al futuro pontefice una sola, umile, proposta. Sia che torni ad essere un italiano – curiale o meno curiale – sia che venga dagli Stati Uniti (un papa francescano, coi sandali?), dalle Filppine o dal Sud America  (veri serbatoi del cattolicesimo), dall’estrema Asia dove essere cardinale vuol dire, ancor oggi, vivere in maniera scomoda, c’è un tratto che accomuna tutti questi paesi, tutto il pianeta: il santo più venerato. Il Santo. Sant’Antonio, nato a Lisbona e morto a Padova. Ok, sant’Antonio da Padova, non ce ne vogliano gli amici portoghesi.

Ora, scorrendo la lista dei nomi dei pontefici, troviamo Aniceto, Antero, Adeodato, poi Cleto, Conone,  Damaso, Dono (?), Eleuterio, Eutichiano. Ok, basta fermarsi alla lettera E, giusto per non scorrere tutto l’elenco. Eppure, in ventun secoli, non c’è mai stato un papa Antonio. Il santo più venerato al mondo, conosciuto da chiunque (o quasi), non ha mai prestato il suo nome ad un pontefice. Ecco la nostra proposta, dicevamo umile: il prossimo Papa, si “imponga il nome” di Antonio. Vota Antonio, vota Antonio: chiunque esso sia. Che sia l’ora di un papa sudamericano o filippino, che provenga dall’Africa più o meno nera, che sia italiano o quel Peter Erdo sul quale scommetterei un copeco, diventi poi papa Antonio. Con un Santo così alle spalle, anche lo Spirito Santo sorriderebbe di più.

Enrico Albertini

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