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Wall Street, nonnine in marcia

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Sono qui per dare supporto ai giovani che si stanno battendo per la giustizia, contro l’avidità delle corporation”, Lillian Lifflander marciava lentamente ma sicura, tra la folla che ieri si è radunata nelle strade del Financial District di Manhattan al grido Occupy Wall Street. Occhiali, capelli bianchi raccolti a crocchia, a 92 anni Lillian, e’ la senior del gruppo delle “Granny Brigade” (la brigata delle nonnine) anziane signore che cantano tra la folla “La strada è nostra”. Lillian, veterana di mille marce, per la pace, l’ambiente, contro la guerra, vede qualcosa di diverso in quello che sta succedendo ora. “Le persone stanno iniziando a realizzare che tutto  è collegato, che è il sistema della finanza, delle grandi compagnie che va cambiato”.

Vogliono lavoro, ecologia, fondi per le arti, accusano le banche, dicendo ora che “greed is bad”. Sono le mille facce dei manifestanti di Occupy Wall Street, che ormai da tre settimane stanno occupando Liberty Square, poco distante dai palazzi della borsa e delle corti di giustizia di New York.

Anche ieri sera la manifestazione si è conclusa con scontri tra polizia e manifestanti e nuovi arresti, dopo i 700 fermi avvenuti sabato durante il corteo sul ponte di Brooklyn. Ieri non sembrava necessario. La marcia che da Liberty Square è arrivata a Foley Square, sede dei palazzi di giustizia, era organizzata insieme ai sindacati che hanno dato a gran voce il loro supporto agli occupanti. Tra la folla c’erano studenti, disoccupati, insegnanti, infermiere. Sul palco veniva letta la lista dei politici e rappresentanti di associazioni che hanno mandato il loro supporto.

Urlano “noi siamo il 99 percento”, “si può”, “non è giusto” in un insieme di messaggi di frustrazione e rabbia che i media americani faticano a decifrare.  Ieri si diceva fossero diecimila. Alla fine, la polizia ancora una volta ha caricato. Ma queste non sono facce che fanno paura, sono le facce di chi urla basta, anche senza spiegare come. Dagli autobus a due piani i turisti salutavano e facevano foto. Alcuni rispondevano ai manifestanti alzando due dita in segno di vittoria.

Alessia Pirolo

Clicca qui per vedere il reportage fotografico di Alessia

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