Il mondo in una stanza: le persone

Redazione - 19 settembre 2011

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Redazione - 19 settembre 2011

Zio Satana

Redazione - 19 settembre 2011
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Sassou Koussougbo è uno scrittore del Togo, scappato dal suo paese perché oppositore politico. La sua storia è raccontata in un libro “Vita da cani” (Altromondo editore). Ieri ha partecipato a “Immaginafrica”*, festival di cultura africana in corso a Padova e ha scritto questa storia: “È una storia che ho immaginato quando mi è stato chiesto di partecipare al progetto – racconta – L’idea è la crisi economica che il mondo sta attraversando. Nella mia storia “Zio Satana”, alla sorpresa di tutti, ha dato una lezione a coloro che sfruttano il popolo per arricchirsi. È possibile che in Italia del 2011, debba essere un ipotetico “Zio” a salvarci del disastro imminente?”.

Zio Satana

(Copyright riservato all’autore)

La storia avviene su una piccola isola del pacifico che si distingue dalle altre con le sue spiagge dalla sabbia fina e purissima, il mare blu e trasparente, e con la diversità della sua flora marina. Era il luogo privilegiato dei turisti e di tutti quelli che volevano gustare il paradiso terrestre. Un’altra particolarità dell’isola è che la successione o l’eredità va dallo zio al nipote e non al figlio legittimo. Senza nessun’offesa alle donne, ci si faceva il ragionamento seguente: “Non so sé mio figlio è veramente mio, ma sono sicuro che i figli di mia sorella siano certamente suoi”.
Da qualche mese pero, è facile osservare il crollo della principale fonte di guadagno della popolazione che era il turismo, conseguenza della crisi economica internazionale. Gli effetti negativi della recessione non si sono fatti pregare mentre quelli del bum economico avvenuto una decina di anni fa non si sono mai visti. Davanti all’inerzia del governo a trovare un modo per alleggerire la sofferenza del popolo e anche per rilanciare l’economia, gli abitanti si erano voltati, come sempre avviene in quei casi, verso l’entità superiore per trovare un po’ di sollievo. A lui rivolgevano le loro suppliche tramite quegli uomini che si presentavano come i suoi procuratori sulla terra. Nessuno sapeva da dove venissero, quei ministri del culto, né dove avessero imparato e ricevuto l’incarico di mediatore. Ma come si sa, l’onnipotente non si sbilancia quasi mai, e tutti né approfittano per annunciarsi in nome suo.
Il quadro della situazione in quei momenti di crisi era dei più preoccupanti: disoccupazione alle stelle, inflazione al 70 % e la gente non ce la faceva a offrirsi due pasti decenti al giorno. In quell’ambiente propizio alla proliferazione di ogni tipo di batteri i luoghi di culto si moltiplicavano in tutti i quartieri. Un recente censimento aveva rilevato che c’era più di “comunità religiose” che di snack bar nella città. Una buona cosa avrebbe detto il pratico, se non fosse che c’erano più ciarlatani che d’uomini di Dio in quella salsa indefinita.

La chiesa dei “titolari dei sigilli del settimo cielo” faceva clamore nella città per la sua presa di posizione contro il maligno, che teneva per responsabile della recessione che il mondo stava attraversando. C’è l’aveva anche con gli infedeli (quelli che non erano di loro), gli omosessuali, i matrimoni misti …, e questa lista si allungava ogni giorno, secondo le circostanze e dell’umore della guida spirituale. Il luogo di culto attirava, ogni giorno, una folla immensa e loro amavano riunirsi di sera, quando la notte aveva ricoperto la città del suo velo oscuro.
– Alleluia! Faceva il pastore per dare inizio alla serata.
– Alleluia! Amen! Rispondevano in coro e in allegria i fedeli.
– Sapete che Satana è una bestia immonda, viscida, cattiva e maleducata? Sé lo incontriamo che cosa lo faremo?
– Lo rincorreremo.
– E se lo prendiamo?
 Gli torceremo il collo.
– E se cercasse di prendere nuovamente la fuga?
– Lo braccheremmo fino al suo nascondiglio.
– Se lo arrestiamo?
– Lo bruceremo, lo crocifiggeremo, lo impiccheremo, lo faremo a pezzi e lo daremo in pasto ai maiali.

Il momento clou della serata avveniva durante l’intervallo di offerta al Signore che riempiva più della metà del tempo consacrato al culto. Altro che un’offerta all’onnipotente, ma piuttosto al pastore. Un anno fa non aveva nessun posto, dove dormire. Oggi, ha preso una villa in affitto e si è comprato una berlina nuova fiammante. Davanti all’altare, si trovava un cestino dal quale tutti i fedeli dovevano avvicinarsi ballando e mimando ritmicamente il modo in cui avrebbero calpestato Satana, se lo avessero preso. Ognuno aveva a disposizione il tempo occorrente per esibirsi fino all’altare e deporre la sua offerta. Tutti gli sguardi erano volti su di lui ed era costretto a essere generoso per dimostrare la sua fede. Ogni settimana, si compilava una lista dei migliori donatori e loro accedevano, fino alla prossima classifica, all’organo dirigente della comunità. Più ci si dimenava per rinnegare il maligno, più la benevolenza del Signore sarà annessa. Più si contribuiva alla causa del Signore, spogliandosi delle cose terrestri, più egli s’interesserà del vostro caso.
Povero Satana, pensavano i residenti del quartiere. Se riusciranno a prenderlo davvero, sì, che gli faranno passare un brutto quarto d’ora.

L’unico problema era che quelli strilli continuavano fino a notte fonda, e ciò dava fastidio a tanti. Ma in nome della libertà di culto, nessuno era mai riuscito a fare chiudere quel circo per disturbo alla quieta pubblica, né a farli abbassare il tono.
– Alleluia!
– Alleluia!
– Dio vi ama, figli miei.
– Alleluia!
– Date al Signore e lui ve lo restituirà al centuplo.
– Alleluia!
– Che cosa faremo a Satana quando lo prenderemo?
– Lo calpesteremo con forza, lo calcheremo, lo pesteremo, lo schiacceremo … (seguiva dei gesti dimostrativi che facevano tremare i muri circostanti).

Esasperati da quei ritornelli, i residenti si misero d’accordo per porre fine alla storia. Una sera, in bel mezzo della sequenza di calpestamento del demonio, accade l’imprevedibile. Contemporaneamente a un blackout generalizzato nel quartiere, fece irruzione, volteggiando sopra il recinto, un cavaliere vestito di rosso fiammeggiante chi cavalcava un purosangue dello stesso colore. Il cavallo dimostrava il suo irritamento attraverso il tuono del suo respiro quasi come soffiando in una cornetta. Il cavaliere era irriconoscibile e aveva al posto degli occhi una luce simile a un laser che trapassava l’oscurità della notte.
Alla vista dell’apparizione diabolica il pastore, in primis, si nascose sotto l’altare mentre i fedeli se la diedero a gambe levate. Scoppiò un caos, un fuggi fuggi generalizzato che provocò vari feriti. Una sola persona era rimasta seduta al suo posto con una mano sospesa in aria, proprio quella che batteva poco fa, energicamente, il tamburino. Il cavaliere sterzò verso di lui, speronando il cavallo che si rissò sulle sue zampe anteriori con un nitrito stridente e chiese:

– Mi state cercando?
– Zio Satana, io non ho fatto niente. Io sono solo un musicista. Guardate! Non ho neanche l’uso delle gambe per potervi calpestare. È il pastore che ha organizzato tutto.
– Dov’è quell’impostore?
– È nascosto lì, sotto l’altare.
In fatti, da sotto la tavola sulla quale si celebra la messa, si sentì una voce paurosa:
– Vi prego, non uccidetemi. Ho due bambini piccoli e un altro in arrivo. Non fatemi del male, farò tutto quello che volete.
Andrai per la città confessando a tutti che sei un’impostore, e restituirai fino all’ultimo centesimo quello che hai rubato a questa povera gente. Se non lo farei, tornerò e questa volta non ti farò nessuno sconto. Ricordati che Satana non è roba da bambini.
– Signore, sì, Signore.
Poi “Zio Satana” scomparse nel nulla, prima ancora che i fedeli si riprendessero del loro torpore.

Sassou C. KOUSSOUGBO

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