"Ariaferma", Di Costanzo (con Toni Servillo e Silvio Orlando) mostra l'assurdità e l'umanità del carcere

FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

Ariaferma (Italia, Svizzera, 2021, 117′), a Venezia 78 (purtroppo) fuori concorso, è il terzo lungometraggio di finzione girato da Leonardo Di Costanzo, autore formatosi nel cinema documentario. Come nei due precedenti – L’intervallo del 2012, David di Donatello come migliore esordio, e L’intrusa del 2017 – il regista campano basato tra Napoli e Parigi costruisce sul set situazioni di costrizione spaziale, microcosmi marginali in cui poter indagare, come fuori dai riflettori, la lenta evoluzione delle relazioni tra i personaggi, costruendo gradualmente l’empatia dello spettatore verso i protagonisti stessi. Nel primo caso era un edificio abbandonato dove due ragazzi, un “carceriere” e una “prigioniera”, trascorrono una giornata, nel secondo un centro di accoglienza gestito da una danzatrice in un quartiere difficile.

Con Ariaferma si esce da Napoli, anche se rimane la dialettica tra istituzioni o società civile da un lato e dinamiche criminali dall’altro: Di Costanzo ci porta in un carcere ottocentesco in rovina in un’impervia zona montuosa di un luogo imprecisato (Mortana, nome di fantasia, di fatto la Sardegna). La prigione sta per essere dismessa ma la burocrazia e la scarsità di fondi (una sola direttrice, sempre fuori campo, deve gestire due carceri) costringe un manipolo di guardie carcerarie a sorvegliare una dozzina di detenuti fino a nuovo ordine. È in questo tempo sospeso, quasi una fortezza Bastiani, che il capo degli agenti, interpretato da Toni Servillo, e il detenuto più rispettato dai compagni di cella, che ha il volto di Silvio Orlando, si confrontano. Con una recitazione magistrale che nulla concede agli eccessi, i due danno vita a un dialogo tra due mondi agli antipodi che trovano una forma di comprensione reciproca.

Tutto nasce in cucina: è proprio lo sciopero della fame dei reclusi a far scattare la prima decisione controcorrente da parte di Servillo, che riattiva le cucine in dismissione e concede a Orlando di far da mangiare per tutti. Una scelta dettata dall’umanità e dall’esperienza – per scongiurare il rischio di una rivolta che in una situazione così precaria rischierebbe di degenerare –, malvista dai colleghi. Da lì una serie di piccoli slittamenti portano i due a confrontarsi in modo sempre più stretto: piccole modifiche delle regole di convivenza, che nella vita da liberi passerebbero inosservate, assumono un carattere rivoluzionario. Fino alla scena più emozionante e simbolica, quella della condivisione del cibo tra secondini e carcerati, in un crescendo di tensione sottolineata dalle musiche di Pasquale Scialò, dalla fotografia di Luca Bigazzi e dal montaggio di Carlotta Cristiani.

Il film di Di Costanzo dimostra che il rapporto tra stato e criminalità, legalità e illegalità, si può raccontare in modo diverso, fuori dalla retorica e dalla spettacolarizzazione, con spirito documentaristico e una sceneggiatura solida in cui le sottotrame rivelano con discrezione verità nascoste nei rapporti tra le persone. «Il carcere di Mortana nella realtà non esiste: è un luogo immaginario, costruito dopo aver visitato molte carceri – spiega Di Costanzo nelle note di regia –. Quasi ovunque abbiamo trovato grande disponibilità a parlare, a raccontarsi; è capitato che gli incontri coinvolgessero insieme agenti, direzione e qualche detenuto. Allora era facile che si creasse uno strano clima di convivialità, facevano quasi a gara nel raccontare storie. Si rideva anche. Poi, quando il convivio finiva, tutti rientravano nei loro ruoli e gli uomini in divisa, chiavi in mano, riaccompagnavano nelle celle gli altri, i detenuti. Di fronte a questo drastico ritorno alla realtà, noi esterni avvertivamo spaesamento. E proprio questo senso di spaesamento ha guidato la realizzazione del film: Ariaferma non racconta le condizioni delle carceri italiane. È forse un film sull’assurdità del carcere».

Da segnalare la presenza nel cast di Salvatore Striano, che dopo aver iniziato la carriera teatrale in carcere, da detenuto, ha esordito nel cinema in Gomorra di Matteo Garrone e ha in seguito interpretato il ruolo da protagonista di Bruto nel film dei fratelli Taviani Cesare deve morire.

Ariaferma si può vedere in streaming fino al 10 settembre su Biennale Channel a questo link, e dal 14 ottobre al cinema.

Giulio Todescan

 

Foto di copertina di Gianni Fiorito, set di “Ariaferma” di Leonardo Di Costanzo. Nell’immagine Toni Servillo e Silvio Orlando, tratta da http://www.tempestafilm.it

Ti potrebbe interessare