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Redazione Padova - 27 Gennaio 2012

I ghetti dei ricchi (ma anche no) ad Istanbul

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Sei giovani su dieci se ne vanno. L'ultimo chiuda la porta

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Sei giovani su dieci, dai 18 a 24 anni, sono pronti a fare la mitica valigia sul letto (quella di un lungo viaggio, ça va sans dire) e rifarsi una vita all’estero mdt. Quasi sei giovani su dieci, dai 25 ai 34 anni, altrettanto. Così via, fino ad arrivare ad un 20% (venti per cento?) delle persone sopra i 65 anni. Dato che mi fa un po’ rifiatare, quest’ultimo, forse la ricerca dell’ Eurispes intercetta più i sogni che la realtà, ma sta di fatto che l’Italia piace sempre meno 윈드소울 다운로드.

Quattro giovani italiani in fuga a Berlino

I numeri spesso suonano freddi, ma questi sono significativi: chiedetevi quante volte si sente dire che bisogna rilanciare il Paese, ricominciare, riprendere 그남자 다운로드. La fiera del <ri>: la verità è diversa. Chi vive questa nazione sulla propria pelle è sfiduciato, sempre di più. Tanto da prendere ed andarsene al più presto 영화 양자물리학 다운로드. Un fenomeno che non va sottovalutato: assieme ai giovani rischia di andar via quella generazione che deve sistemare questa nazione. Pensare all’Italia come quei paesi di montagna, isolati, dove trovi solo over 70 (chi può è andato a vivere nella “civiltà”) fa tristezza glide 이미지 다운로드. Non ci sono soluzioni, ce ne andremo tutti, e l’ultimo chiuda la porta. Piano, che se no qualcuno potrebbe svegliarsi.

C’è anche un altra ricerca di cui vorrei parlare per capire se si può parlare di fuga di cervelli o di naturale movimento, tipico del ventunesimo secolo mfc100u.dll 다운로드. Sono rimasto molto colpito nel leggere alcuni articoli in Rete che commentavano i dati Istat sulla “mobilità interna e verso l’estero dei dottorati di ricerca” 피시 렛 다운로드. In sostanza l’istituto di ricerca, fra il 2009 e il 2010, ha sentito tutti i 18.568 dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006, per capire i loro spostamenti Download Doctor Strangers. Il 6,4% di questi è all’estero: molti pezzi si sono focalizzati quindi sulla fuga di cervelli.

Un fenomeno che certamente esiste: l’università italiana vive un momento di difficoltà, abbastanza generalizzato 구글 어스 이미지 다운로드. Mancano fondi per la ricerca, soprattutto. O meglio ancora, mancano fondi, soldi, euro. Normale che ci sia una maggiore motivazione ad andarsene in cerca di lidi migliori dove approdare Windows 7 Bluetooth Driver. Ma, in mancanza di raffronti rapidi con indagini precedenti dell’Istat, non mi ha convinto l’entità del fenomeno, spacciata spesso per un vero dramma. Premesso: parlo da profano e senza essere suffragato da (tutti) i dati. A me che un dottorato su 15 vada a lavorare all’estero non pare un esodo, per niente. Viviamo in un mondo – luogo comune ma vero – globalizzato. Quindi sapere che ci sono persone con competenze e conoscenze di lingue che approfittano di questo per andare all’estero, non mi spaventa così tanto. Certo, saranno sicuramente di più quelli che escono rispetto a quelli che entrano. Non è neanche in discussione che l’università non abbia bisogno di una riforma, è chiaro.

Però della ricerca, i cui dati li potete trovare qui , mi hanno colpito magari altri dati. Come quello sui dottorati conseguiti, e non è certo una novità, da 4mila nel 2000 a 12mila nel 2008.  Mi ricorda Domenico Starnone e il suo ex Cattedra, tuttora attualissimo come libro: l’anziano collega Sparanise gli ricordava spesso che c’è “chi è nato per studiare e chi è nato per zappare”. In Italia, se i numeri crescono così, ci sarà presto una mancanza di zappatori. Forse volete qualche dato in più: va all’estero maggiormente chi ha meno di 32 anni, un genitore laureato, oppure è del Nord. I dottorati del Sud si accontentano di una mobilità  verticale, spostandosi nelle regioni del Nord. E sempre all’estero vanno soprattutto persone con dottorato in ambito matematico e informatico: come umanisti ce la caviamo ancora. Rimane da stabilire se si tratta di una fuga vera e propria: non certo per minimizzare il fenomeno, che c’è. Ma per capire quant’è grande e, soprattutto, quant’è un dramma.

Enrico Albertini