Vita di un commesso viaggiatore (durante la pandemia)

Massimiliano Boschi
FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

E’ l’ora di pranzo e lungo le autostrade del nordest è un normale giorno feriale di un anno speciale. Quattro automobili sono ferme in un’area di sosta, due con lo sportello aperto, due con i finestrini abbassati. All’interno sempre e solo un automobilista intento a mangiarsi un panino. I quattro sguardi potrebbero incrociarsi, non lo fanno perché è già abbastanza triste così.

Uno dei quattro automobilisti è Mattia Tullini, rappresentante di commercio di giocattoli, bolognese, è “espatriato” a San Marino per amore e non per soldi.
Da un anno, come molti suoi colleghi, gira mezza Italia, ma principalmente il Triveneto, l’Emilia Romagna e la Lombardia provando a convincere i clienti a comprare la merce senza poterla mostrare, senza un catalogo degno di questo nome e restando a debita distanza con tanto di mascherina d’ordinanza. Chi, come Tullini, ha sempre puntato molto sull’empatia e il contatto umano, si ritrova totalmente disarmato, ma lo sconforto nemmeno lo sfiora. Anzi, alla domanda “come va?” Si mette a ridere.

“Come va…. (ride) Di soldi ne entrano pochi, ma per fortuna non ne escono molti. Si vive in automobile, ma prima della pandemia non era tanto diverso”.
Mattia Tullini è evidentemente tutt’uno con il suo buonumore, perderlo significherebbe diventare un altro. La prima dimostrazione arriva proprio dal racconto dei pranzi in auto. “E’ vero, ci ritroviamo a mangiare un panino nelle piazzole di sosta perché i ristoranti sono chiusi ed evitiamo di guardarci tra di noi perché ci rendiamo conto di quanto sia triste, tanto che, a volte, evito proprio di pranzare. Non perdo tempo e riesco a far visita a un numero maggiore di clienti. Ma saltare i pasti ha anche un altro vantaggio: il cibo ha effetti naturali che tutti conosciamo e trovare un bagno aperto in questi mesi di pandemia è un’impresa. Bisogna stare molto attenti a cosa si mangia e a volte è meglio digiunare”.

Mattia Tullini 

Detto del cibo e dei suoi “derivati”, passiamo al racconto della sua giornata “tipo”: “Il primo problema – premette – è trovare qualcuno che ti riceva, la Grande distribuzione Organizzata ha spostato quasi tutti i contatti verso le videochiamate, altri non ricevono semplicemente perché non sono aperti e non sanno quando apriranno, altri perché hanno problemi economici”.
Quindi, tocca giocarsi il tutto per tutto nei pochi appuntamenti rimasti…”In un contesto simile non ho molte carte a disposizione, non posso far toccare i campioni, non posso mostrare le differenze fra un mio prodotto e un altro, le novità posso solo descriverle a voce o farle vedere in foto, ovviamente restando a debita distanza. Così, all’arrivo porgo un disinfettatissimo tablet che ospita il catalogo dei miei prodotti e proviamo a guardare insieme la merce, lui sul suo tablet e io sul mio. A dire il vero sono tutti e due miei, ma ci siamo capiti…”.

I bilanci
Anche l’annoso problema dei pagamenti in ritardo non è migliorato, ma Tullini riesce comunque a non farsi prendere dallo sconforto: “I ritardi nei pagamenti sono sempre stati un problema, ma devo dire che i lockdown, visto il tempo che si passa in casa con i figli, hanno dato una grossa spinta alla vendita di giocattoli. Grazie a una nota serie Netflix, a fine luglio si erano rapidamente esaurite tutte le scorte di scacchi, ma c’è stato anche un forte incremento nella vendita di puzzle e di giochi di società”.
Come hanno potuto scoprire molti genitori, trovare il modo di intrattenere i figli durante i lockdown può diventare una questione di sopravvivenza. “Sì, le vendite sono andate bene, ma soprattutto per Amazon, che non ha nemmeno avuto bisogno di abbassare i prezzi, ma anche per i negozi specializzati. La Grande Distribuzione Organizzata, invece, ha subito fortissimi cali generalizzati. Quest’anno anche più dell’anno scorso”.

Le restrizioni ai viaggi tra le regioni, invece, non hanno penalizzato Tullini più di tanto. “Mi facevo ogni giorno una dettagliata autocertificazione, ma la polizia non mi ha mai fermato, per cui adesso me la porto dietro e la compilo se serve. Un altro vantaggio è che in autostrada non c’è molto traffico”.
La voce di Tullini si fa decisamente più seria quando proviamo a immaginarci il futuro: “E’ stato un anno difficile con incassi decisamente ridotti, ma per molti andava già male prima della pandemia, figuriamoci ora. Amazon e la Grande Distribuzione Organizzata avevano già da tempo limitato i guadagni dei rappresentanti e il Covid porterà a un grave ridimensionamento della categoria, è inutile negarlo. Alcuni miei colleghi hanno già mollato, uno ha deciso di aprire una pasticceria”.
Chiedere se la ritiene una strada percorribile anche per lui si rivela un boomerang. “L’ha aperta poco prima del lockdown, non ho nemmeno il coraggio di chiedergli come va”.

Massimiliano Boschi

Ti potrebbe interessare

La vita continua nel cimitero di Manila
Berlino tutta la vita
La vita è belga
Erasmus+, la firma di Schulz
Visti da là