Una filiera a 41 chilometri medi: il turismo alle terme euganee alimenta un indotto "Made in Italy"

Gli hotel del Bacino termale euganeo rappresentano molto più di semplici strutture ricettive, ma sono il fulcro di un sistema economico complesso, capace di attivare una vera e propria filiera territoriale integrata: questa la fotografia che emerge – nitida – da una ricerca promossa da Federalberghi Terme Abano Montegrotto e realizzata da CISET – Centro internazionale di studi sull’economia turistica in collaborazione con il Research Department di Intesa Sanpaolo. La realizzazione della ricerca, finanziata da Federalberghi Terme Abano Montegrotto, è stata sostenuta anche dal contributo Camera di Commercio di Padova e di Confcommercio Padova.

Secondo i dati dell’indagine – presentati il 6 maggio, al Teatro Congressi Pietro D’Abano ad Abano Terme nel corso dell’evento il Valore aggiunto del termalismo euganeo – la filiera dell’hospitality a confronto – l’85,9% per cento del valore dei pagamenti verso i fornitori, al netto dei pagamenti per le utenze, è diretto a realtà del Veneto e la provincia di Padova concentra ben il 70% dei flussi verso i fornitori. Seconda regione per flussi di fornitura è la Lombardia (6,2%) seguita da Emilia-Romagna (2%) e Trentino-Alto Adige (1,3%).

La distanza media dei fornitori è di 41 chilometri

Nel complesso, la distanza media dei fornitori è pari a 41 km, a conferma, come sottolineato da Federica Montaguti e Erica Mingotto del CISET, di un indotto di corto raggio che insiste prevalentemente su un unicum territoriale dei due comuni di Abano e Montegrotto e si allarga ai comuni limitrofi del Bacino Euganeo. Un dato che, come ha spiegato Anna Maria Moressa, economista di Intesa Sanpaolo, che ha curato la mappatura della filiera, rappresenta un elemento di unicità rispetto ad altri ecosistemi produttivi come quelli dei distretti industriali dove la distanza media delle forniture supera i 100 km. Significativa anche la percentuale di forniture durature, quasi un terzo, tra rapporti strategici (presenti per più di 6 anni, complessivamente pesano il 12,3%) e forniture abituali (4-6 anni che pesano il 19,5%) con picchi massimi nei beni e servizi per l’accoglienza, dove superano il 22%. La ricerca ha coinvolto un campione molto rappresentativo – 78 strutture, il 75% del totale – incrociando dati quantitativi sulla rete di fornitura con le rilevazioni di una survey somministrata agli albergatori.

«I risultati della ricerca – spiega Walter Poli, Presidente di Federalberghi Terme Abano Montegrotto – confermano con chiarezza ciò che gli operatori del territorio percepiscono da tempo: gli hotel del bacino termale euganeo non sono realtà isolate, ma veri motori di sviluppo locale. La capacità di attivare una filiera così radicata nel territorio significa generare valore non solo per le imprese alberghiere, ma per un’ampia rete di attività che spaziano dall’agroalimentare a “km zero” ai servizi, dall’artigianato alla manutenzione, tutti settori in cui i nostri imprenditori trovano nelle aziende di eccellenza del territorio dei partner privilegiati in grado di garantire qualità e con cui instaurare rapporti continuativi. Investire nello sviluppo del turismo nel bacino euganeo vuol dire quindi sostenere non solo il settore più rilevante del territorio, ma l’intero ecosistema economico».

Mappati oltre 100 hotel

Ecco che accanto alla presenza dei 103 hotel del territorio mappati dalla ricerca – con una capienza media di 169 posti letto e 17mila posti letto complessivi – si affianca quella del tessuto di imprese locali dell’indotto. «Questi dati che mettiamo ora a disposizione degli altri attori del territorio – continua Poli – devono rappresentare la bussola per costruire un piano strategico pubblico-privato che definisca le azioni da mettere in campo».

«In sintesi, questo studio – spiega Federica Montaguti, Senior Researcher del CISET – mette in evidenza la capacità dell’industria turistica, e in particolare del sistema alberghiero del Termale Euganeo, di attivare una filiera economica e produttiva al tempo stesso ampia, per la varietà di attività coinvolte, e fortemente radicata nel territorio. Si tratta di una caratteristica in parte intuibile, ma che, grazie all’approccio analitico adottato, trova qui una dimostrazione concreta e misurabile, restituendo risultati di particolare rilievo».

Sergio Bava, direttore commerciale imprese Veneto Ovest e Trentino Alto Adige di Intesa Sanpaolo, ha aggiunto: «Il termalismo euganeo si conferma una leva strategica di sviluppo sostenibile per il territorio. Come Banca dei Territori accompagniamo le pmi in un percorso che integra competitività, sostenibilità ambientale e innovazione digitale, sostenendo investimenti in riqualificazione delle strutture, efficientamento energetico e tecnologie avanzate. Affianchiamo, inoltre, le aziende anche nella finanza straordinaria, supportando operazioni di crescita, rafforzamento patrimoniale e revisione degli assetti di governance. Rafforzare la competitività del settore significa valorizzare le filiere locali e generare ricadute durature sull’economia del territorio. In Veneto contiamo oggi 150 contratti di filiera, con oltre 40 fornitori coinvolti, per un giro d’affari complessivo di 19 milioni di euro».

Un terzo dei flussi destinato a ristrutturazioni e manutenzioni

La ricerca mette in luce anche l’allocazione delle risorse destinate ai fornitori, con ben un terzo dei flussi destinato a ristrutturazioni e manutenzioni, anche in relazione agli investimenti post Covid e PNRR: «Anche in questo caso – continua Poli – i dati confermano l’importante sforzo messo in campo dalle nostre strutture negli ultimi anni in termini di investimenti per rispondere all’evoluzione della domanda dei nostri ospiti, rinnovando gli spazi, dalle camere alle piscine ai reparti cura alle spa fino alle piscine, con la consapevolezza che proprio gli hotel termali rappresentato i principali attrattori della nostra destinazione». Da evidenziare anche il dato che fotografa come, nel caso specifico dei 4 e 5 stelle (che coprono il 67% dei posti letto totali), il 10% degli investimenti strutturali siano stati destinati all’acquisto o alla ristrutturazione di alloggi per il personale. Tra le spese operative il 50% è assorbito dalla ristorazione, seguito da beni e servizi per l’accoglienza (pulizie e manutenzioni), acquisti vari (consulenze, servizi tecnologici, marketing). Più contenuto il peso degli acquisti direttamente legati alle attività termali e wellness, a dimostrazione del fatto che le principali risorse sono già “in casa” e non serve acquistare da terzi. Dalla ricerca emerge anche come la maggior parte dei servizi sia gestita in house, mentre il ricorso all’outsourcing è molto limitato.

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