Le ossessioni di Peter Fischli: “Stop Painting” alla Fondazione Prada di Venezia

di Caterina Longo
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La mostra “Stop painting” (smettere di dipingere) racconta, attraverso oltre 110 opere di ottanta artiste e artisti, una serie di momenti di rottura nella storia della pittura degli ultimi 150 anni. Ad accompagnarci in questa narrazione un curatore d’eccezione, il celebre artista svizzero Peter Fischli (Zurigo, 1952). Altrettanto eccezionale il luogo della mostra, ospitata al primo piano nobile del Palazzo di Ca’ Corner della Regina, sede veneziana della Fondazione Prada nel quartiere Santa Croce.

La “vera arte”

“Stop Painting” ci dimostra come l’arte e i suoi discorsi, crisi della pittura compresa, non vivano fuori dalla società, ma ne respirino e riflettano ogni innovazione e cambiamento sociale, culturale e tecnologico. Primo tra tutti, la fotografia. Nell’era della riproducibilità, l’idea di capolavoro e unicità vacillano. L’artista Andrea Fraser sovrappone e fotografa immagini di maestri rinascimentali con quelle di artisti del XX secolo – nella sua opera in mostra una madonna di Raffaello è “sfregiata” da un dipinto di De Kooning. Sembra fargli eco l’impronta digitale di Piero Manzoni (1960), unico modo per l’artista di “lasciare” un segno originale, personale.
Affrontare i momenti di rottura nella storia della pittura significa addentrarsi in un’impresa titanica, da brevi cenni sull’universo. Semplificando, vuol dire guardare ai momenti chiave che hanno scardinato ciò che il senso comune tende ancora a identificare con la “Vera Arte”, tra cui l’idea di capolavoro unico, l’artista ispirato, e che un buon metro di misura per la valutazione di un’opera d’arte sia la sua capacità di rappresentare fedelmente la realtà. Insomma, molto di quello che fa(ceva) mettere in fila orde di persone per vedere e fotografare la Gioconda.

Andrea Fraser Untitled (de Kooning|Raphael) # 1 , 1984/2005 Digital c-print – 101.6 x 76.2 cm (unframed) Thyssen-Bornemisza Art Contemporary Collection Photo: Elodie Grethen | TBA21, 2018

Per esempio, il ruolo dell’artista è messo in discussione nel quadro di Jörg Immendorff, in cui un manifestante irrompe nello studio di un pittore chiedendo “Wo stehst Du mit deiner Kunst, Kollege?” (da che parte stai con la tua arte, collega?) o “celebrato” nella tuta (blu) sporca di vernice di Michelangelo Pistoletto messa sotto teca di vetro, come un simulacro. La sporca manualità del dipingere domina nell’opera monumentale di Jean Frédéric Schnydel, che, come una spina dorsale, attraversa il salone centrale della mostra : l’installazione è composta da una serie di stracci che l’artista ha utilizzato dal 1983 al 2004 per pulire i pennelli quando dipingeva.
La pittura e il colore diventano qualcosa contro cui sparare con una carabina nelle opere di Nike de Saint Phalle, o da far uscire dai musei e portare nelle strade addosso a uomini-sandwich nelle performance di Daniel Buren. In altre opere la pittura lascia il posto al “ready made” e si fa oggetto quotidiano – un fornello in Rosemarie Trockel o una porta in Olivier Mosset, che Fischli “piazza” strategicamente accanto ad una porta “vera”. O, ancora, si appropria o lascia appropriare dalle immagini commerciali: in un video Warhol dipinge una BMW per il progetto Art Car #4 nel 1979. Più di sessant’anni prima Marcel Duchamp aveva messo la firma sulla pubblicità di vernice industriale Saponine creando “Apolinère Enameled”.

L’apparenza è tutto

Ma soprattutto, nell’epoca in cui l’apparenza è tutto, la superficie pittorica si trasforma letteralmente in specchio di ciò che siamo: peccato che nulla si rifletta nello specchio /sipario di Walter De Maria. Ci restituisce invece la nostra immagine fatta a pezzi il grande specchio frammentato di Lutz Becher. John Baldessari nel suo manifesto dipinto “What is painting” scrive, tra l’altro, Art is a creation for the eye, l’arte è una creazione per gli occhi. E’ una questione di sguardo insomma, che davanti all’inseparabile cellulare diventa “quadrato” nei grandi occhi dipinti dall’artista Morag Keil. Del resto, che cosa è Instagram se non uno sconfinato contenitore di tanti piccoli quadri digitali? Contenitore in cui molti visitatori posteranno il dipinto di Leidy Churchman “iPhone 11” fotografandolo magari con il loro stesso iPhone. Del resto, è proprio nel contesto dei nuovi media che, secondo Fischli, la pittura acquista un nuovo potere di irradiazione e beneficia dell’illuminazione -seppur simulata- più di ogni disciplina artistica.

Dalle dieci sezioni in cui è articolata la mostra emerge chiaramente come Fischli, con la sua abituale seria leggerezza, abbia giocato a contraddire e ribaltare l’assunto iniziale riportato nel titolo dell’esposizione. Dalla sferzante vitalità delle opere scelte è evidente come, più che di “morte” della pittura, si sia trattato di una fisiologica ed inevitabile evoluzione. Perché c’è sempre una lato B della questione, che sembra suggerito fin dall’immagine manifesto scelta per “Stop Painting”: la fotografia in cui Ugo Mulas ha ritratto un Lucio Fontana intento a realizzare i suoi famosi “buchi”. Vediamo solo l’ombra dell’artista con un punteruolo in mano, ha un che di sinistro, quasi criminale. Eppure i suoi buchi e poi i celebri tagli sulla tela non erano sfregi, ma aperture verso una dimensione altra, un tentativo di superamento del limite.

Lucio Fontana, Milano, 1962 Photo Ugo Mulas © Ugo Mulas Heirs. All rights reserved © Fondazione Lucio Fontana by SIAE 2021

E’ parte del percorso anche un modello in scala ridotta della mostra realizzato dall’artista -“una scultura di una mostra di pittura”- e una video documentazione sulla nascita del progetto, da cui emerge quanto Fischli si sia confrontato con il tema con quell’assiduità che dedichiamo solo alle ossessioni a cui siamo più intimamente affezionati.

Catalogo: In occasione della mostra è stato pubblicato un volume illustrato pubblicato da Fondazione Prada. con saggi di Diedrich Diederichsen, Eva Fabbris, Arthur Fink, Peter Fischli, Mark Godfrey, Boris Groys, John Kelsey, Sarah Lehrer-Graiwer e Hanna Magauer, oltre a un’intervista di Mario Mainetti al curatore della mostra.

Informazioni
STOP PAINTING AN EXHIBITION BY PETER FISCHLI
Fondazione Prada – Venezia Ca’ Corner della Regina
Santa Croce 2215, Venezia
Aperta tutti i giorni tranne il martedì dalle ore 10 alle 18
Fermata vaporetto Linea 1-San Stae/Rialto Mercato

Fino al 21 novembre 2021
fondazioneprada.org

Caterina Longo

 

Immagine di apertura: Niki de Saint Phalle shooting and exhibition opening, “Feu a Volonté,” Galerie J, Paris, 1961 June 28 Photo: Shunk-Kender © J. Paul Getty Trust. Getty Research Institute, Los Angeles (2014.R.20)

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