“Misfits”: Le tensioni perturbanti di Markus Schinwald alla Fondazione Coppola di Vicenza

di Caterina Longo
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Cinque livelli per quarantuno metri di altezza, scale e scalini e un premio finale: una vista mozzafiato a 360 gradi – la più alta sulla città – che abbraccia la Basilica Palladiana, il Duomo, i campanili. Siamo a Vicenza, tra le mura dello storico Torrione che, dal 2019 ospita le mostre della Fondazione Coppola. Il monumento, magistralmente restaurato in chiave scarpiana e che da solo varrebbe la visita, ospita, fino al 31 luglio, Misfits (disadattati) la personale dell’artista Markus Schinwald (Salisburgo, 1974). La mostra, a cura di Davide Ferri, si dipana in un percorso ascensionale sui cinque piani del Torrione e aderisce perfettamente alla pelle storica dell’edificio. In un perfetto equilibrio tra tensione estetica e psicologica dipinti, video e sculture dell’artista austriaco emergono naturalmente come preziose concrezioni dagli spessi mattoni pieni delle pareti.

Markus Schinwald, “Misfits” , veduta della mostra, 2021

Se è vero che è il tono a fare la musica, non promette nulla di buono quello battuto con impazienza, all’ingresso della mostra, dai piedi delle Marionettes (2013), un gruppo di dodici marionette animate meccanicamente, i visi contratti in smorfie inquietanti. A ognuna l’artista ha assegnato un nome, Bobby, Larry, Max, Ferdinand, Rocky etc.: una banda di disadattati, ma sue creature. Come sue creature sono Jade, Amelie, Laura, Robert e le altre, protagoniste dei ritratti al primo e secondo piano del Torrione. Sono questi i “grandi classici” dell’artista, che, come noto, interviene su ritratti storici ottocenteschi dipingendo sui visi protesi, apparati, escrescenze, maschere e mascherature. Grazie anche alla consulenza di un restauratore, gli interventi sono realizzati nello stesso stile e tonalità dei dipinti e non ne alterano minimamente la compostezza generale: ma proprio per questo sono capaci di provocare nuove e più sconvolgenti tensioni. Come pleonasmi disfunzionali, ne avvertiamo la loro minacciosa natura perturbante, quell’unheimlich descritto da Freud e riferimento di tanta cultura mitteleuropea: “Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che è familiare”.

Ma l’artista ha anche affermato che le sue manomissioni sono necessarie per “continuare a far esistere nelle circostanze attuali” dipinti antichi, “climaticamente non adatti” ai nostri tempi, un po’ come un architetto interviene su un edificio storico. Sappiamo dell’interesse per la moda di Schinwald e il pensiero corre agli interventi a cui sottoponiamo il nostro corpo, agli accessori in cui lo costringiamo per (dis)adattarlo a un’immagine irraggiungibile. Superfetazioni estetiche, in cui il confine tra nastro decorativo e laccio, o addirittura cappio, è più sottile di quello che immaginiamo.

Una sensazione di inquieta tensione continua anche con i video “Orient A” e “Orient B”, con cui prosegue la mostra. Qui uomini e donne eleganti, di un’eleganza alto borghese e senza tempo, compiono gesti ossessivi e ripetitivi, si arrampicano su porte impossibili da valicare, rimangono impigliati in un tappeto di fili elettrici o inesorabilmente incastrati con una gamba in una parete. Il confine tra corpo, spazio e articolazioni sembra esploso, guidato da una forza assurda, in ostinata disobbedienza alle regole della logica e della gravità. Ma anche da quello che ci si aspetterebbe da persone vestite così per bene.

Si tratta di noti lavori del 2011, che l’artista ha presentato alla Biennale di Venezia ed entrati poi a far parte della Collezione Coppola. Ciò nonostante, essi mantengono tutta la loro inquietante forza magnetica: a dispetto del titolo, ci lasciano disorientati.

Markus Schinwald, Orient A, 2011

Il percorso della mostra termina al quinto e ultimo piano del Torrione, con la vista mozzafiato di cui abbiamo parlato all’inizio. Qui l’artista ha “risposto” alla visione delle bellezze monumentali cittadine con venti opere inedite dalle “Monument Series”, in cui ha riprodotto stampe storiche di monumenti dedicate a personaggi storici famosi, ma con i piedistalli vuoti, privati delle figure. I vuoti hanno comunque nomi, riportati accuratamente nelle didascalie, che ci spingono a passare in rassegna i non-Lessing, non-Goethe, non-Mozart, non-Kant e così via. Del resto, questi lavori risultano profetici, se pensiamo che sono stati realizzati nel 2009, ben prima dell’ondata del Black lives matter. Completano la mostra le cinque sculture Untitled: gambe di tavoli in stile Chippendale, che sotto la mano di Schinwald si trasformano in creature sinistre, ortotteri impegnati in danze impossibili o in un’inquietante Metamorfosi.

Caterina Longo

 

Markus Schinwald, Misfits

Fino al 31.07.2021
Fondazione Coppola
Corso Andrea Palladio, 1, 36100 Vicenza VI
Orario: Venerdì, ore 11-18
Sabato e domenica su prenotazione scrivendo a info@fondazionecoppola.org

 

Immagine di apertura: Markus Schinwald, Marionettes, 2013

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