In Armenia con il servizio volontario europeo

barbara fragogna - 7 agosto 2012

A Perth da due settimane, ma in Australia non sono ancora arrivato

barbara fragogna - 7 agosto 2012

A.A.A. A chi, se non a te?

barbara fragogna - 7 agosto 2012
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L’amore di Gennifer per Elisa Alessandro è diventato l’appuntamento fisso, a puntate, dell’estate di Anordestdiche.  Ogni lunedì Gennifer Neri Pozzi (GNP) e Barbara Fragogna (BF) dialogheranno sull’argomento. Si consiglia la lettura delle puntate precedenti sul blog L’Amore ai tempi di Facebook­

GNP: E adesso? E ADESSO BASTA! Mancano solo altri tre appuntamenti alla fine di questa stramaledetta intervista e ti GIURO che se ne pentirà amaramete se ancora si ostinerà a non considerarmi neanche di striscio! Mercoledì scorso avevo organizzato SOLO in suo onore una magnifica degustazione di salsicce e crauti innaffiati di ottima birra in una galleria ESCLUSIVA di Berlino e lei non si è nemmeno presentata! E’ il colmo!

BF: Ma… tu l’avevi invitata? …non è che per caso non sia vegetariana? Sai, potrebbe averlo preso come un insulto…

GNP: Vegetariana? …non l’avevo nemmeno contemplato… non lo so… potrebbe essere… aspetta che vado a vedere sulla sua pagina (…un momento…) …eccomi, non credo, sugli “about” non dice nulla e sui “like” non mi pare ci siano tracce vegetali troppo evidenti…

BF: Forse ha preso paura perché la settimana scorsa sei andata a farle la posta.

GNP: Ma se non mi ha nemmeno vista.

BF: Si ma avrà letto l’intervista…

GNP: Ma potrebbe anche non essere vero, potrei anche averlo inventato…

BF: Sarà…

GNP: Sarà un corno! Elisa, si ero io sul ponte che ti chiamavo dall’altro lato del guardrail, serpe cementiforme, mostro invalicabile, barriera insormontabile fonte di delusione e strazio! Ero io che sentisti inneggiare strillanti cigolii vocali, ero io! Da quando i tuoi occhi hanno posato iridescenti occhiate sui miei post goffi e passionati io non respiro più, non mangio più, non dormo più. Aspetto. Aspetto che il tuo generoso petto mi si prosperi di fronte, che i tuoi dolci piedini posino le loro piante sul suolo teutonico e che germoglino primizie aromatiche al tocco del tuo tacco, che la tua squillante voce riempia l’aria di francesismi alla romana. Elisa Alessandro, il tuo nome transgender mi conturba, m’incuriosisce, mi alluzza, il tuo mirare malizioso mi muove corde oramai arrugginite da epoche atarassiche,  la tua allegria espressa da cuoricini, punti esclamativi e risate digitali mi risveglia un’adolescenza mondana mai esaudita. Elisa! Quanti ricordi! I tuoi servizi fotografici per le agenzie di casting, la Sithome, le vacanza di qualche tempo fa, i viaggi, il teatro! E’ tutto così reale, io ero sempre lì vicino a te e ti sentivo così mia!

Elisa! Sfido chiunque, sfido i miei amici che cercano di ravvedermi la follia, che mi dicono “Pazza, quella non ti vuole!” chè loro non sanno quale magnifiga (ops, magnifica) creatura tu sia, come sai volteggiare duncanianamente tra le sinuose rive della Senna, come ti affacci alle finestre sia virtuali che non elargendo benessere ed armonia tu, Elisa, deionizzi l’aere! Sfido i teorici dell’amore a non definire questa mia propulsione un’afflato onesto! Che se loro sapessero con quale energia potrei carpirti, con quale audacia potrei ghermirti, àh! La disperazione mi spinge a riempire pagine di quaderno con il tuo nome che se lo facessi sulla mia linea del tempo multimediale la intaserei àh, insufficiente tecnologia che non mi sostieni! Àh pubblica piazza su cui stendo i miei calzini bucati! Posso arrabbiarmi due minuti, posso sbottare in sfoghi iracondi per via di un tuo silenzio e di un tuo semplice ammiccare all’altro ma Amore Mio, è solo perché ti amo, ti voglio, ti desidero più di chiunque altra, IO LO SO, solo io lo so che ha senso insistere, che tu non me ne farai pentire che prima o poi, mi riconoscerai! Io ne sono certa, perché IO ti voglio! Sfido il buon senso che mi dice di uscire con queste belle e rare giornate di sole piuttosto che aspettare un tuo messaggino che non arriverà, e se ti spedissi il numero del cellulare? Così potresti rintracciarmi sempre… e se comprassi un i-phone per essere sempre connessa? Per passeggiare con gli amici in luoghi ameni e non riconoscerli per via che si è distratti da un bip.. ah no, era il tuo? ..no, non era neanche il mio… che strano, a volte sento il rumore ma non succede niente, meglio controllare ogni 35 secondi che non si sa mai…

Elisa, dimmelo tu come devo fare per convincerti, scrivimelo qui sotto, su questo quaderno che è un blog e ci puoi aggiungere delle note, dei commenti. Dimmelo dove devo andare per rubarti il segreto chiuso nello scrigno toracico che serri caparbia e fa che sia bello potersi finalmente incontrare, stringersi e comunicare, dimostra che non siamo dei malati mentali noi che adoriamo fino all’estremo il riflesso di un’idea effimera, che solo perché ci regaliamo sogni e immagini non siamo dei folli. Elisa mio privilegio, sottolinea le mie frasi, strappale via dal rigo e inanellati con esse!

E se così non fosse, in ogni caso, non ha importanza, ho appena traslocato, vivo in un appartamento molto più grande del precedente, Elisa Alessandro può venire a trovarmi quando vuole oppure, in sua assenza, potranno venire a trovarmi tutte quelle lettrici che, ormai avvinte da questa prorompente passionalità, avranno voglia di venire a “visitarmi”. Se non posso avere lei posso averne almeno una che le somigli, sono aperte le audizioni di: ELISA LOOK-ALIKE!

BF: Non perdi mai l’occasione di lanciare esche, Gennifer.

GNP: Sono una pescatrice della domenica però, Barbara.

BF: Io ci verrei a pescare con te, Gennifer.

GNP: Sei la benvenuta, Tesoro, c’è giusto un laghetto ai margini del bosco (se m’intendo la metafora…)

(continua?)

12 comments

  1. Ho provato un tremito ai polsi quando mi è stato finalmente possibile visitare nuovamente queste care pagine virtuali, un tremito dovuto a due motivi: innanzitutto, vedere il mio nome seguito da quell’unico inesorabile punto di domanda e da quei mesti segni di sospensione mi ha fatto lo stesso effetto di una casa ormai vuota e sgomberata ove un antico abitatore, tornato nell’appartamento dopo lungo tempo alla ricerca di un perduto affetto, faccia echeggiare tra quei corridoi indifferenti il nome di chi se n’è andato per sempre. Ma non è solo questo ad aver fatto saltare una mezza dozzina di battiti al mio vecchio, fragile cuore, perché la lettura della puntata odierna mi palesa quanto vado temendo da alcune settimane, ossia che questa sua passione tormentata per la signorina Alessandro rischia di precipitarla nel buio baratro della follia amorosa, se non si pone rimedio. Ah!, ma il rimedio può recarlo solo chi lo ha provocato, e sa il cielo quanto possa essere affilata la lama nella mano dell’amata insensibile.
    Ma lasci che le manifesti il motivo della mia assenza, cara Gennifer, onde fugare dal suo animo, già provato da un fardello sempre più grave, il dubbio ch’io possa averla abbandonata al suo destino con un’indifferenza che non mi appartiene. Quest’imperdonabile assenza non è dovuta ad altro che alla mia incapacità di aver la meglio su quei misteriosi oggetti che la mia Odette chiama “chiavette internet”. Ebbene, Odette è dovuta rientrare a Parigi per qualche giorno lasciandomi qui sola ad Amalfi insieme al suo computer e ad altri tasselli plastificati, che avrebbero dovuto consentir l’accesso al nordest di non si sa che. Ma non vi sono riuscita, cara Gennifer, e non ho potuto far altro che attendere l’amica per poterle rispondere. Sapesse che cosa mi ha raccontato Odette, di ritorno da Parigi, dopo aver letto le ultime puntate della sua intervista. Mia povera, sfortunata Gennifer, sapesse… ma basta così. Mi taccio! Debbo tacere! Non voglio essere causa di altro strazio!
    Sua,
    Pancrazia

  2. Pancrazia!
    Finalmente dopo si tanta attesa!
    Oggi lei mi trova qui particolarmente indaffarata a tenere basso il livello di zavorra ormonale. Ebbene si, la chiamo zavorra perchè ne farei volentieri a meno per poter prendere il largo, per navigare fluttuante e serena sui mari, che dico, oceani della castità contemplativa più categorica. Sono stanca di bruciare a fiammate alterne un conbustibile che genera solo pestilenza, sono stanca di ritrovarmi schiava di me stessa, del mio corpo ancora giovine, se non pur così giovine, che nei momenti più inaspettati e casuali, mi sbaraglia ipnotico portandomi a danzare danze lascive con donne mai viste prima, con donne che in condizioni normali, non toccherei neanche con l’asta del salto con l’asta… come diavolo si chiama? non lo so proprio.
    Prendo i suoi affettuosi sebbene duri consigli e li metto in un angolo del mio malandato cuore, mi serviranno un giorno, tra circa tre settimane, quando si renderanno pubblici i risultati della lotteria.

    Ora devo aprire gli scatoloni e preparare l’ambiente per i futuri visitatori, che non si sa mai…

    con affetto,
    Gennifer

    PS: Sono curiosa, cosa le ha rivelato di tanto indecente Odette al suo ritorno da Parigi? Non sia sibillina come al solito.

  3. Ho trascorso una notte insonne ripensando alla storia raccontatami da Odette e mille volte mi son pentita di averne accennato nel mio messaggio di ieri.
    “Povera Gennifer!” andavo ripetendo senza requie, sgranando i miei stanchi occhi nella stanza buia e ostile, “povera, povera Gennifer! per quale beffardo disegno del destino è toccato in sorte che debba esser proprio io foriera di altre sue inquietudini!”.
    All’alba Odette si destò, forse disturbata da tutto quel trapestìo, e le bastò uno sguardo per capire l’origine della mia afflizione, così come le bastarono poche parole, trasportate dalla serica carezza della sua voce, per rifrancarmi lo spirito e convincermi di quanto sciocca fossi a preoccuparmi per una tale inezia. In fondo, Gennifer, a Parigi non è accaduto nulla che possa scompigliarle i sensi più di quanto già non siano. Au contraire! L’evento testimoniato dalla mia amica potrebbe addirittura rincuorarla, mia cara! Ed è proprio per questo che io, ora, mi son decisa a riferirle quanto avvenne.
    Orbene, come accennai ieri, Odette si recò nella sua città natale per far visita alla sorella, la contessa de Crecy, in occasione del suo genetliaco. Credo di averle già riferito dell’antica passione di Odette per una certa attrice, la mai dimenticata Berma (ah!, sapesse quante lacrime verso ancor oggi nello scrivere queste due parole: “mai dimenticata”), ma l’interesse di Odette per l’arte della recitazione non solo è condivisa dalla di lei sorella, ma addirittura superata di gran lunga, ed è per questo che in occasione del suo giorno natalizio la contessa de Crecy ama circondarsi dei migliori epigoni di Tespi presenti in città. Ebbene sì, Gennifer, come avrà già capito la signorina Alessandro partecipò in qualità di ospite d’onore alla festa di compleanno della contessa de Crecy, sorella della mia Odette. Non solo, ma anche l’immensa Ornella Vanoni, che proprio in quei giorni si trovava nella capitale, prese parte al ricevimento e riferì un fatto curioso accadutole sul Pont de Sully, dove qualche ora prima aveva improvvisato una canzone in onore di una giovane incontrata colà, che se ne stava seduta su una seggiola con un mazzo di fiori in grembo. Quando si dice l’ironia del destino!
    Ma non è finita, perché se il destino facesse solo uso di ironia per prendersi giuoco di noi sarebbe, in fondo, poca cosa. No, cara Gennifer, il fato squaderna il suo ridondante repertorio in modi sempre diversi per confonderci i sensi e l’intelletto! Avvenne dunque che nel pieno della festa giunse, ospite sgradito ma legittimo, il nipote della contessa, ossia il fatuo, insopportabile, dissoluto Jorden de Crecy, giovane sfaccendato libertino, poeta dilettante il cui unico e caduco pregio è quello di essere dotato di una sconcertante bellezza di fronte alla quale ben poche fanciulle, pur riconoscendone la vacuità, sanno resistere. Lascio alla sua immaginazione, cara Gennifer, indovinare quale fu il primo lascivo pensiero che attraversò la mente di Jorden nel mentre si inchinava al cospetto dell’ospite d’onore, con la ricercata disinvoltura tipica dei bellimbusti sicuri del proprio charme. Per tutta la durata del ricevimento, indisponendo non poco Odette che mal sopporta quel pallone gonfiato d’aria fritta, l’irritante (ma fascinoso) Jorden approfittò di ogni occasione per avvicinarsi con la caparbietà di una faina affamata alla signorina Alessandro, che faceva buon viso a cattivo giuoco e, per non guastare la serenità della festa, fingeva di sorridere alle insipide battute e di ascoltare con interesse le abortite poesiole di quel frivolo Apollo. Finché non successe l’irreparabile: Jorden, nel bel mezzo di una quadriglia indiavolata, non riuscì a evitare una disastrosa collisione con la signora Vanoni, che cadde rovinosamente sul pavimento trascinandosi dietro due valletti, un cameriere e il tavolo su cui erano disposte le raffinate libagioni. Fu tale la reazione della grande artista, e così convincenti le infuocate parole da lei rivolte al maldestro Jorden, che questi non potè far altro che ritirarsi una volta e per tutte dalla festa, salutando frettolosamente gli ospiti mentre correva per le stanze come uno scarafaggio illuminato da un lampione, inseguito dalla cantante che brandiva un forchettone da arrosto con intenti inequivocabili.
    In tutto questo, mia cara Gennifer, posso rassicurarla sulla condotta irreprensibile della signorina Alessandro. A detta di Odette, che sa leggere nei cuori e negli sguardi come pochi, posso giurarle, Gennifer cara, che nonostante gli squallidi tentativi dell’ignobile Jorden, voglia non entrò ad Elisa bassa nel petto, ch’arse d’un ghiaccio intaminato e puro, fino a che l’ospite molesto non se ne fu andato.
    E questa è tutta la verita, quant’è vero ch’io sono la sua più fedele amica,
    Pancrazia de Robertis

  4. Carissima Pancrazia!

    La sua storia sincera e pregna di particolari mi mette l’animo in pace. Lo confesso, anch’io non ho potuto chiudere occhio a causa delle migliaia di immagini incresciose che la mia mente plasmava pensando ad Odette e ad Elisa protagoniste della medesima scena.
    Ma adesso i conti tornano!
    Mi vedo qui anch’io spinta a svelare alcuni dettagli e retroscena del mio capolino parigino.
    Ricordo vivamente l’incontro con la signora Vanoni, mi si avvicinò commossa e si sedette accanto a me accennando quel motivo di cui ho già scritto. Vuole il caso che proprio il medesimo motivo mi ascoltò come sua interprete nel passato, non l’ho mai detto in pubblico ma in gioventù mi dilettavo a parodiare i personaggi del jet set per un gruppo di amiche “particolari”…non so se m’intendo.. ma non voglio divagare. Essendo stata quindi ferrea nel testo in questione mi ci cimentai facendo eco alla somma Vanoni. Non le dico il successo tra il pubblico dei turisti, non riconoscevano tra le due chi fosse una e chi fosse l’altra! Prese da tale passatempo ludico ci si divertì talmente da far scorrere più veloci le ore. Poi Ornella se ne andò (ormai eravamo intime, Ornella non me ne vorrà se la chiamo per nome) accennando ad un impegno per una serata di gala! Che coincidenza! Fatto stà che di lì a poco passò di corsa in bici anche Elisa Alessandro che, evidentemente in ritardo, stava correndo a casa a prepararsi per l’importante occasione che lei, Pancrazia, mi ha rivelato! Ah cara, cara Elisa, sapevo che ci doveva essere un motivo più che valido per farti perdere l’appuntamento con l’amore della tua vita! Lei se ne andava ignara, come si confà alla sua natura, verso la spensieratezza e lo svago e io me ne tornavo mogia e sconsolata a casa. Mi avviai quindi verso la stazione delle corriere per tornare in quel di Berlino ma il mio torpedone sarebbe partito solo di lì a cinque ore, per fortuna avevo con me le parole crociate che sono uno dei miei svaghi più gettonati. Giunse quindi il momento di salire sull’autobus ed accadde un fatto strano (ora, dopo il suo racconto, non più così strano), un giovinastro alquanto decadente che odorava di un pout-pourrì di assenzio, champagne da 4 soldi e, mi vergogno a dirlo ma è così, di urina, salì a sua volta sul mezzo transalpino e indovini dove si andò a sedere? Proprio vicino a me! M’importunò per tutto il viaggio raccontandomi una storia sconclusionata dai fumi, ambientata in una serata mondana dalla quale capii solamente che si trattava della stessa carnevalata a cui aveva partecipato Ornella… ah povera Ornella! Jorden, era proprio lui, mi alitò contro tutta la sua passione per una certa reginetta della serata di cui si era improvvisamente invaghito ma che non lo aveva degnato di un minimo sguardo… confesso che in quel momento è scattato qualcosa dentro di me, sarà stata l’empatia, sarà stata la stanchezza non so ma il fatto è che io e Jorden ci siamo bevuti insieme l’ultima fiaschetta di Jack e poi ci siamo addormentati mano nella mano sui sedili posteriori. Che nottata!

    Ad averlo saputo, che la reginetta era Lei, Elisa, MAI e GIURO MAI, avrei condiviso la mia ultima fiaschetta di Jack con Jorden… Maledetto, maledetto Jorden!

    Pancrazia,
    per sempre sua,
    Gennifer.

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