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Australia, il divano sulla porta di casa

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Uscendo dalla CBD di Sydney, ovvero il Central Business District, caratterizzato dall’alternanza di grandi, simmetrici e immacolati grattaceli, palazzi di epoca vittoriana, rinnovati con le più piacevoli modernità e piccole chiesette imbucate tra questi tripudi architettonici si viene introdotti a tutt’altro tipo di urbanistica. Nonostante l’atmosfera della grande metropoli sia sempre nell’aria, i sobborghi subito fuori dal centro ti accolgono con il loro clima da paese e di comunità amichevole e ristretta. I grattaceli sono rimpiazzati da graziose casette a schiera comunemente dette dai locali “Terrace House”, caratterizzate appunto da un terrazzino in ferro battuto che riprende il cancello del cortiletto d’ingresso. Grazioso, è l’aggettivo adatto, a volte persino stucchevole, grazie a recenti ristrutturazioni in tonalità pastello, o per meglio dire colori chewing-gum. Queste magnifiche dimore, non costano nemmeno molto per gli standard di una città dove l’espresso va sui 4$. Per di più sembrano essere perfette per le coppie appena sposate e ancora senza figli: una (a volte due) stanza, un salotto, una cucina, una sala da pranzo, il bagno e pure un giardino sul retro per il Santo BBQ domenicale. Insomma un vero affare! Si camuffa con le altre case, ricreando però una piacevole sequenza cromatica che rende le strade di questo paradiso terrestre ancora più leziose e idilliache di quanto già non le rendano tali gli abitanti stessi (l’estate si avvicina e sono tutti più sorridenti).

Un particolare però colpisce l’occhio inesperto,  e un po’ geloso di tutta questa bellezza gratuita di Down Under, del viaggiatore straniero, ovvero, la mobilia open-air. Che il cortiletto esterno con la grata decorata in ferro battuto fosse un amore l’ho già detto, ma spesso viene accoppiato con un mobile che mai in Europa ci verrebbe in mente di mettere all’aria aperta. Un divano. Ma non un divano qualsiasi, magari di paglia con i cuscini appoggiati sopra, no no, quel divano che tutti conosciamo sotto il nome del “divano della nonna”. Quello vecchio, ingrigito, sul quale il gatto si è fatto le unghie ormai da tempi immemori, il nonno ci si è addormentato dopo pranzo per intere generazioni di Natali, Pasque, compleanni, Ferragosto, matrimoni, Pasquette e Battesimi, quello dove la nonna sta seduta a fare la calza e a guardare Incantesimo per interi pomeriggi struggenti di colpi di scena e lo stesso dove stai a rimpinzarti di biscotti e cioccolato, quando li vai a trovare. Ecco, quel divano, fuori in cortile. L’effetto sa un po’ da dimenticatoio, un po’ da “volevo buttarlo via e ci ho ripensato a metà strada”.  Allo stesso tempo tuttavia, data la popolarità di questa moda e l’effettivo uso che ne fanno, sembra che un birra o un caffè mentre si osservano i passanti comodamente allungati sul sofà sia un piacevole passatempo di inizio week-end, è diventato anche il simbolo della Sydney che sto iniziando a conoscere. L’emblema di questa società attivissima e anti-crisi, che però procede in modo rilassato, senza mai perdersi un momento per “lay-back” e godersi qualche piacere della vita, con poche preoccupazioni e più divertimenti.

Forse sta proprio qui il problema dell’Europa. Il Dolce Far Niente è ormai visto come una colpa nei confronti dell’industria in declino ed è stato recluso alla pura sfera privata, quasi fosse una vergogna. Forse basterebbe spostare il divano sull’uscio di casa,  far vedere a tutti i passanti che sì, si sta oziando leggendo un bel libro o prendendosi un thè, ammettendo l’improduttività del momento ma considerandola come la giusta ricompensa per aver portato a termine qualcosa di utile precedentemente.

Ilaria Casini

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